Il monastero delle Domenicane di Sant’Agnese a Rieti

La memoria storica: l’archivio del monastero delle Domenicane di Sant’Agnese a Rieti

Comunione mistica della beata Colomba

Comunione mistica della beata Colomba

La comunità delle Domenicane di Sant’Agnese a Rieti, nei suoi oltre settecentocinquanta anni di vita, ha attraversato dolorose vicissitudini ed ha superato drammatici eventi, ha per due volte costruito quasi dalle fondamenta la propria dimora, ha preso parte attiva alla riforma della vita religiosa: le sue cronache costituiscono un osservatorio privilegiato dal quale è possibile comprendere fatti e fenomeni che vi si riflettono da parte della società civile, nei lunghi secoli segnati nel territorio reatino dal lento tramonto del medioevo fino agli albori dell’età moderna e contemporanea.
I materiali dell’archivio storico, faticosamente scampati alla dispersione durante le secolari vicissitudini che hanno travagliato la comunità, sono di fondamentale importanza per ricostruirne la storia.
Nella prima fondazione extra moenia, avvenuta intorno alla metà del XIII secolo, le Domenicane di Sant’Agnese si prestarono, al pari delle Clarisse di Santa Lucia, ad assolvere al ruolo di custodia spirituale simbolicamente disposta al di là della cinta muraria ai margini del perimetro urbano, secondo una concezione assai diffusa e condivisa in età medievale.
Quando nel 1494 il più antico sito fu devastato da un incendio doloso, la comunità dispersa e falcidiata fu ricostituita intra moenia, presso la casa natale della correligionaria suor Colomba, destinata alla gloria degli altari, che da pochi anni a Perugia aveva dato vita ad un monastero del Terz’Ordine retto da una originale regola di vita comune .
La lenta opera della ricostruzione materiale e spirituale impegnò a lungo le religiose, che affrontarono con dedizione il gravoso incarico trasformando gradualmente la dimora di un agiato mercante di pannilana in un luogo di penitenza e di preghiera.
Durante tre secoli, dunque, la vita potè tornare a trascorrere nel nuovo monastero quietamente ordinata dalla Regola, scandita dalle ore canoniche.
Sul finire del XVIII secolo, la quiete delle Domenicane di Sant’Agnese fu turbata dall’incalzare degli eventi: scampate nel 1799 all’espulsione decretata dal governo della Repubblica Romana, le monache subirono danni economicamente rilevanti durante la dominazione francese.
Dopo il 1814, la restaurazione comportò una breve stagione di stallo, benché i beni materiali espropriati non fossero reintegrati alla comunità religiosa.
Con l’annessione della città di Rieti al Regno d’Italia, per effetto delle leggi Siccardi del 1866 le religiose furono costrette a acquistare lo stabile in cui ormai da quattro secoli risiedevano per poterne mantenere la proprietà e l’uso.
Ad onta di ogni difficoltà materiale, affrontando con la forza confidente della preghiera ogni disagio, le Domenicane di Sant’Agnese a Rieti come le vergini sagge dei Vangeli mantengono viva presso il loro monastero la fiaccola della fede.

LE ORIGINI DEL MONASTERO EXTRA MOENIA

Il primitivo insediamento di Fondiano, promosso e tutelato dalla munifica famiglia romana dei Savelli, è caratterizzato essenzialmente dalla condizione di isolamento rispetto alla vita cittadina che nel corso del XIII secolo assume sempre più vivacemente i tratti della civiltà comunale: le pie donne che vi si recludono possono così dedicarsi serenamente alla vita contemplativa, intercalata dalle attività di cura del giardino e dell’orto e dai lavori muliebri della filatura, della tessitura, del ricamo.
Né mancano le occasioni per praticare le opere di pietà, poiché le religiose – non ancora vincolate dalla clausura – frequentano la città e si segnalano per la loro assidua attività caritativa svolta essenzialmente nell’ambito del sestiere di porta Cintia de suptus.
Qui infatti è sorta la comunità maschile dell’Ordine dei Predicatori, nel cuore dell’area di espansione a settentrione della città, popolata da gente di modesta condizione, recentemente inurbatasi.
