Manuel Olivares: ascoltando storie e storie

MANUEL OLIVARES: ASCOLTANDO STORIE E STORIE

Si potrebbe pensare che sul libro Barboni sì, ma in casa propria non ci sia più nulla da dire dopo aver letto l’introduzione dell’autore, Manul Olivares, che espone chiaramente le tappe del suo percorso conoscitivo.
Il libro – autobiografico, copre vent’anni di vita – alterna poesia e prosa e si apre con una poesia molto significativa. Siamo in presenza di testi altamente simbolici. La caverna. Addirittura prima parola del libro:

Una caverna, dentro,
stalattiti, stalagmiti,
un laghetto sotterraneo,
una luce, gialla,
un cerchio di luce gialla,
piccolo.
Mi perseguita.
Salto,
ne afferro i lembi con le dita
e lui mi porta via.

Archetipo della matrice materna, la caverna (altrove bozzolo) figura nei miti di origine, di rinascita e d’iniziazione di numerosi popoli. Nelle tradizioni iniziatiche greche, la caverna rappre-senta il mondo. Per Platone, il mondo è un luogo di ignoranza, di sofferenza, di punizione, in cui le anime umane sono rinchiuse e incatenate dagli dei come in una caverna. La caverna è l’immagine di questo mondo. La luce indiretta che illumina le sue pareti deriva da un sole invisibile; ma indica la strada che l’anima deve seguire per trovare il bene ed il vero. Ma c’è un altro aspetto simbolico della caverna, quello più tragico. L’antro, regione sotterranea è un simbolo dell’inconscio e dei suoi pericoli spesso inattesi. Come già ricordato, è ventre materno: Piango lacrime antiche, seppellite anni addietro; / come custodite gelosamente in un ancestrale ventre di madre (p: 32). Si tratta in realtà per Manuel di una vera e propria nascita, di un parto, di un perdersi e ritrovarsi molte volte: Sfondo il muro con testate isteriche ed esco fuori!!!! (p. 41). Questo viaggio iniziatico esige che ci si allontani dalla casa amorevole dei genitori, che si recida bene o male il cordone ombelicale (p. 75) e che ci si muova al di fuori della dimensione uterina del porto (p. 44). Così, per continuare la metafora prende luce un libro, Comuni, comunità ed eco villaggi in Italia. Sfondo il muro con testate isteriche ed esco fuori!!!! (p. 41).Ecco allora che il colore giallo, colore dell’eternità, – un cerchio di luce gialla…- il giallo del sole, in tutti i sensi. Il giallo (sole e luce) come energia vivificatrice (che si incarna nella figura femminile, qui Sobala) è il colore divino per eccellenza, L’Om, verbo divino dei Tibetani, ha come qualificazione dorato. Vishnu è il portatore di abiti gialli, e l’uovo cosmico di Brahma brilla come l’oro. Le palme verdi del Cristo, nel suo soggiorno terrestre, sono sostituite da un’aureola dorata quando ritorna presso il Padre. Nella domenica delle Palme in Spagna, le palme ingiallite, i fedeli le agitano sul selciato delle cattedrali. Al colore giallo è associato il sorriso, il binomio sorriso solare ricorre più volte: Avevo molto bisogno di sole (p. 79), cioè dell’energia femminile (p. 87), di vita, di amore per arrivare al saluto al sole e all’incontro con Sobala (p. 88).
Il cerchio: le forme circolari si ricollegano al cielo, ma il cerchio indica anche la volontà di volere raggiungere la totalità del proprio sé (e del cielo). Perfezione, omogeneità, assenza di distin-zione o di divisione, il cerchio lo ritroviamo nel richiamo alla rosa a pagina 26: Una rosa mistica, una nuvola bianca, e comprensione illimitata, / nel finito frastuono degli uomini.
Questi temi ritornano, ricorrono – la terra è una palla su cui vedi esplosioni giallognole…
In un mondo attuffato (barbara condizione dell’uomo, p. 26), satollo, dove donne e uomini corrono confusamente qua e là (che forse girano e girano e girano a vuoto), ogni tanto una nota di colore, – per esempio il rosa – ravviva la via, la vita di Manuel. Che illuminata lo è, ma da una luce spirituale.
A fronte del caos, di un mondo e di una metropoli fantasma, di uno straziato pianeta, alienati troviamo il desiderio di intuire il sole, cerchiamo l’adesione al cosmo, all’universo (tutto ciò che è qui e tutto ciò che è là, p. 13)

Fausta Genziana Le Piane

Manuel Olivares, Barboni sì, ma in casa propria, Edizioni Viverealtrimenti,, 2011

Manuel Olivares, sociologo di formazione, vive e lavora tra Londra e l’Asia. Esordisce nel mondo editoriale, nel 2002, con il saggio Vegetariani come, dove, perché (Malatempora Ed.).
Negli anni successivi, ancora con Malatempora, pubblicherà: Comuni, comunità ed ecovillaggi in Italia (2003) e Comuni, comunità, ecovillaggi in Italia, in Europa, nel mondo (2007). Nel 2009 fonda l’editrice Viverealtrimenti, per esordire con Un giardino dell’Eden, il suo primo testo di fic-tion e Comuni, comunità, ecovillaggi, il suo terzo su un antico e moderno movimento di comunità sperimentali ed ecosostenibili. Nel 2011 pubblica Yoga based on authentic Indian traditions, il suo primo libro in inglese (tradotto nel 2013, con il titolo Yoga dall’autentica tradizione indiana) e Barboni sì ma in casa propria, una raccolta di racconti e poesie.
Nel 2012 pubblica Con Jasmubeen al Kumbla Mela, dipanando un interessante accostamento tra new age e tradizione.
Gesù in India? ha preso corpo in circa dieci anni di studi e ricerche sul campo (prevalentemente in Kashmir, Punjab e Ladakh) avendo costantemente come base la città santa di Varanasi dove l’autore ha speso, nel periodo suddetto la maggior parte del suo tempo.