Antonio Ragone: Iole Chessa Olivares e “Nel finito…Mai finito”

STAMPA-COP.-2-OLIVARESAntonio Ragone: “Nel finito…Mai finito” di Iole Chessa Olivares

Leggendo la raccolta poetica “Nel finito…Mai finito” di Iole Chessa Olivares, la prima impressione che si riceve è la sorprendente capacità di coesistenza di due tematiche solo apparentemente diversificate: da una parte le esperienze personali dell’autrice e dall’altra la realtà di ciò che avviene intorno a lei, in un mondo sempre più complicato e inquinato da falsi valori.
La vera poesia non può essere esclusivamente intimistica, ma deve avere un’ampiezza che sia veicolo di universalità, supportando il concetto che tutto ciò che nasce dal di dentro non è altro che l’effetto del nutrimento dell’aria respirata quotidianamente nel mondo in cui si vive. Per cui gli stati d’animo di Iole e gli accadimento esterni, a volte tragici e dolorosi, si intrecciano e divengono un unico corpo poetico che va letto e studiato nella sua vasta complessità.
Quando si avverte “oltre i cespugli… misero di margine / il bagliore del mondo / per il gregge chino sull’erba” non si può non affiancare “un velo d’anima / a brandelli / esangue” – in riferimento all’efferata uccisione di Donatella Colasanti – all’omaggio al fiorentino Alberto Caramella – che diede vita al suggestivo luogo d’Arte della Fondazione “Il Fiore” – qui racchiuso nell’efficace metafora della “foglia (che) aveva scelto “IL FIORE” / dimora di sola luce”.
Anche la devastazione del terremoto dell’Aquila del 2009 non è solo un effetto purtroppo catastrofico e sconvolgente, ma anche e soprattutto uno sterminio sentimentale dell’anima, mai individuale, giacché assume la proporzione d’un “corale bisbiglio / d’invisibili macerie”. Le macerie degli edifici crollati provocano altre dolorosissime macerie intime in un tormentoso gemito del cuore.
Il libro è pregno di queste poesie che fanno riferimento ad accadimenti del mondo che hanno sempre un effetto dolente nei sentimenti che si alternano nel suo animo. È una poesia sofferente e fiduciosa, dipendente da una esigenza straordinaria da offrire ad un secolo che, appena nascente, presenta un orizzonte perplesso e preoccupato dal punto di vista storico-sociale. Versi, quindi, depurati da ogni esteriorità, resi essenziali nella forma grammaticale e poetica.

Così la poesia di Iole si muove tra ombre e nebbie che deve poi trovare una sintesi in un “oltre” o in un “altrove” che vanno sempre cercati e da scoprire in ogni momento di una esistenza che sia luce, non lasciando spazio alcuno alla rassegnazione, anzi aumentando la forza d’una ricerca per una sospirata pace:

“L’ISOLA FELICE”

In vastità di mare
un guizzo d’acqua
perde di celeste.
Nel lascito
un’ombra d’onda
cerca l’isola felice
altrove
d’ogni speranza”.

Notevole, quindi, è l’effetto degli avvenimenti tristi del mondo nella poetica di Iole Chessa Olivares, fino al punto di divenire un fatto personale, mai lontano dalla sua sensibilità, per cui ogni poesia diventa di per sé poesia universale e civile, fatta di denuncia e sempre aperta alla speranza.

Antonio Ragone