Non a caso, la cinta muraria eretta proprio nel torno di anni che vedono la fondazione del monastero di Sant’Agnese e del convento di San Domenico si apre a Nord-Ovest con una porta che i documenti del tempo indicano di volta in volta come porta Santae Agnetis o di porta SS. Apostoli, rammentando così l’antica chiesa che nel 1263 Riccardo di Pietro Annibaldi aveva destinato in eredità al Priore di San Sisto «cum domibus, claustris, casalitiis, terris, hortis et vinei intra et extra muros civitatis» costituendo il primitivo nucleo dell’insediamento ratificato nel 1268 al Capitolo di Viterbo.
Secondo la tradizione attestata dalle Memorie del venerabile monastero di Sant’Agnese e confermata dal Tabularium della Cattedrale, la fondazione del sito monastico in Fondiano precede, sia pure di pochi anni, l’ insediamento della comunità maschile dell’Ordine dei Predicatori.
Nel corso della quarta decade del sec. XIII infatti la nobildonna Isabella Savelli, intenzionata a sciogliere un voto, avrebbe dotato i monasteri extraurbani di Santa Lucia e Sant’Agnese affidandoli ai rami femminili dei due Ordini Mendicanti, francescano e domenicano.
Sotto l’episcopato di monsignor Tommaso, il 21 novembre 1259, presero i voti diciassette domenicane, a cui fu dunque affidata la comunità di Fondiano.
Un manoscritto rinvenuto dal canonico Vincenzo Palmegiani e compulsato dal nipote Francesco agli inizi del XX secolo riporta la notizia che i Savelli dotarono 120 orfane in occasione del monastero di Sant’Agnese, al quale fornirono trenta giunte di terra in contrada Cottano oltre alle sette giunte prospicienti al monastero.
Alla generosità del nobile casato romano fu dovuta inoltre la dotazione degli arredi necessari alla funzionalità della chiesa.
Il settecentesco Libro delle memorie parla inequivocabilmente dell’ Edificazione del Monastero antico, fuori di Porta Cintia (cap. 1), prevedendo nell’indice un capitolo purtroppo mancante dedicato a descrivere Ciò che accadde al suddetto monastero , e sua distruzzione (cap. 5) per proseguire con le cronache del Nuovo Monastero, Casa della beata Colomba (cap. 8).

I PRIMI DUE SECOLI DI VITA

«Grazie a Dio che nell’agro reatino era stato rimesso il grano, perché il 26 agosto di quest’anno 1494 sulle ore quattro vennero da Spoleto gli invasori e per le nostre pianure ammazzarono tredici contadini, nove cavalle, due buoi (…) e poi vennero a S. Agnese e perchè non poterono entrare, diedero fuoco al cascinale onde le monache in numero di diciassette si ritirarono sul Campanile: ivi giunti i nemici, esse si posero a gridare e fuggire ma, parte con le armi, parte con le sciabole, furono tutte uccise e bruciate insieme con la Chiesa e il Monastero, meno il Campanile e l’altare maggiore. Erano fuori otto monache, sei per la questua e due ad assistere con la Croce Santa Giovanna madre di Colomba e queste tutte restarono in quella casa per ordine del Vescovo. Ma sorpresi i vandali dalle milizie reatine furono respinti a Terria, ne ammazzassimo seicentodiciannove e l’altri furono affogati e si contarono duemilatrecentotrenta corpi e dei nostri due, uno dei quali fu mio fratello e quattro feriti».
Il racconto delle tragiche vicende legate alla ricostituzione del venerabile ed antico monastero domenicano presso la casa natale della beata Colomba viene ripreso a distanza di tre secoli dal P.M.ro.Gaetano de Santis Definitor perpetuo ne Minori Conventuali di S.Francesco nel cap.VII del Libro delle memorie del ven.Monastero di Sant’Agnese di Rieti: «Monastero nella Casa della B.Colomba – Da Giovanna Madre della Beata Colomba a petizione della figlia vivente, e dimorante in Peruggia fu eretto l’Altare nel di lei Oratorio, che era la stanza della sud:a Beata , sotto il titolo di Santa Caterina da Siena: Morì Giovanna, e per ordine della med.ma rimase la casa in potere delle monache di S.a Agnese fuori di Porta Cintia, Le quali temendo di molti insulti, che ricevere poteano dalli Barbari, che aveano circondata la valle spoletina, sino al num.o di sette si ritirarono in città, portando seco tutto il più prezioso, che in quel monastero aveano, lo conservarono in d.a casa ed oratorio. Sequiva pertanto la devastazione di d.o Monastero dall’irruzione de Barbari. L’Em.o Card.Giovanni Colonna vescovo, sotto il pontificato di Alessandro VI elesse per direttore di quelle religiose il P.re Giambattista Calvisano Domenicano, colla facoltà di sopraintendere al nuovo monastero, che in detta casa della b.Colomba fabricavasi, come leggesi dal libbro di spese da esso scritto, ove nel frontespizio dicesi = In questo Libro sono scritte alcune entrate, ed uscite pertinenti alla Fabrica del Monastero di S.a Agnese dentro la cittade di Rieti, intitolato S.a Caterina da Siena che fù casa, ed abbitazione della beata Colomba dell’Ordine de Predicatori, quale fù principiato nel 1499. Dopo certo intervallo di tempo fu riassunto l’anno 1517, essendo stato intermesso per varie tribulazioni di guerre, di fame e di peste. Nel Libro delle piante del Monastero leggesi = Questo monastero fu principiato nella casa della B.a Colomba l’anno 1499, e qui si trattennero quelle poche monache, ch’erano uscite prima dell’incendio, ed eccidio fatto da’ Barbari in S.a Agnese fuori di Porta Cintia».

