Un’attrazione fantastica tra narrativa e scienza

Attrattore Stranodi Vincenzo Villani e Concetta Berlantini.

‘Attrattore strano’ (Aracne editrice, 2016) è l’ultimo libro che gli Autori hanno pubblicato nella linea del superamento delle ‘due culture’. Nella scia dei loro interessi narrativi e scientifici è nata una sintesi fortemente espressiva sospesa tra sogno e realtà, tra logica ed emozione. Il risultato sono i diciassette racconti fantastici che compongono il libro di cui qui proponiamo un assaggio.

La nebulosa del granchio

Paolo sobbalzò sulla sedia: ‘La nebulosa del granchio è ciò che resta dell’esplosione della supernova del 1054’, il centro della galassia coincide perfettamente con la posizione in cui fu vista brillare in Cina la nuova stella. L’Europa sprofondata nell’età buia non aveva la testa per occuparsi di astronomia. Quella luce, lontana migliaia di anni luce, brillò per 23 giorni consecutivi, eppure in Europa non fu notata o se lo fu, non fu documentata.

Forse fu un caso, ma nello stesso anno un nobile longobardo di Salerno di nome Alferio (successivamente proclamato santo), fondava sulle pendici di Monte Finestra a Cava de’ Tirreni, quella che sarebbe diventata la solenne Abbazia Benedettina della SS. Trinità.

I pensieri di Paolo furono bruscamente interrotti dai rumori provenienti dal piano di sotto: erano di una coppia infelice alla ricerca di un’improbabile felicità da una gravidanza che tardava a venire.

Stordito ed irritato alzò lo sguardo al cielo e vide una stella brillare intensamente: sembrava adagiata sul pendio della montagna. ’Guarda, qualcuno ha raggiunto la Badia e lancia segnali luminosi giù nella valle’, disse Massimiliano. ‘No, è una stella’. E infatti l’astro ora si era levato e risplendeva nel cielo in pieno sole.

‘E’ certamente una supernova che sta esplodendo a migliaia di anni luce e pensa, tu ne sei lo scopritore!’, disse Massimiliano sorridendo. ‘Non prendermi in giro, potrebbe esserlo davvero’.

Nel pomeriggio, squillò il telefono, era Massi: ’Paolo, c’è un post di Galileo, una supernova è tornata a brillare nei nostri cieli… ha uno splendore almeno doppio di una normale supernova a causa del suo nucleo ricco di nichel in decadimento…’,  così recitava lo studio pubblicato sul numero di Science del 15 gennaio 2016.

Paolo per alcuni giorni divenne irreperibile: era in terrazzo ad ammirare lo spettacolo o su vecchi libri a divorare quanto più poteva sull’universo. ‘Massi mi starà cercando alla Feltrinelli…’.

Lui da un po’ ci andava di rado, c’erano solo libri dalle copertine coloratissime con tanti disegni, dai titoloni ad effetto, ma sempre più vuoti, le solite pappette… Adesso amava cercare nelle le vecchie librerie qualche fondo di magazzino; godere del profumo della carta ingiallita. ‘I libri vecchi odorano di vaniglia…’. Infatti, è stato recentemente dimostrato che la cellulosa lentamente si degrada in una moltitudine di molecole odorose…

‘Stelle di neutroni, supernove, pulsar, quasar…buchi neri…’. Il citofono suonò. ’Che fine hai fatto…ti ho cercato alla Feltrinelli’. ‘Lo so, ma ero altrove…’. ’Come fai a saperlo? Perché non mi hai telefonato?’.

E’ ben noto che è imprevedibile il giorno in cui la supernova diventa invisibile. E tutti stavano col naso per aria per non perdere l’ultimo giorno di vita della stella.

Dopo una settimana di luce intensa, Paolo sentenziò: ‘Non credo che ne abbia per molto, più un fuoco è forte e meno dura, come l’amore’. E il pensiero andò a Carmen.

Anche questa volta la telepatia aveva fatto centro. ‘La stella nova, si è resa irreperibile all’occhio nudo… adesso diventa una faccenda per soli astronomi’. Sentenziò l’esperto di turno su RAI news24.

Povero Paolo. Il ricordo di Carmen gli rimbombava ancora nella testa e una stella era esplosa lassù nel cielo, sopra un’abbazia, fatto tanto straordinario da indurlo nella convinzione di un chiaro segno del destino. La notte con Carmen non poteva certo essere stata solo una scombinata divagazione erotica, però da quella volta non si era fatta più sentire.

In definitiva, alle stelle che gliene importa di noi, loro brillano e basta, ma è quel dolce luccichio che ci fa inventare favole: se almeno la smettessero di ammiccare in quel modo avremmo evitato di dargli sempre retta!

