Presentata a Roma l’antologia “Ebbrezze di versi, sospiro…divino!”

Il 27 marzo è stata presentata  Roma in italiano e nella traduzione spagnola l’antologia “Ebbrezze di versi, sospiro…divino” curata per l’editore Akkuaria da Anna Manna. Alla presentazione hanno preso parte moltissimi dei poeti presenti nell’antologia, giunti anche da fuori Roma come Mario Narducci e Clara Di Stefano aquilani. Il publico numeroso e partecipe, la sede prestigiosa come il Centro di documentazione europea A.Spinelli alla Sapienza Università di Roma, la verve dei relatori come la Prof.ssa Anna Marras e la poetessa e scrittrice Vera Ambra come editore Akkuaria, la conduzione spigliata e moderna della poetessa Anna Manna curatrice dell’antologia , hanno decretato un successo coinvolgente e denso di sviluppi. La prossima tappa della antologia sarà L’Aquila nell’ambito del Maggio dei libri.

Poi Spoleto nella Biblioteca Giosuè Carducci. A macchia d’olio dunque si espande per le città italiane della cultura questa antologia CHE VUOLE ESSERE UN OMAGGIO ALL’TALIA ED AL VINO ITALIANO ATTRAVERSO LA METAFORA DELLA POESIA EBBRA. Il gruppo dei Poeti ebbri  accomuna alcuni dei più bei nomi della poesia italiana, da Corrado Calabrò a Giuseppe Mannino, da Jole Chessa Olivares a Daniela Fabrizi e Serena Maffia, da Antonella Pagano che porta la poesia di Matera capitale della cultura 2019 a Fabia Baldi, da Anita Napolitano a Tiziana Marini, dalla raffinata Luisa Bussi all’ironico Giuseppe Nasca, da Maria Buongiorno a Gabriella Di Domenicantonio  e tanti tanti altri ancora.

Riportiamo l’introduzione di Anna Manna all’antologia perché spiega bene le motivazionie e il senso dell’intera operazione culturale.

 

PANE E VINO

Il miracolo del cuore bambino

Prefazione di Anna Manna

Vi ricordate quel bambino sorridente e vispo, triste e allegro, normale e sublime che tutti noi abbiamo conosciuto nella fanciullezza? Ma certo tutti abbiamo stretto amicizia con Marcellino pane e vino!

Al cinema restavamo imbambolati davanti alla favola struggente di quel cuore bambino capace di trovare le vie più semplici ed immediate per parlare con il divino, per costruire una strada maestra verso i cieli.

Il pane e il vino, le cose semplici di tutti i giorni, che diventano cibo per l’anima e anima del cibo!

La bella favola di quell’innocente avventura, colorata di soprannaturale, ci ha accompagnati tanti anni, continuando a raccontarci le meraviglie di gesti semplici, di prodotti veraci della natura, di percorsi elementari che posseggono l’arte sublime  di colorarsi di miracolo.

E quante immagini, ricordi, nostalgie suggerisce la parola vino! Una parola capace di muovere sentimenti positivi, energie, allegria, e d’altra parte, segnalarci che l’armonia è necessaria nella vita per non cadere negli eccessi, per superare il baratro degli appetiti incontrollati.

Vino, il vino diventa personaggio in tanti testi musicali di grandi musicisti, Mozart, Mascagni per citare i più noti.

I nostri nonni canticchiavano i refrain di quelle opere meravigliose, entrate nel linguaggio di tutti i giorni.

Vino generoso, vino per disegnare la vita con più coraggio, vino che ci ricorda il lavoro, la fatica della vendemmia. La vendemmia è festa per chi la racconta e per chi la vive, ma è anche impegno,  fatica, vissuta con gioia e con allegria.

Il cuore rimasto bambino nel petto ricorda con una venatura di nostalgia quelle scene che sembrano pitture.

E  tante poesie ridipingono la vita degli italiani  di tanti anni or sono, ci riportano in atmosfere mai dimenticate.

Il cuore ingenuo, fresco, innocente si rifugia in quelle armonie paesane.

E per questo abbiamo accolto alcuni versi in dialetto.

Ma il vino è anche tentazione, spinta alla passionalità, un calice irrora le guance ma anche i sentimenti, li accende di una luce più vivida.

Così la danza del vino si snocciola tra le poesie che hanno raccontato la storia, le vicende degli italiani di allora, e si attarda  anche nella esposizione dei sentimenti, ma soprattutto delle sensazioni, a volte piccanti, a volte tenerissime, a volte pastose.

È il miracolo dell’uva che ci ricorda le radici e ci spinge al futuro, che ci ammonisce contro le esagerazioni e ci riunisce con un bicchiere ambrato di vino per festeggiare la vita.

Ed allora per dimenticare? Basta un bicchiere di vino!E  per sognare?