LA RICOSTITUZIONE DEL MONASTERO (1494-1517): CINQUE SECOLI DI VITA RELIGIOSA E COMMITTENZA ARTISTICA

Padre Sebastiano Angeli ascrive a sé stesso il merito di aver sostenuto e sollecitato l’arrivo di Vanna Guadagnoli a Perugia.
Infatti, dopo aver narrato nella Legenda Volgare che “a quil tempo El suo patre angelo antonio defunto piamente Johanna sua matre sciolta da legame matrimoniali: secondo la amonitione de lo beatissimo peregrino: sequitò beata Colomba In però che anchora lei prese l’habito de la penitentia de sancto domenico:e in quilla fo profexa”, facendo peraltro allusione ad un episodio relativo alla partenza di Colomba verso la patria elettiva, in un successivo capitolo il biografo specifica: «In quillo tempo molto me compiacque e parseme oportuno per comodità e reguardo de lo monasterio excitare li citadine e la prioressa che per ogni modo se facesse venire la matre de beata Colomba e lo fratellino e la sorella: etiandio a custodia de le fanciulle. Perché era già profexa suora donna proba e circumspecta e la sua presentia veneranda. La quale a le lectere del convento publiche e de le Suore aconsentì benignamente.E menò seco el fanciullo e la zitola».
Pur essendo inevitabilmente avaro di notizie in ordine alle cause ed alle modalità dell’insediamento delle monache domenicane presso la casa natale di Colomba da Rieti, padre Sebastiano riferisce però diffusamente i miracoli che qui vengono operati «per li meriti de beata Colomba», dal momento che la vergene de cristo beata Colomba corporalmente stava in peroscia:ma cum li suoi meriti e oratione per la vertù de dio adoperava nientedemeno nelle cità dintorno», ed in particolare «nella sua cità de reiete».
Il Libro delle memorie nel monastero reatino elenca diffusamente gli oggetti lasciati da Colomba da Rieti nella casa natale al momento della partenza alla volta di Perugia, conservati come reliquie: «Lasciati adunque tutti i suoi abbiti nella camera ove dormiva Giovanna di lei Madre di casa Guadagnoli, e Angelo antonio suo Padre, posero in una cassetta tutte le di lei vestimenta: cioe tre camiscie di lana: la tunica: Tonicello: e cappa.Una matassa di filato da lei lavorato: una treccia di capelli che fu quella che si recise quando i genitori la violentarono alle nozze terrene: un cilicio: ed una catena, con una scudella dove beveva la Beata: ed il Crocefisso, che riteneva nel suo Altarino. Quali furono serrate, e sigillate. Fu aperta detta cassa li 11 9bre 1513 dal Card. Pompeo Colonna vescovo concedendo al P. Bastiano da Calvi Fondatore del Monastero di S. Agnese nella casa della B. Colomba la catena che teneva su i lombi la Beata, colla quale aveva il Sig.re per intercessione della Beata molti miracoli = comunemente d.a la Catena di S. Caterina da Siena perché il monastero fù sul principio fondato sotto d.o titolo. Quindi a pagina 202 della sua vita, fra li capi provati ne i procesi fatti per la canonizzazione della Beata al num.° 15 vien provato il seguente cioè come in Rieti nel giorno che si celebra la festa di S.a Caterina da Siena, si benedice l’acqua in onore di d.a Santa, e poi ve s’immerge detta catena di ferro, e poi da divoti presa quell’acqua con grandis.a venerazione per la quale Dio opera molti miracoli.