Invece ancora ci credeva, Paolo, alle stelle luccicanti! Non poteva essere solo chimica quello che fa girare il mondo, cioè l’amore, quella meravigliosa alchimia, condizione di pazza euforia, gioia e rivoluzione, passeggiate in riva al mare, mano nella mano… Sì l’avrebbe cercata, le avrebbe dichiarato ciò che provava senza chiedere spiegazioni, le avrebbe donato la stella che lui aveva scoperto, le avrebbe dato il suo nome così il suo amore avrebbe brillato per sempre… anche dopo il finimondo!

Come al solito si era fatto trasportare dai suoi pensieri fantastici che a stento sentì l’iPhone vibrare. Una smile con la boccuccia in su! Forse voleva dire… o forse solo farlo ridere… in ogni caso fargli credere… in quel fragile, astro morente.

Ancora una volta si accorse d’aver anticipato i tempi: cercava Carmen e lei lo aveva trovato!

Il suo pensiero corse al libro di Asimov che aveva per le mani. Isaac Asimov era stato un genio enciclopedico. Nel ‘Collasso dell’Universo’ c’erano cose mirabolanti del tipo: ‘Le nane bianche sono l’altra estremità di un buco nero… L’intero universo è un unico immenso buco nero!’ Di certo lo spazio-tempo è annodato negli entanglement della meccanica quantistica, e quindi deve essere possibile andare avanti ed indietro nel tempo, ma come? Il pensiero tornava a lei che stava da qualche parte a cercarlo.

L’iPhone si illuminò come una stella, lui che già lo stringeva, subito rispose. All’altro capo della linea c’era lei: vedeva distintamente le sue labbra, ma non sentiva la sua voce, tra di loro si era stretto un legame profondo di non so cosa che si allungava giù giù fino a non so dove… Capì subito che gli stava chiedendo di rivederlo e aveva già risposto: ‘Sì’. Di colpo tutto si illuminò: è l’Amore, che ci lega e ci fa viaggiare nel tempo; è sempre lui che ci fa muovere nel passato a rivivere le nostre esperienze… e noi la chiamiamo memoria; o ci fa allungare nel futuro per anticipare la nostra vita… e noi la chiamiamo speranza. Lo aveva sempre saputo ma adesso gli era perfettamente chiaro che l’Amore è all’origine di tutte le cose!

Rock on!

Tenevo Carmen per le spalle, dritta sulla linea del mare, mentre canticchiava il brano di David Bowie: ‘Ground Control to Major Tom…’. ‘Vieni più in qua, altrimenti affogo…’, dicevo. E già la mia testa era mezza sott’acqua, vedevo solo acqua torbida e verdina. Dovetti conservare tutta la calma per salvarmi… ‘I’m floating in a most peculiar way…’, lei continuava. Solo a fatica riuscii a salvarmi da quella tomba!

Paolo si alzò di botto sudato a sedere nel letto, per fortuna era stato solo un incubo: di certo, il rock psichedelico  era stato causato dall’antibiotico che era costretto a prendere.

Con la mente ancora impastata dai sogni, si avviò a fare colazione. Dopo tanti anni, l’amore per Carmen era mutato: i sentimenti che adesso provava erano sbiaditi, confusi come note provenienti da un jukebox lontano…

Gli anni dell’università erano stati eroici, soprattutto per la competizione coi compagni di corso. Paolo, Gianni ed Andrea erano i più bravi, erano i soli a prendere regolarmente trenta agli esoneri di stechiometria e fisica. E poi c’era Carmen, brava e bella, ovviamente dai tre contesa.

Già dai primi giorni i tre si erano punzecchiati con domande e trabocchetti: il colore del permanganato di potassio… l’arcocoseno di -2… Paolo aveva fatto carriera nell’industria, Andrea nell’università e Gianni aveva finito per cambiare mestiere; tutti e tre erano stati innamorati di Carmen.

Adesso Paolo era alle prese con il principio attivo del veleno di un serpente filippino: una specie di drago dal morso fatale, il cui liquido si era rivelato attivo verso alcuni tumori maligni della pelle.

Di certo si trattava di un ‘fattore di crescita dell’endotelio vascolare’ (VEGF), ma quale??

Era importante scoprirne la sequenza per poterlo preparare in laboratorio. Nell’800 i padri della chimica potevano contare solo sulle reazioni e sulla bilancia per scoprire le formule dei composti incogniti. Oggi, un intero arsenale di strumentazione tecnologica è a disposizione del chimico. Tuttavia, nei casi più complessi, il problema rimane ancora di difficile soluzione.

