Festival dei Due Mondi 2016: magnifica conclusione barocca!

Anna Manna

Anna Manna

L’ultima domenica del Festival dei due Mondi 2016 è esplosa ed ha concluso il Festival con i bellissimi  fuochi d’artificio ai piedi di Monteluco. In perfetta sintonia con il Festival dei due mondi 2016. Uno spettacolo coinvolgente, quasi eccessivo che coinvolge e stravolge. Uno spettacolo barocco! A Spoleto gli artisti, gli organizzatori hanno disegnato il mondo odierno : ne hanno evidenziato l’inquietudine, la spavalderia, l’angoscia ed hanno lanciato la sfida meravigliosa delll’arte!

Giorgio Ferrara – chi verrà dopo di lui nella conduzione dovrà superare un confronto difficilissimo -  ha indicato un messaggio nel Programma del 2016 :” Nel moltiplicarsi dei mondi e delle nuove genti risuona dalle antiche profondità di un tempo pur sempre giovane il richiamo del Bello, dell’Intelligenza e dell’Arte. Che è anche comandamento a non vacillare nella loro difesa.” Un messaggio che è diventato, giorno dopo giorno, il regista dell’intera manifestazione culturale che ha acceso Spoleto meglio e più delle edizioni passate.

Quando al Teatro Caio Melisso la mattina di domenica 10 luglio ho ascoltato la splendida lezione del Prof.Tomaso Montanari

- in apertura della Performance  della Fondazione Carla Fendi “Un percorso nella modernità del Barocco” –

ho intuito che il discorso sull’inganno barocco  come metafora della società moderna era il filo rosso di tutta la storia di questo meraviglioso Festival che continua ad incantare.

 

Riporto dalla introduzione  del Prof. Montanari alla Performance :

“ Inganno : è questa la parola chiave che rimbalza da un angolo all’altro dell’Europa barocca. L’arte, dice Gian Lorenzo Bernini “sta in far che il tutto sia finto, e paia vero” . Ma senza intenzione occulta , anzi è dichiarato l’inganno. E questa è la potenza di questo enorme metaforico  concerto che invade la mente ed il cuore. Continua così l’introduzione : “Gli specchi delle gallerie barocche riflettono – nei versi di Giovan Vincenzo Imperiali 1607- gli antri e le rupi della natura più selvaggia, spirando un non so che di indicibile di dolce  : tanto che talor dubbierai dentro a te stesso/ Se l’orrido, o l’ameno a te più piaccia.”

Come afferma Montanari nella conclusione del suo discorso che ha incantato la platea a Teatro :” Nel secolo della disssimulazione , arte significa inganno, l’equivoco e il bello coincidono, l’enigma è l’unico modo di parlar chiaro , e spesso l’horror va col diletto. Ma di quale secolo stiamo parlando , del diciassettesimo o del ventesimo ?”

 

Questo vuol dire fare cultura in un Festival che travalica l’Italia e si espande nel mondo. Non solo la riproposta ma l’indagine, lo scavare nel passato per trovare il nesso, il senso del presente.

Ma questo è possibile soltanto se chi si accinge a fare arte, a fare spettacolo, a fare un Festival, ha la preaparazione culturale necessaria.

Se mastica Arte da sempre.

Al Festival dei due mondi, niente è sciatto, sommario, approssimativo.

Tutto ha un senso e vuole dare un segnale. Sarà per questo che 80.000 spettatori hanno risposto al richiamo e sono stati coinvolti da questa favola di mezza estate in Umbria.

Che altro dire ? Non ci sono le parole.

Al festival bisogna andarci, viverlo, sudarlo, apettare nelle file per il biglietto mentre il sole ti stana le idee più torride.

Il Festival è vita da vivere.

Raccontarlo ? Nenche un poeta ci riesce.La cronaca non basta, il programma restà a dirti i numeri, i nomi, le date.

Il festival è come quel sogno terribile ed incantevole che ti penetra, ti

avvolge : entri, lo superi, ti svegli stordito ma esci cambiato.

E’ come la tempesta della vita.

Bisogna navigarla.

I suoi concerti, l’ansia degli artisti, le prove fino a notte fonda, è un mondo di sogno che gira introno al Festival. Come un girotondo variopinto che prende vita nelle danze : da ricordare il balletto al Caio Melisso VARIACION della Escuela Nacional De Ballet “Fernando Alonso”.

E vengono in mente le parole di Giovan Batista Marino sulla visione barocca dell’arte :” E’ del poeta il fin la maraviglia./ Chi non sa far stupir vada alla striglia…”

Poesia , comincia di nuovo a riaffaciarsi al Festival!

Il testo dei Pueri Cantores era liberamante tratto dalla poesia “Discorso circa la parola cuore” di Giuseppe Manfridi. E chissà, forse la poesia deve irrompere nelle prossime edizioni del festival, che parla con la musica, la danza, la pittura, la fotografia , il giornalismo.

Ma deve ancora trovare la via della poesia.

Che può riemergere dal Bosco Sacro su Monteluco,  oppure dai vicoli più sconosciuti, dai lecci magnifici sul monte ,  dai silenzi di San Giuliano, dalla spiritualità dei luoghi di San Francesco.

Come la bella addormentata che riemerge da un lunghissimo sonno.

Chissà quanti versi ha da raccontarci per rendere, se possibile, ancora più affascinante , il Sogno di mezza estate del Festival dei Due Mondi.

 

Anna Manna

Tags: