Henri de Toulouse-Lautrec e Vincent Van Gogh

Henri de Toulouse-Lautrec e Vincent Van GoghHenri de Toulouse-Lautrec e Vincent Van Gogh

Il paesaggio non lo interessava, solo la figura e forse nemmeno la figura, ma il volto. Non era incu-riosito neanche dalla novità, ma dalla capacità dell’artista di far emergere dai visi ciò che nemmeno loro sanno: Nel nostro tempo ci sono molti artisti che fanno qualcosa perché è nuovo. Vedono il loro valore la loro giustificazione in questa novità. Tuttavia ingannano loro stessi: la novità è raramente l’essenziale. Sto parlando di Henri de Toulouse-Lautrec che nella mostra a lui dedicata al Museo dell’Ara Pacis dal 4 dicem-bre 2015 all’8 maggio 2016 (Collezione del Museo di belle arti di Budapest) testimonia di amare in modo particolare i visi. Spesso, infatti, il resto del corpo e l’abbigliamento sono solo accennati.
Voglio qui analizzare il rapporto particolare che intercorse tra Henri de Toulouse-Lautrec e Vincent Van Gogh. Per fortuna Henri ha Vincent. Non è l’unico amico, ma quello con cui può intensamente condividere i suoi turbamenti con la piena consapevolezza di essere compreso. Questo è possibile perché Van Gogh ha una sensibilità particolare, forse derivata da una vita non certo serena. Prima di venire a Parigi ha subito un sacco di peripezie. La sua vocazione profonda per la pittura è uscita fuori solo in un secondo tempo e quindi si è trovato costretto, anche dalla famiglia di origine, a seguire strade che non erano le sue. Tra le tante cose ha fatto pure il predicatore religioso. Solo il fratello Théo ha capito le sue potenzialità artistiche e ha cercato di orientarlo in questo senso.
Vincent parla spesso a Henri della sua vita, soprattutto delle sue esperienze femminili. Si è sempre innamorato delle donne sbagliate, prima di una cugina, dalla quale è stato rifiutato, poi di una prostituta alcolizzata e malata di vaiolo che ha tentato di sposare per sottrarla alla sua disperata condizione, infine di una ragazza, sua modella, tirandosi dietro l’accusa dei genitori di averla messa incinta. Ma forse ciò che ha inciso di più sulla sua instabile personalità è stata la morte del padre per infarto, avvenuta durante un loro litigio furibondo. Henri e Vincent si incontrano da Cormon con altri pittori che frequentano lo studio: Albert Grenier, Rachou, Charles Laval, François Cauzi, Louis Anquetin, Emile Bernard. Di carattere chiuso, Van Gogh non lega facilmente con tutti, solo con Henri con cui ha un’amicizia esclusiva. Lasciano lo studio per affrontare nuove esperienze, si sono avvicinati all’avanguardia degli “Artistes Incohérents”. In sfregio alle convenzioni, Henri firma i quadri con lo pseudonimo irriverente di “Pubisde Cheval”. Nel 1887 organizzano una mostra collettiva al Grand-Bouillon, il ristorante di avenue de Clichy. A Parigi cominciano ad accorgersi di Henri, della sua tecnica, basata sulla libertà dagli schemi e dagli stereotipi dell’accademia, lo considerano un pittore, non solo un produttore di manifesti. Vincent è convinto che la sua pittura sia unica e innovativa basata sul tratto, piuttosto che sulla macchia di colore, oltre e meglio di Seurat. Il tratto è molto più efficace del punto, e Henri sa quanto Vincent, come lui, ami Seurat. Quella di Henri è la tecnica della nuova pittura. Nelle campiture, sostituire la macchia di colore con i tratti, con le pennellate singole, permette di dare movimento, tensione, vita propria alle immagini. Henri non crede nella pittura delle scene, degli ambienti, dei paesaggi. Non esiste che la figura, il paesaggio è nulla, non dovrebbe che essere un accessorio, dovrebbe essere usato solo per rendere più intellegibile il carattere della figura. Anche Vincent vuole dipingere in questo modo, si sente vecchio ma vuole recuperare. Vincent ha cominciato a