Serena Maffia e Roma mi somiglia: picchiare primavere

SerenaSerena Maffia e “Roma mi somiglia”: picchiare primavere

Serena bambina – Serena donna – L’acqua – Roma. Il recente libro di Serena Maffia, Roma mi somiglia, Passigli Poesia Editore, 2017, invoglia il lettore a gustare quella ghiottoneria che è Serena: la Poetessa occhieggia tra le pagine nel contempo bambina e donna. Che sia essa stessa un gelato da assaporare all’ombra delle fontane di Roma? E non è forse in questo che Roma le somiglia? In questo voler essere ostinatamente giovane e fuori dal tempo? Che sia anche lei una delle tante ragazze al Colosseo / persa nelle idee / ragazza di oggi, di ieri (…) (Roma, p. 15)? Che sia anche Serena come Roma terra bambina (Roma, p. 15)? Quella bambina che gioca con le bambole o che affacciata ai fori è curiosa di guardare il girotondo intorno al Pantheon o che ancora sgambetta seduta sulla sponda larga della Tiberina?
Ma Serena è anche donna dalla sensualità prorompente: prova della femminilità dilagante nella raccolta è la metafora dell’acqua, quella che Serena donna (o moglie o badante) beve a piene mani: mi costello di sinapsi emozionali / ad argentare acque di sorgenti / che s’aprono di te alle mie passioni (Poeta incantatore, p. 18). Oppure c’è l’acqua della pozzanghera in cui il piede sfugge alle nuvole incastonate (Stupideria d’amore, p. 21) o quella sulla cui superficie salta la pietra: che più salta e più salta / e se fossi l’acqua? Che inghiotte la pietra e intorno acqua /che tutto inghiotte senza ingoiare / avvolgendo, piegando….(Nessuna, p. 22). No, Serena non può essere pietra, ecco la domanda fondamentale: e se fossi acqua? che si riscopre donna frizzantina come aria che muta alla stagione / ancora bella, ho desiderio di te perché / mi ricordi femmina…(Non ho che un sorriso, p. 28). Donna che esplode nella lirica intitolata Altalena a pagina 24. L’acqua è anche Roma, è l’acqua del fiume Tevere che l’attraversa ed è grazie all’acqua che la città anche somiglia alla Poetessa. L’acqua è fonte di vita, mezzo di purificazione e centro di rigenerazione e Serena È VIVA! Sorride! Esprime il calore della gioia d’aver vissuto fino in fondo a colori (Terra di vita, p. 33). Acqua – mobile, luogo di tutte le possibilità.
Sensi e Natura – Ringraziare la Natura dei doni – Roma. Tutta la raccolta è pervasa da profumi di fiori che accarezzano i sensi, e questa sensualità è un altro elemento di unione con Roma: Roma alla sera profuma di Roma: sopra campi di fresia e di gelsomino (Roma, p. 15). Il rapporto con la Natura, con la terra è ben espresso nella lirica dal titolo Terra di vita a pagina 33 in cui, a completare la visione del mondo naturale, alla varietà dei fiori si aggiunge la presenza degli animali: …felice d’essere germogliata / felice di tornare a essere terra / terra bruna, terra rossa / terra di vermi e di radici / terra di talpe e di conigli / di scarafaggi e di serpenti / terra odorosa di casa / terra buona come il pane / terra ammucchiata e calpestata / terra di vita, mai abbandonata. Serena è salda alla terra / foglia dopo foglia, stagione dopo stagione (Pulita, p. 39). Serena È natura, mangia e vuole essere mangiata, di volta in volta è tigre, rosa con spine aguzze o luogo dove i fiori si danno i baci. Non solo: l’ arancia a pagina 19 è un potente richiamo e, come tutti i frutti con numerosi semi, è simbolo di fecondità. Nel Viêt-nam, un tempo si faceva dono d’arance alle giovani coppie; nella Cina antica, probabilmente per la stessa ragione, l’offerta di arance alle ragazze significava una richiesta di matrimonio.
Amanti e amici – Presenze maschili attraversano in punta di piedi la raccolta. Serena rifiuta il ruolo di Penelope e ritornano le immagini di fiori e di voluttà: A cesti di fiori ti prenderei (…) (Penelope, p. 16) dice al suo uomo che ha sulle spalle l’eros ciclopico degli dei (Penelope, p. 16). A cesti di rose ti prenderei…Rose…ma non era il contrario, non era l’uomo a regalare rose alla sua donna? Non importa, importa il gesto che è quello di ferire sì, di voler fermare la fuga con rabbia, ma con amore, con gioia, con levità; altrove Serena dichiara il bisogno dell’uomo amato:…il riverbero dei tuoi occhi / che espande i miei seni / come campi di frutti succosi….resta con me tra i campi d’oppio….(Ho bisogno di te, p. 17).
Il taccuino – La carta – Gli appunti. Serena ha amici di carta ed è una scrittrice, sente il bisogno di fissare il proprio vissuto, vissuto talvolta anche da cancellare. Ed ecco il taccuino, regalato, restituito, che è testimone, che passa di mano, che può tradire il suo ruolo (Taccuino, p. 31).
Altre città: Firenze – Napoli – Assisi – Palermo: così come Roma non è rivissuta attraverso la sua storia o i suoi monumenti, anche le altre città presenti nel libro non lo sono ma anzi sono narrate attraverso i sensi, in un intenso rapporto carnale e sempre legate ai fiori: Napoli t’accoglie in piazza grande / e profuma di mare e che sapore! / se la baci, t’accompagna al porto (Napoli, p. 37); Assisi è un cesto di rose / nel quale abbandonare il capo / a profumi di vite diverse / a storie antiche (Assisi, p. 42); Palermo è l’impronta del mondo / sulla strada calda / serenità d’edera riflessa / calice d’ambrosia che / scioglie insieme al marmo / e all’acqua bianca / spogliamo la fontana! Palermo città femmina che brucia di passioni liquide come Serena…Palermo città bambina come Serena che mastica brioche, col gelato che cola dalla bocca…
In realtà tutti questi temi ed elementi si mescolano e a Serena donna fiorisce la gonna / nel prato imbiancato (Tu, p. 20) mentre l’uomo diventa la riva umida che sa aspettare (Tu, p. 20) e riceve l’attenzione di Serena che lo guarda come si guarda l’acqua /quando è immobile / e il dito fugge alla ragione / rompe la quiete in cerchi / abbracci di rara comprensione (Ti guardavo come si guarda un uomo, p. 23). Ritorna anche la bella immagine dei cerchi nell’acqua, ad indicare quella calma e indolente ripetitività della vita. Acqua-mare-uomo: Il letto è uno scoglio di alghe aderenti / mi sollevi scomposta in un valzer di fiori / non solo piovra, anche frutto succoso / imbevuta di mare e la marea non riposa / lisciami e abbattimi sulla pietra salata / non sentirò che acqua tra le gambe / onde e onde ad amarmi ancora (Piovra, p. 34) oppure ti guardavo come si guarda il mare / quando ci si vuole entrare. La sensualità femminile si confonde con la voracità del cibo e Serena mangerebbe la bocca dell’essere amato, polpa / colta, amarena morsa…(Non ho che un sorriso, p. 28) così come si sente agave impazzita bisognosa di fiori….che ha l’acquolina di sapori / emozioni violente che nascono per caso (Non ho che un sorriso, p. 28). L’uomo è un cipresso o un melo canterino o i petali di un fiore.

Fausta Genziana Le Piane