Al quantarah-bridge. Un ponte lungo tremila anni fra Scilla e Cariddi

Alqantarah-bridgeVengo a conoscere con molto ritardo questo testo FAUSTA GENZIANA LE PIANE – TOMMASO MARIA PATTI, Al quantarah-bridge – Un ponte lungo tremila anni fra Scilla e Cariddi, Patti, Nicola Calabria Editore, 2007, pp. 217 e me ne rammarico, perché mi pare utile, molto utile per capire non solo gli aspetti che uniscono Sicilia e Calabria, ma soprattutto per comprendere come la poesia, la letteratura in genere, possa dare indicazioni non solo ideali.

Non è un’antologia, ma una scelta di suggerimenti per costruire il ponte tra le due regioni e così la libertà impera sovrana e i due autori possono scorrazzare nelle scelte, offrendo un campionario di suggestioni che, unite a quelle dei racconti, danno l’idea di una possibilità inspiegabilmente sfumata.
Nella Nota degli Autori sono spiegati gli intenti con cui il volume è stato costruito e mi pare che non ci sia stato nessun tradimento a quanto si sono proposti. Il lettore potrà così entrare in spazi che se un tempo furono “senza stagioni” e che adesso invece invocano una necessità di congiungimento sempre più impellente.
Ma lasciamo stare la praticità o meno di un ponte, leggiamo gli scritti raccolti da Fausta Genziana Le Piane e da Tommaso Maria Patti come un vademecum che fa intendere quanto percorso sta dietro le ragioni del ponte.
Un lavoro certosino che non assomiglia per nulla ai barbosi testi che un tempo venivano compilati per indurre per forza a pensarla in un determinato modo.
Poesia, notizia storica, racconto, citazioni si intrecciano con eleganza e con leggerezza e l’affresco che viene fuori è davvero rilevante. Del resto la presenza di una poetessa sensibile e colta come Fausta non poteva che dare un contributo efficace al progetto, senza nulla togliere a Patti, che da par suo ha incrementato il senso di un’operazione che io trovo davvero invitante e utile.
Attenti però alla “distrazione” e alla “indifferenza” dei giornalisti e dei letterati italiani che spesso non prendono in considerazione opere come questa perché non fa scalpore politico. Si dimentica che la poesia è sempre scandalo, sempre scalpore, perché offre il futuro. E credo che l’intento dei due autori sia stato proprio quello di tentare di scalfire l’immobilità di chi dovrebbe far muovere le acque tra Scilla e Cariddi e che invece dorme sonni tranquilli.
Comunque, al di là della valenza culturale e politica, in senso lato, dell’opera, c’è da dire che si tratta di un lavoro encomiabile per molti aspetti. Il primo è senza dubbio la ricerca non facile dei testi, poi la loro dislocazione che non fosse casuale ma frutto di una intenzione particolare, e infine la ricchezza di mondi che si susseguono fin dall’antichità a supportare una vicenda e una aspirazione sempre in agguato nell’animo umano.
Il ponte sullo Stretto è anche una bellissima suggestiva metafora per dire agli uomini di buona volontà che non bisogna mai stare soltanto affacciati ai parapetti dei ponti, ma costruirli, viverli, impostarli per le nuove generazioni.
Sarebbe importante e piena di sorprese un’analisi dei vari testi impiegati, a cominciare dai racconti, ma è lavoro che sarà fatto dopo di noi per verificare quanto ogni goccia serva ad alimentare la ricerca. Io dico che questo libro è prezioso e che potrà essere, in ogni momento, un necessario prontuario a cui attingere per molte ragioni.
In quarta di copertina c’è una domanda: “E quella puntata nel futuro non è allucinazione pura?”.
Ben vengano le allucinazioni se sanno illuminare problematiche così complesse e così importanti. Io i ponti li ho sempre sognati: congiungono e portano pace, libertà, poesia della vita e umanità meravigliosa.

DANTE MAFFIA

 

FAUSTA GENZIANA LE PIANE – TOMMASO MARIA PATTI, Al quantarah-bridge – Un ponte lungo tremila anni fra Scilla e Cariddi,