dipingere con un’intensità strabiliante, producendo centinaia di opere in poco tempo, sottraendo spazio all’amicizia con Henri. La pittura lo assorbe completamente, tanto che si chiude sempre più nella propria solitudine esistenziale. Di tanto in tanto Henri va a trovarlo a casa e si intrattiene con il fratello, Théo che organizza una mostra a Bruxelles. Vincent stringe amicizia con Paul Gauguin con cui vuole andare in Provenza. Henri è preoccupato per questa decisione, non solo perché perde l’amico, ma anche per i rischi della nuova convivenza tra i due artisti. Infatti, i litigi sono aspri tanto che Vincent insegue l’amico con un rasoio poiché Paul gli rimprovera la sua condotta disordinata. Gauguin corre in albergo preparandosi a lasciare Arles, Vincent, in preda ad allucinazioni, si taglia metà dell’orecchio sinistro, lo incarta, lo consegna a Rachele, una prostituta del bordello frequentato dai due pittori e poi torna a dormire a casa sua. La mattina seguente la polizia lo fa ricoverare in ospedale, dove viene curato per epilessia. Passerà il resto della permanenza ad Arles alternando un’intensa attività artistica a frequenti degenze in ospedale. Il rapporto con Gauguin è un fallimento ma sul piano artistico l’esperienza provenzale è stata molto feconda.. Henri non lo incontrerà l’anno dopo a Bruxelles perché è ancora ricoverato in ospedale. La mostra ospita sei dipinti di Van Gogh: ha usato la tecnica di Henri, aggiungendovi un po’ di follia…non tutti a Bruxelles apprezzano Vincent: il pittore Henri de Groux si dichiara offeso di presentare i propri quadri accanto a quelli di Vincent e decide di ritirali dalla rassegna. Al pranzo inaugurale, all’entrata, Henri gli sbarra la strada con un bastone: “Siete stato voi a offendere il mio amico Vincent?”. “Certo! Di fronte a certa immondizia, non si può tacere!”. “Allora vi dico che, poiché il mio amico si trova in ospedale a qualche migliaio di chilometri di distanza, dovrete vedervela con me!”. ”Oh bella, io non mi abbasso a discutere con un nano…”. Henri lo sfida a duello che però non c’è stato per l’intervento dei presenti che calmano Henri e convincono de Groux a presentare le scuse ufficiali nei confronti di Vincent come espressamente richiesto da Henri. Henri ha poche notizie di Vincent esclusivamente dalle lettere che riceve Théo. Lo incontra di nuovo quando torna a Parigi durante una visita al fratello che nel frattempo si è sposato ed ha avuto un figlio. Henri è sconvolto dall’aspetto sofferente dell’amico e dagli occhi spiritati. Van Gogh è fortemente interessato al ritratto, vorrebbe fare dei ritratti che tra un secolo, alla gente di quel tempo, possano sembrare delle apparizioni. Non vuole raggiungere questo risultato attraverso la somiglianza fotografica, ma attraverso un’espressione appassionata, impiegando come mezzo di esaltazione del carattere la conoscenza ed il gusto moderno del colore. Henri e Vincent hanno in comune le idee riguardo all’importante funzione che ha il ritratto nell’approfondire la realtà umana attraverso la pittura. La visita al fratello dura poco e Vincent riparte per Auvers. I due artisti non si rivedranno mai più; Henri, informato in ritardo, non riesce ad andare al funerale dell’amico: (…) Voi sapete quale amico sia stato per me e quanto abbia tenuto a dimostrarmelo (Lettera di Henri de Toulouse-Lautrec a Théo, Parigi, 31 luglio 1890). Vincent si spara un colpo di pistola al petto e suo fratello, caduto in uno stato di assoluta apatia, subisce un crollo nervoso ed è ricoverato in una clinica per alienati mentali, a Utrecht, in Olanda dove muore sei mesi dopo Vincent. In pochi mesi Henri perde l’amico più caro e il più solerte e sensibile organizzatore di mostre come direttore della galleria Goupil, sul boulevard di Montmartre.

Fausta Genziana Le Piane