Ed al n° 4 leggesi ivi come facendosi la processione la p.ma e seconda domenica del Mese in S. Domenico di Rieti, da tempi immemorabili in qua sempre è stato portato processionalmente le catene, con che la santa si flagellava, quali catene sono come preziose Reliquie venerate.
Al n° 17 poi si legge; come nel 1519 fu fatta la seconda campana in onore della B.a Colomba: chiamata Chiara Colomba con l’iscrizione Patriae liberatione dov’era scolpita colomba volante al Cielo; così riferisce il P. Bastiano.
Furono dalla Città di Peruggia mandati alla Città di Rieti li Precordi di d.a Beata, e sotto li 20 mag.o del 1647 fu solennizzata la festa essendo stato approvato il culto dalla S. Congr.ne di S. Officio celebrandovi M.Sig. Battista Tusco: coll’indulgenza plenaria ad septennium.
Il crocifisso ancor si conserva ed è quello stesso che per tradizione dicesi che parlasse più volte alla serva di Dio Maria Angiola Sonanzi Romana il di cui corpo è riposto sotto il confessionale.
Una camiscia fu data al Monastero di S.a Lucia ed una al Monast.o di S.a Caterina. L’altre cose sono in S.a Agnese di Rieti».
Tre secoli sono trascorsi dagli eventi narrati nelle Memorie: la loro traccia, per quanto labile, conserva il tratto distintivo della tradizione orale, sostenuta dal riferimento a cronache più antiche, purtroppo disperse.
Intanto, la comunità reatina si è sensibilmente accresciuta.
La Serie delle professe, riportata dal Libro delle Memorie, registra 107 monacazioni in poco meno di un secolo, fra il 1502 ed il 1600.
Alle vocazioni reatine si aggiungono quelle provenienti dal territorio diocesano (rispettivamente, da San Giovanni Reatino e da Rocca Ranieri), nonché dalla diocesi contermine di Cittaducale. Cinque religiose, probabilmente inviate dal Provinciale, sono romane, due infine vengono da Narni, città natale della beata Lucia Broccadelli, che fu figlia spirituale di Colomba da Rieti.
Il monastero di Sant’Agnese ospitò, oltre alle monache coriste ed alle converse, numerose educande provenienti dai casati dell’antica aristocrazia fondiaria e della più recente borghesia mercantile reatina.
Gradualmente, nel corso del XVIII secolo, il numero delle velate e delle educande fece registrare una diminuzione, mentre rimase costante quello delle converse.
A questa flessione non sono certamente estranei gli eventi che segnano la fine del secolo.
Il 18 febbraio 1798, infatti, Rieti fu annessa alla Repubblica Romana come “cantone urbano” del dipartimento del Clitunno.
Se le monache di Sant’Agnese, pur minacciate di espulsione dalla municipalità giacobina, non risentirono del saccheggio a cui la città di Rieti fu fatta segno dalle masse napoletane del generale Salomone, subirono però peggiori conseguenze al tempo della dominazione napoleonica.
Nel 1800, infatti, il monastero dovette offrire alle truppe francesi le vettovaglie ed il bucato, stando alla documentazione offerta dal Libro dell’Esito.
Durante la primavera del 1801, le claustrali dovettero addirittura lasciare ai francesi l’intero complesso monastico che fu adibito ad ospedale militare.
Le educande e le novizie dovettero dunque tornare presso le loro famiglie, mentre le coriste riuscirono a superare il grave periodo di crisi grazie alle sovvenzioni di alcuni benefattori ed ai proventi della vendita di legumi, cereali e vino prodotti in eccedenza dai terreni di proprietà del monastero.
L’occupazione napoleonica perdurò con i suoi deleteri effetti all’incirca per un decennio
Il libro dell’Introito Magistrale del Venerabile Monastero di Sant’Agnese di Rieti principiato sotto il governo della Reverenda madre Suor Maria Rosa Perrini di Aspra eletta Priora il 2 luglio 1749, dalla Reverenda Madre Suor Maria Isabella Udot Romana cassiera annota nel 1799 la vendita di un terreno resasi necessaria per pagare il tributo “alli francesi”, mentre registra fra le entrate il ricavato della vendita di pane per la città e di vino per i militari francesi.
Venute meno le rette delle educande, ridotte a sei nel 1796 ed infine ad una – per soli sei mesi – nel 1801, le cosiddette «vendite alimentari» garantirono la sopravvivenza della comunità in attesa di tempi più sereni.
Reintegrate solo in parte nella proprietà dei loro beni, al tramonto dell’età napoleonica le monache di Sant’Agnese rinnovarono il loro impegno tornando ad attivare l’educandato ed il noviziato, tanto che il vescovo mons. Gabriele Ferretti poteva annotare negli Atti di Sacra Visita del 1833: «in questo monastero fiorisce la vita comune stabilita da Monsignor Fioravanti, vescovo di Rieti, e il rispetto della stretta Regola di S. Domenico, per quanto lo permette la debolezza e la ristrettezza delle rendite».
Fin dal 1823, il buon governo pontificio aveva dato incarico all’amministrazione locale di sostenere le comunità religiose mediante l’emissione di una «pensione comune» pari a circa mille scudi annui.
Tale «assegnamento comunale» era finalizzato a risarcire gli enti ecclesiastici dell’esproprio di terreni agricoli e beni immobili messi in vendita dal governo napoleonico.
Dopo l’Unità d’Italia, le leggi eversive del 1866 depauperarono ulteriormente la comunità religiosa, costretta a riscattare la proprietà del monastero abitato ormai da quattrocento anni.Così come ha recentemente indagato nella sua tesi di laurea Silvia Ficorilli , il raffronto fra il cabreo portatile secentesco custodito presso l’archivio del monastero con i registri del Catasto Piano dimostra un consistente aumento degli investimenti fondiari , unito ad una diversificazione delle zone in cui il patrimonio agricolo del monastero si estendeva: «pochi anni prima della dominazione francese i terreni appartenenti al monastero (…) si trovavano in località Porta Conca (81 giunte), Porta Cintia (217 giunte) e Porta Romana (136 giunte). Le proprietà della comunità religiosa, che nel 1754 si trovavano nella campagna reatina, sono dislocate, invece, nel 1792, immediatamente fuori dalle mura della città» .
La saggia, oculata gestione del patrimonio fondiario pazientemente accumulato attraverso l’investimento progressivo delle doti delle monache e dalle entrate assicurate dai livelli e dai luoghi di Monte fu travolta dagli esiti dell’espropriazione napoleonica degli Enti ecclesiastici.

 

LA CHIESA E IL MONASTERO

Nei primi anni del XX secolo, il Visitatore Canonico Don Giovanni Fidelia ricapitola puntualmente, su incarico di monsignor Sidoli, le vicende e le vicissitudini che hanno segnato la duplice fondazione del monastero,attingendo con ponderatezza alle fonti
d’archivio:
«VISITA AL MONASTERO DI S.AGNESE
ORIGINE – Il Monastero delle Domenicane detto di S.Agnese fu edificato dalla nobile famiglia reatina dei Savelli in un loro terreno: denominato Fontiano fuori porta Cintia, e propriamente nel posto ove è stata eretta quasi a perpetua memoria un’edicola dedicata alla beata Colomba vergine Domenicana e cittadina di Rieti.
Fu sotto il pontificato di Innocenzo IV che Monsig. Ranerio Vescovo di Rieti l’anno 1249 benedisse, e gittò la prima pietra dei fondamenti della Chiesa di S.Agnese Vergine e Martire, e ne fu cominciata la fabbrica.
L’anno 1250 fu creato Vescovo di Rieti il P.Domenico dell’Ordine dei predicatori, e questi come Domenicano avrebbe dato maggior impulso a detta opera a gloria del patriarca S.Domenico; ma partì per le missioni delle Indie.
In ogni modo la costruzione non fu arrestata e la fabbrica del Monastero e della Chiesa potette essere terminata l’anno 1256, ed il 21 Novembre 1259 Monsig. Tommaso Vescovo sotto il pontificato di Papa Alessandro IV dopo aver benedetto la detta Chiesa e celebrata la Messa pontificale comunicò 17 vergini già vestite dell’abito di S.Domenico, e poi processionalmente le condusse nel Monastero suddetto.
Dopo questo tempo,quando cioè nel Monastero di S.Agnese fioriva la vita religiosa e propriamente sul principio del secolo XV, venne alla luce in Rieti la vergine Colomba che vestì l’abito di S.Domenico.Mentre costei dimorava in Perugia volle che sua madre Giovanna erigesse un oratorio nella stanza che era stata abitata da essa, e quest’oratorio fosse dedicato a S.Caterina da Siena.
Venuta a morte Giovanna la casa insieme all’oratorio per volontà sua passò in potere delle Monache di S.Agnese fuori porta Cintia(…)».
Il canonico Fidelia è piuttosto impreciso nell’indicare la contestualizzazione cronologica della biografia di Colomba da Rieti: ad ogni buon conto,la data su cui le fonti concordano riguardo all’inizio dei lavori di ristrutturazione della casa natale di Colomba da Rieti resta quella del 1499.
Da cinque anni era avvenuta la devastazione del monastero di Fondiano, mentre al 1496 è datato l’atto notarile redatto presso il chiostro di San Domenico da ser Francesco di Giacomo, davanti al quale il 21 di agosto donna Caterina, priora di Sant’Agnese, acquista dalla vedova Vanna una casa in porta Cintia di sotto, restandole debitrice della somma di cento fiorini.
Probabilmente, l’atto generoso di Ficcante che intende dotare la casa di una cappella da l’avvio ai lavori.
In realtà, Ficcante ha rivestito già negli anni che precedono questi eventi un ruolo di prim’ordine nelle questioni di casa, così come nella vita pubblica della città.
Egli è senz’altro l’esponente più facoltoso ed autorevole di questa famiglia di mercanti che aspira a rivestire un ruolo di prim’ordine nella società dei tempi nuovi che tardano troppo a maturare, nella stagnante città del Patrimonio di San Pietro, ai confini con il Regno di Napoli.
Egli decide, a suo tempo, il futuro della nipote, preziosa pedina nello scacchiere delle alleanze politiche ed economiche che un buon matrimonio contribuisce a rinsaldare. Contratta per lei nozze vantaggiose, a cui ostinatamente la giovanetta si sottrae.
E’però il primo, più tardi, insieme con il più mite Angelo Antonio, a riconoscere la legittimità della sua scelta di vita religiosa ed a convalidarla attraverso un atto dall’indubbio significato simbolico.
Dunque, la casa che nei primitivi intendimenti della famiglia avrebbe dovuto costituire un centro di potere economico diventa, grazie alla generosità di Vanna ed al lungimirante intervento di Ficcante, un centro fervente di vita religiosa.
L’atto notarile che da l’avvio ai lavori di ristrutturazione necessari a trasformare in un monastero l’edificio di via della Collina è registrato dal notaio Clarelli il 16 agosto 1499: con tale atto, Maestro Giovanni di Sallorino di Varese s’impegna nei confronti del procuratore del monastero, Domenico Perotti, ad erigere per un ducato al passo, vuoto per pieno, «in domo olim Palumme de Reate in civitate Reate et porta Cintia de supra iuxta res Mariani Tatoti, Contis Gerardis (et aliorum) tot parietes et muros ibi necessarios pro monasterio ibi fiendo et fabricando per dominas sorores tertii ordinis Sancti Dominici, et facere fundamenta (…)».
Anche a Rieti, come già a Perugia, il monastero crebbe nelle sue strutture grazie ai lasciti ed alle elemosine dei figli spirituali di suor Colomba, morta in concetto di santità.
Così, ad esempio, nel marzo 1505 il canonico Amico Stabili concorre alla costruzione «unius domus sive capelle edificande pro devotione beate Palumbe iam incepte», secondo quanto attesta un rogito del notaio Nicolacci.
La costruzione del complesso monastico procede lentamente, ma costantemente durante la prima metà del secolo XVI.
Nel 1521, viene realizzato il pozzo indispensabile all’approvvigionamento idrico della comunità religiosa, che ha ormai rinsaldato le sue file.
Nel 1544, Maestro Giovan Pietro Lombardo di Colle Vaccaro, residente a Rieti, pattuisce con la priora Suor Tommasa ed il procuratore Domenico Causata un compenso di 11 carlini la canna per la costruzione del campanile «in dicto monasterio prope viam Colline et in orto dicti monasterii».
Il campanile a vela dovrà essere alto 15 piedi al di sopra del tetto: ad allontanare da esso i fulmini le monache, forse memori delle consorelle morte nell’incendio del 1494, disporranno nella soffitta un simulacro della beata Colomba.
Negli stessi anni, Bartolomeo Torresani decora a fresco la lunetta sovrastante il portale della nuova chiesa, realizzato utilizzando i pregevoli materiali di risulta della più antica costruzione di Fondiano.
All’interno della cornice inscritta all’interno di una valva curvilinea il pittore veronese impagina una Sacra Conversazione con San Pietro martire e Sant’Agnese.