Rimuginando sui dati a disposizione cercava d’intuire la formula giusta mentre passeggiava in cerca d’ispirazione. Fu allora che incrociò un uomo corpulento e trasandato, col solo maglione addosso, nel vento freddo della sera che sgambettava come facesse ginnastica. Era in evidente stato confusionale, era un povero malandato che aveva perduto il lume della ragione. Paolo ne ebbe pena. Guardandolo con attenzione ebbe un sussulto: nonostante le fattezze stravolte, la barba incolta e il fare inconsulto, lo riconobbe con certezza. Povero Gianni, l’aveva perso di vista da tanto e lo ritrovava in quello stato! Era proprio lui, non c’erano dubbi. ‘Come stai? Sono Paolo, ti ricordi di me?’. ‘Paolo, certo… come sta Carmen?’. E i suoi occhi si illuminarono. Intanto, si era avvicinato per cercare un contatto. ‘ Sta bene, grazie’. ‘Ricordi la chimica, eravamo i più bravi, ti piaceva tanto…’. Fu un attimo, mi afferrò la mano per salutarmi, e i suoi occhi brillarono di una luce folle. ‘Stai fuori strada!’ mi gridò ad un tratto, ‘la formula che stai cercando è sbagliata…’ e ne sciorinò una pazzesca. ’Non ci pensare più alla chimica, adesso devi pensare a te, alla salute’, dissi per scuoterlo. Stringendomi con fare minaccioso la mano sempre più forte, di scatto mi salutò, voltò le spalle e si allontanò, riprendendo a mimare i suoi esercizi di ginnastica come se nulla fosse stato.

Avete presente il video di quel genio sfortunato di Ian Curtis in ‘Epilepsy dance?’… Beh, se non siete degli appassionati cultori della new wave anni ‘70-80 questo nome probabilmente non vi dirà nulla (potreste sempre andare a cercarlo su You Tube, però…).

A chi, invece, un certo genere di musica ha fatto da colonna sonora per buona parte della propria vita, la danza epilettica di Ian Curtis ricorderebbe moltissimo il linguaggio gestuale del suddetto Gianni, non è che per caso stava ascoltando l’Mp3 dei Joy Division? No eh… Non sempre ai ricercatori di biologia molecolare viene richiesta creatività, talvolta solo una ragionevole padronanza e dimestichezza con procedure che di magico non hanno granché. Come invece ne ha la musica per certuni i quali, grazie ad essa, riescono ad elevarsi al di sopra del piattume quotidiano raggiungendo in tal modo livelli di beatitudine pari agli effetti allucinogeni provocati dalla contemplazione e meditazione delle cose divine. Infatti Gianni, abbandonati gli studi sui legami chimici, si era votato anima e corpo alla causa del rock psichedelico mettendo su una band di tutto rispetto, circostanza della quale Paolo era completamente all’oscuro. Oddio a ben vedere non è che si fosse distanziato poi tanto dalla scienza, se pensiamo che anche Pitagora aveva sostenuto che ‘la geometria delle forme è musica cristallizzata’, forse Gianni però ne aveva colto il senso un po’ troppo alla lettera portando alle estreme conseguenze il pensiero del grande matematico.
Insomma no, non erano esercizi motori quelli mimati da Gianni, bensì assoli di batteria e adrenalinici riff di chitarra, immaginari quanto si vuole ma che nella sua testa risuonavano alla perfezione… la perfezione dell’OM, scaturigine di ogni cosa.
Ma Paolo cosa poteva saperne di tutto ciò? Tornato a casa raccontò dell’incontro alla moglie che non si scompose neanche un po’, anzi candidamente rispose di sapere tutto… ma tutto che? Delle performance di Gianni, ovvio!

Fuori il tempo si era fatto minaccioso, Paolo osservò il cielo livido con le nubi frastagliate di un orrendo frattale. Rinunciò ad uscire di casa e cercò sulle Pagine Bianche, Ferrari… Andrea Ferrari. Da tempo i due non si sentivano ma, istantaneamente si ricreò l’atmosfera di un tempo: ‘Carmen come sta?‘ gli chiese, e la ferita si riaccese. ‘Bene grazie; ho incontrato Gianni, non ho capito se è malato, folle o cosa… Sono rimasto scosso, sembra vivere in un universo musicale tutto suo, muoversi su un piano diverso da quello della pura logica…’. Andrea disse di non saperne nulla. Tuttavia, ricordava bene la passione dell’amico per il rock e le sue incredibili capacità intuitive. Poi aggiunse: ‘Non credo sia giusto dannarsi l’anima sempre sulla stessa strada, in questi casi l’unico risultato è la nostra sofferenza. La saggezza consiste anche nel percorrere vie fantastiche… altrimenti la vita diventa un vano girovagare tra rovi e serpenti velenosi’.