Basta lo scintillio di un calice di spumante! Per trovare di nuovo lo sprint? Basta immergersi nei versi e nelle ebbrezze dei versi di questa antologia,  che cambiano l’acqua in vino, le emozioni in poesia!

Non ci credete? Provate a scorrere le pagine irrorate dai versi dei nostri poeti. Scoprirete che il cuore bambino occhieggia sempre, che la consapevolezza fonda molte frasi, che il rosso bicchiere di vino, molte volte, trova il cammino verso approfondimenti, aspirazioni, sublimi speranze che somigliano a un brivido divino.

Così le nostre Ebbrezze di versi vi raccontano che esistono ebbrezze diverse, che la poesia può esagerare, può invadere la nostra vita, può esprimere la tensione all’ illimite senza temere di superare i limiti dell’umano.

C’è nella storia della poesia chi meglio di me ha raccontato questo processo.

Charles Baudelaire (Parigi, 1821 – 1867) L’anima del vino, da “I fiori del male” :

 Nelle bottiglie l’anima del vino

una sera cantava: “Dentro a questa

mia prigione di vetro e sotto i rossi

suggelli, verso te sospingo, o caro

diseredato, o Uomo, un canto pieno

di luce e di fraternità. So bene

quanta pena, sudore, e quanto sole

cocente, sopra la collina in fiamme,

son necessari per donarmi vita

ed infondermi l’anima. Ma ingrato

non sarò, né malefico, ché provo

immensa gioia quando nella gola

cado d’un uomo usato dal lavoro:

il suo petto per me è una dolce tomba

e mi ci trovo meglio che nel freddo

delle cantine. Odi risuonare

i ritornelli delle tue domeniche

e la speranza che bisbiglia dentro

al mio seno che palpita? Coi gomiti

sopra il tavolo mentre ti rimbocchi

le maniche, mi vanterai e contento

sarai: della tua donna affascinata

accenderò lo sguardo; robustezza

ridarò a tuo figlio e i suoi colori

e sarò per codesto esile atleta

della vita, l’unguento che rafforza

i muscoli dei lottatori. In te

cadrò, ambrosia vegetale, grano

prezioso, sparso dal Seminatore

eterno, perché poi dal nostro amore

nasca la poesia che a Dio rivolta

spunterà in boccio come un raro fiore.

Il discorso diventa serio ma non è questa la sede per approfondirlo, magari la nostra antologia sarà occasione più tardi di convegni, di proposte. Ma adesso vuol essere occasione di gioia, di confronto, di incontro. Com’era per gli antichi poeti greci nei famosi Simposi. Alceo (630-560 a. C. ), che  è uno dei più noti poeti di questo periodo, nell’isola di Lesbo scrisse famosi canti conviviali.

Frammento

Beviamo. Perché aspettare le lucerne? Breve il tempo.

O amato fanciullo, prendi le grandi tazze variopinte

Perché il figlio di Zeus e di Sèmele

Diede agli uomini il vino

Per dimenticare i dolori.

Versa due parti di acqua e una di vino

E colma le tazze fino all’orlo:

E l’una segua subito l’altra.

E allora anche noi facciamo, in questa nostra epoca tormentata, un brindisi alla vita, all’amore, all’oblio dai dolori. Del resto l’oblio non era il dono più importante che gli antichi Dei donavano all’uomo? Dimenticare le sofferenze per ricominciare, per dipingere di nuovo la vita con i colori bellissimi dell’uva in autunno.

E pensando all’uva non possiamo tralasciare di rammentare  la nostra bella Italia e il suo territorio. Non possiamo non abbandonarci alle immagini delle distese dei vigneti italiani, alla sua genuina ambrosia che, da quelle terre e da quelle fatiche, si ricava.

Molti artisti italiani si sono abbandonati al pennello ubriaco per raccontare i miracoli dell’uva e del nettare che ci offre ogni anno, ogni festa, ogni ricorrenza della tradizione.

L’arte non è rimasta sorda ai richiami della miscela divina e la pittura, la poesia, la narrativa hanno donato all’umanità dei veri pezzi di bravura,che restano nel cuore, che colpiscono a fondo.

Anche con questa nostra frizzante antologia potrà rinnovarsi il miracolo dell’empatia tra scrittore e lettore. Quella capacità di immediato contatto psichico di cui soltanto i poeti sono artefici.

La parola diventa nel loro cuore fanciullo come una bacchetta magica che riesce a superare le barriere di tutte le difese, i muri della maturità che si è arroccata su posizioni distanti dall’emozione.

Il vino, da parte sua,  riesce a colpire tutti i sensi: l’olfatto, il gusto, il tatto nel calice che si appanna avvicinandosi alle labbra, la vista in festa per i colori del nettare degli dei.

L’udito resta fuori ?

Direi di no!

Il brindisi non tintinna forse nelle orecchie ad annunciare feste ed auguri? Ed allora abbandoniamoci alla festa dei sensi, i poeti ci prenderanno per mano e ci porteranno chissà dove!

Magari qualche verso vi colpirà con una capacità di coinvolgimento che non pensavate fosse possibile.

Preoccupati?

No, tranquilli, sono i miracoli della poesia che mentre vi ubriaca vi libera da ogni prigione.
Possiamo abbandonarci ai versi senza paura di perdere la ragione, anzi forse acquistando un passaporto in più per la conoscenza.
Possiamo sognare, possiamo brindare  ripercorrendo quella strada misteriosa e magica che porta dal gusto delle cose terrene ai progetti celesti.
Partiamo verso un viaggio che supera gli intenti del vino, che lo trascende.

Con gli occhi aggrappati alle stelle  accettiamo allora  la coppa di vino che il Caravaggio ci offrì con il famosissimo dipinto Bacco e brindiamo al cielo  insieme al  poeta italiano contemporaneo, Corrado Calabrò,  che ha scandagliato con i suoi versi gli asteroidi e le stelle, e per questo motivo darà il nome al prossimo asteroide che sarà scoperto.*

 

E leviamo i calici alla dea dell’amore!

S’affaccia a annunciare la sera
il primo pianeta del mattino.

Ed in mezzo la notte
sterminata di stelle …

Nel cuore la nostra stella , guidati dal chiarore di mille lumicini nei cieli ebbri di sogni , a piccoli passi , a piccoli acini, a piccoli sospiri inoltriamoci nel Vigneto della Vita.

Incontreremo i sapori, le sensazioni, le immagini  di vendemmie antiche, tentazioni rimaste nell’aria , sensazioni dolcissime e passioni che travolgono, torbidi brindisi che coinvolgono i sensi, strette di mano davanti ad un bicchiere di vino, amicizia, amore , ricordi, sentimenti, sentimenti, sentimenti.

Per sentirsi vivi!

Anna Manna 

 

*Nota :

L’Accademia delle scienze di Kiev ha proposto all’Unione Astronomica Internazionale di dare il nome di Corrado Calabrò al prossimo asteroide che verrà scoperto.
Ciò in considerazione del fatto che il poemetto Roaming di Calabrò (la prima poesia che ha per oggetto l’astrofisica da 2000 anni in qua, da Lucrezio in poi) tratta di un grosso asteroide, la cui orbita lo porterebbe a colpire la Terra, che viene invece intercettato dalla Luna, che ci fa da scudo.
Con la drammaticità della vicenda, impressivamente evocata, Roaming, con linguaggio poetico, ci fa presentire, come in sogno, tutta la precarietà e occasionalità del nostro pianeta.
Roaming è stato pubblicato in Italia da Mondadori nel libro La stella promessa, Collana Lo Specchio, nel 2009, ed è stato tradotto in moltelingue.
Questa la motivazione ufficiale dell’Accademia delle scienze:

Corrado Calabro (b. 1935) is an Italian poet who has regenerated contemporary poetry opening it dream-like to science. His poem “Roaming tells of a large asteroid that strikes the Moon causing the Earth to wobble.

In ultimo proponiamo una delle poesie di Anna Manna inserite nell’antolgogia . La poesia è stata già tradotta in spagnolo ed in francese.
( in francese dal poeta Giuseppe Nasca)

Quel po’ di vino rimasto nel bicchiere

A fine pasto

con il sapore più forte

che chiude il passo ad altri tentativi

mi ritrovai quel dolce assimilabile alla gioia

proprio insistente

quasi travolgente

era quasi niente!

Era un biscotto

un sorso di liquore

un po’ di vino dolce

rimasto sulla sfoglia.

Era la fine.

Era l’avvio.

Era l’invio.

Era ed è rimasto nel bicchiere!

In fondo…

una goccia

una carezza

una prodezza

per equilibristi.

Una sconcezza per i perbenisti.

Una volgare attrazione.

Una spinta all’infinito

del cuore.

Era il brindisi di fine d’anno

ed annunciava certo la tempesta

che dopo poco

si avventò sulla vita.

E ne fece, come chicchi d’uva schiacciati a forza

e con disperazione,

ne fece un mosto nuovo

incredibilmente frizzante.

Ed a sorpresa

guarimmo

degli altri sapori

ad uno ad uno.

Straziati dal distacco

provammo a risalire la corrente,

non era facile.

Ma ci aiutò un goccio di vino

quello rimasto indietro

nella corsa delle feste comuni,

ci salvò quel sorriso inaspettato!

 Anna Manna

 

Il responsabile della comunicazione di Anna Manna

ALESSANDRO CLEMENTI