Le cronache del Libro delle memorie descrivono così le opere di ristrutturazione e di ampliamento che si susseguono all’incirca per cinquanta anni, a cavaliere fra il XV ed il XVI secolo: «Fu ideato e fondato adunque il nuovo monastero di S.Agnese di Rieti nella casa della B.a Colomba. La cantina servì per la nuova chiesa. La di lei camera per il coro di sotto. La sala sopra la chiesa, ove presentem. viene la nuova chiesa fu primo dormitorio. Dove ora vi è il comodo della sacrestia, era le portinare del 2° dormitorio. Nel giardino verso la strada fu fatto il comodo per le Religiose e di sotto la sacrestia di fuori. L’orto verso il coro servì per la fabrica del campanile. La casa Chiavellone servì di sotto per refettorio e macine e di sopra per dormitorietto e infermaria. La casa di Jacopo Massariello, servì di sotto per parlatorio; di sopra per logiate: la casa di Livia Grifoni, è per la d.a infermeria di sopra, e tre stanze. Di sotto vi è il forno, la dispensa, e l’antrone per andare in cantina. Ci fu fatto il Pozzo in mezzo al Chiostro e le scale per andare verso la chiesa. Vi furono portati per fabricare tutti li cementi del Monastero Vecchio. La campana grossa, ove sta scritto + A.D. MCCCXXXIIII Ad honore Dei et B.Maria virginis et B.Agnetis + Mentem Vitam Gloriam et Honorem Dom. et Patri, et Liberationem Verbum caro factum est + Le colonne, che ora sono nel cortile avanti la cocina furono parimente riportate dal Monastero antico; ed altre cose di rilievo. Fu terminato il chiostro nel 1548; come (…) leggesi Io Pietro Lombardo Muratore fo fede d’aver fatto lo campanile, la cuocina, l’infermaria, e le scale nello monastero di S.a Agnese, e fui pienamente pagato, e contento, per mano di Mons.Muzio Chiavellone procuratore del Mon.° ascendendo la spesa a s.210=0.9 come per rogito di Baldassarre di Rieti li 20 8bre 1548».
Fin dalla metà del XVI secolo, le Visite Pastorali eseguite a cura dei vescovi della Diocesi reatina contribuiscono a far luce sugli eventi riguardanti la comunità delle Domenicane di Sant’Agnese.
Nell’anno 1574, monsignor Camaiani ispeziona i monasteri di Santa Scolastica, Santa Lucia, San Fabiano, Santa Chiara, Santa Caterina, Sant’Agnese e San Benedetto.
Pietro Camaiani (Arezzo, 1519 – Ascoli, 1579), intraprese la sua attività al servizio di Cosimo I de’ Medici, che nel 1546 lo incaricò di seguire i lavori del Concilio di Trento.Da qui si trasferì un anno più tardi a Bologna, dove conobbe il Cardinale Giovanni Maria del Monte, il futuro pontefice Giulio III.
Questi divenne il suo protettore, affidandogli delicate missioni di natura politica.
Il 10 febbraio 1554 venne nominato vescovo di Fiesole e Nunzio ordinario accreditato alla corte imperiale.
Nell’ottobre successivo, fu nominato alla nunziatura di Napoli e per la prima volta dovette interessarsi di una questione riguardante una contesa confinaria tra la Diocesi di Rieti e quella di Cittaducale.
Con la morte di Giulio III (1555), la fortuna politica del Camaiani declinò rapidamente: solo nel 1566, Pio V ebbe modo di conferirgli nuovamente un incarico prestigioso, inviandolo come Nunzio straordinario alla corte di Filippo II.
Nominato vescovo di Ascoli Piceno, fu richiamato in patria nel 1567.
La sua attività pastorale fu caratterizzata da un severo impegno nell’attuazione dei decreti conciliari e nella riforma del clero, perseguita mediante un’intensa e costante presenza, caratterizzata da frequenti Visite e Sinodi celebrati con regolarità.
I lusinghieri risultati ottenuti nel riordino della Diocesi ascolana indussero dapprima Pio V, successivamente Gregorio XIII ad affidargli l’incarico di compiere una serie di Visite apostoliche nella vicina Umbria tra il 1573 ed il 1574.
Il 10 gennaio del 1574 è dunque a Sant’Agnese: l’attenzione del Visitatore è richiamata da alcune «fenestellae» per le quali raccomanda il ricorso a «eminentes ligneis cancellis … vulgo dette le Gelosie».