Il riferimento ai serpenti, non poteva essere stato casuale: come sapeva  Andrea delle sue ricerche? Solo Gianni o Carmen potevano avergliene parlato, nella sua mente si affollavano scenari inediti… Fu allora che gli ritornò alla mente la voce di Gianni e la sequenza dei simboli sciorinati in modo caotico, incredibilmente li ricordava tutti! …(2-ammino-2-ossoetil)-10-(3-ammino-3-ossopropil)… adesso sapeva metterli nel giusto ordine, riusciva a vedere la proteina vanamente cercata, era costretto ad apprezzare l’immaginazione superiore dell’amico… ‘Ground Control to Major Tom, take your protein pills’…

Il metaball

Paolo se ne stava col metaball attaccato al petto. Avrebbe dovuto raggiungere in tempo utile la sede RAI per dare l’intervista tanto attesa, ma si ritrovava ingolfato nella folla che si accalcava per le strette stradine. La gialla, piccola cavalletta non gli dava requie, si muoveva dal petto alla spalla e viceversa, saltando nel vuoto appesa al prezioso filo di seta; più di una volta era stato sul punto di perderla, recuperandola appena in tempo dalla parete dove era acrobaticamente atterrata.

Finalmente un volto amico, era Nicol col suo folto caschetto: ‘Cosa fai… dove vai?’, gli aveva chiesto. ‘Credo di essermi perduto… sono atteso alla RAI per un intervista in esclusiva!’, le aveva risposto. Nicol gli era molto cara, in lei trovava un sicuro conforto anche nei momenti più difficili… non seppe trattenersi dall’accarezzarle i capelli.

Paolo finalmente era davanti allo specchio, dove i truccatori lo stavano preparando per l’apparizione. Ovviamente, la notizia era il metaball e il suo filo luccicante.

Tutto era cominciato quel pomeriggio quando il gruppo di Biochimica si era precipitato nel suo laboratorio con il prezioso barattolo forato. ‘E’ un esemplare unico, un organismo geneticamente modificato, tesse il filo meglio di un baco o di un ragno, un lungo filo continuo apparentemente indistruttibile!’. Quello che era il capo, ne aveva preso un fiocco e lo aveva appallottolato. Paolo, incrociò gli occhioni compositi della creaturina e ne fu catturato, gli sembrò triste e le sorrise…

Lo sguardo tra esseri viventi è una faccenda estremamente seria. Guai a guardare un gorilla negli occhi, potrebbe scambiare lo sguardo per un gesto di sfida, lo stesso vale per i cani! Tra gli uomini poi, ci si innamora o si odia per uno sguardo, il famoso colpo di fulmine… Paolo a tale proposito aveva una sua teoria: l’interazione delle retine stabilisce un legame tra i cervelli, la psiche… in qualche modo i due animi sono messi in contatto profondo. Allo stesso modo sono profondi gli effetti di una carezza, un bacio,… tutte le volte che i sensi entrano in contatto, gli animi si uniscono entrando in empatia o antipatia…

Insomma, Paolo era entrato in empatia col metaball, così era stata battezzata la gialla cavalletta, e ne avrebbe studiato il filo testandolo nelle sensibili apparecchiature. Si accorse presto che l’animaletto non aveva alcuna intenzione di collaborare: inutili erano state le foglie di cavolo offerte e rapidamente divorate… Per quanto venisse stuzzicato non aveva alcuna intenzione di emettere la preziosa bava. Se ne stava lì appiccicata al vetro a dimenare le antenne in maniera incomprensibile. L’idea fu istantaneamente messa in pratica: il tappo forato fu tolto ed il metaball gli saltò in braccio sparando finalmente il prodigioso filo di seta! Con la creatura appiccicata addosso, Paolo cominciò i suoi test… uno solo di quei fili sopportava il peso di 1 kilogrammo deformandosi appena e in modo completamente elastico; risultava resistente alla deformazione e tenace alla rottura in misura incredibilmente alta, risolvendo un’equazione apparentemente insolubile… e in più era fatto di proteine completamente biodegradabili!

Quelli di Biochimica si erano inviperiti nel vedere il barattolo vuoto: la cavalletta si era ficcata intimorita sotto il maglione per non farsi vedere e Paolo aveva giurato e stragiurato di non saperne nulla: avrebbero messo a soqquadro il Lab pur di scovarlo. Beh, fu allora che il poverino si palesò e fu ficcato a forza nella sua prigione! Ancora un giorno di test e poi l’avrebbero ripreso.

Paolo dopo la comparsa in TV, in compagnia di Nicol, si era perso nell’euforia della festa che impazzava per la città. Adesso, lungo l’elegante corso c’erano i più euforici happening: lo chef pasticcere preparava in vetrina le deliziose praline offrendole ai curiosi; l’artista dipingeva la sua tela in plein air; l’estetista era intenta a trasformare la ragazza sotto i suoi tocchi; e poi le foto con la bellissima modella nelle vesti della regina… I due si persero tra le luci e lui stava attento a non perdere lei che gli stava attaccata addosso come una spilla d’oro.

‘Ho sognato l’astuccio dell’aspirina…’. ‘Cosa?!?’. ‘Sì, ho sognato che l’astuccio tappato se ne stava sospeso a mezz’aria… l’afferravo per aprirlo, ma per quanto tirassi i miei sforzi risultavano vani…’. ‘E’ stato allora che ho capito che “la chiusura” è il male assoluto! Sì, un sistema chiuso è sicuramente malato, destinato a morire, avviene così per l’egoista, per il pavido… L’Amore è esattamente il contrario dell’egoismo e della paura’. ‘Pensa te!’. Anche il metaball aveva bisogno di me, ed io di Nicol… Appena ci chiudiamo, soffriamo e siamo perduti.

L’animaletto mi guardava con dolcezza, se così si può dire per una cavalletta, come se capisse, chissà cosa pensasse (se pensasse, ma sicuramente pensava…) nel suo piccolo cervello modificato, che sentimenti provasse (se ne provasse, ma sicuramente qualcosa doveva provare…) nel suo piccolo cuore? Fatto sta che l’ultima notte stava trascorrendo, la scoperta fantastica era stata divulgata e al mattino i tre si sarebbero separati per sempre.

In quella notte ogni cosa aveva un significato più profondo; finalmente, la Realtà gli appariva per quello che era: un fantastico puzzle in cui ogni pezzo se ne porta dietro un altro e un altro ancora… Ai suoi occhi nulla appariva più semplice o banale, ermeticamente chiuso. Tutte le separazioni apparivano false e malvagie, erano il problema da superare… Per i biochimici il metaball era solo un estrusore da inchiodare come un Cristo in croce a fare il filo… dei suoi occhi non gliene fregava niente, ancora meno del suo cuore! La loro era una chiusura mentale: ‘Solo questo e niente altro!’. Quante chiusure mentali ci opprimono fino all’infelicità? Quanti giudizi parziali ci appaiono solennemente razionali e ci sviano verso la peggiore irrazionalità?

Insomma Paolo cercava mille e una scusa per non dover restituire il suo amichetto e statene certi che non l’avrebbe restituito a costo di disperderlo come Pollicino nel bosco… no! Di nasconderlo dentro casa… avrebbero rovistato! Di inghiottirlo o spiaccicarlo al muro… no, no! Forse avrebbe dovuto aprirsi e spiegare che non era l’ingranaggio  di un motore ma un essere vivente che non aveva solo ghiandole superiori ma anche un animo, forse più grande del nostro… Intanto, il metaball impigliato nel maglione sembrava annuire, Nicol sembrava aver capito il problema. ‘Non siamo macchine, volete capirlo, non abbiamo pulsanti che fanno girare il meccanismo… Gli essere viventi non funzionano con l’elettricità, non si muovono a comando, sono creature divine e fanno cose fantastiche… Finalmente, possiamo risolvere le equazioni che avevamo reso impossibili…’. Il metaball, come l’Uomo, non funziona senza amore… può essere costretto a farlo sotto tortura ma al prezzo di renderci peggiori, fino a che punto? Aveva deciso, non l’avrebbe restituito, avrebbe spiegato di aver capito il senso delle cose, si sarebbe trincerato dentro il bene, contro il male…

‘Un attimo – disse Nicol – non sono molto sicura sulla distinzione un tantino netta che fai tra il bene e il male… Discorso certo lungo e tormentato che ci affligge da secoli e che non avrei mai la presunzione di saper affrontare, esistono infinite variazioni sfumature variabili che hanno un ruolo se non proprio determinante nella definizione…’.

‘Oddio!’, non sentivo più le sue zampette sulla pelle, mi ero abituato al suo solletico… sentivo solo una carezza. Terrorizzato, temendo d’averlo perduto, alzai di colpo la maglia… al suo posto trovai un tatuaggio d’oro, ricamato con filo lucente sul mio petto… la metamorfosi si era compiuta e la farfalla volò via.