Analoghe osservazioni ricorreranno tre secoli e mezzo più tardi, quando nel 1919 il Visitatore don Giovanni Fidelia scriverà: «Ho rilevato, che le finestre del dormitorio permettono, che si possa vedere quello che accade entro le stanze, da chi guarda dagli orti e dalle case prospettanti, perché non hanno a riparo di giorno che una tenda, la quale non è sempre distesa, e correlativamente le monache possono vedere tutto quello che accade al di fuori.Bisognerebbe che vi fossero delle gelosie: ma oltre che non ci si è mai pensato, coi tempi che corrono richiederebbero una opera rilevante, che le monache non possono sostenere.E’ necessario però raccomandare alle monache, anzi fargliene un precetto, di tenere di giorno quando esse sono nella stanza sempre distese le tende».
Il parlatorio deve essere tenuto «claudendo … cratibus», ad evitare contatti promiscui con i visitatori, autorizzati dalla Priora e sottoposti alla vigilanza della portinaia.
La chiesa viene trovata ben ordinata e fornita di quanto è necessario per le funzioni sacre: solo, si consiglia di munire l’altare di una predella per il celebrante.
Si loda l’apertura di una «fenestella … latere altaris optime constructa cum sua ferrea lamina»,dotata di un panno che esclude la vista delle claustrali.
Il Visitatore coglie l’occasione per ricapitolare la storia recente del monastero che segue la Regola di San Domenico «sub regimine fratrum Predicatorum Conventualium»: questo “antiquitus eretum fuit extra Civitatem … deinde ab annis quadraginta citra fuit intus Civitatem translatum ad hunc locum unde ad libitum egrediebantur mendicantes ac reliqua agentes instar tertiariarum».
La rigorosa attuazione delle Costituzioni Tridentine, perseguita dal Visitatore con grande zelo, lo induce a tralasciare la memoria di Colomba da Rieti, che viene invece devotamente rammentata negli Atti di monsignor Guinigi, che nel 1712 tratta «De Monasterijs Monialium in Civitate Reatis existentibus».
In data 22 febbraio, dopo aver celebrata la Messa, il Visitatore procede all’esame dei luoghi, trovando ben custodito «in Pixide argentea» il Santissimo, «Oleum Sanctum Infirmorum … in vasculo argenteo».
Nulla c’è da eccepire nei confessionali e nel «communicatorio», l’altar maggiore è degno di ammirazione, «eleganter provisum» come pure gli altari laterali dedicati a Sant’Andrea e San Domenico.
Solo per quest’ultimo, «pariformiter optime provisum», suggerisce che venga innalzata la predella. La chiesa ha ovviamente funzione cemeteriale per le monache: «adsunt sepulcra,in uno tantus sepeliuntur cadavera Monialium».
Terminata l’ispezione della chiesa, il Visitatore passa nell’Oratorio, dove trova «Omnes Moniales Congregatas genuflexas». Qui ammira le numerose e preziose reliquie custodite dal Monastero, tra cui «vestes et praecordia B.Columbe à Reate»,che raccomanda siano mostrate soltanto in occasione delle solennità prescritte.
Anche la Sacresta con i suoi arredi è ben tenuta, «Suppellectilia sacra satis copiosa», come sufficienti sono giudicati gli spazi e gli arredi dei dormitori, «separata a Professis et Novitiis».
Riguardo all’accoglienza delle educande, viene raccomandata la massima cura «et non admitti ad Noviziatum Puellas, quae prius Legere, et Scribere nesciant».
L’ispezione riguarda inoltre «omnes alias Officinas, etiam totam clausuram, et omnia bene disposita invenit»;per quanto riguarda la gestione economica del monastero, vengono revisionati accuratamente i libri contabili e passate in rassegna le varie attività produttive.
Il Visitatore fa divieto di allevare i bachi da seta, adducendo ragioni d’ordine igienico accanto a considerazioni più elevate: «Bombices … nutrire in Monasteriis cubiculis prohibuit. Monialibus ne propter eodem fetorem ipsis Monialibus noceat, et ne propter ipsorum curam servitium Chori negligatur».
La collocazione del coro nella stanza della beata Colomba trovò conferma per un episodio miracoloso, verificatosi un anno più tardi, registrato nel Libro dei Ricordi di suor Maria Francesca Mattei e riportato anch’esso nel Libro delle Memorie: «essendo venuto improvvisamente un temporale di pioggia impetuosissima, videsi in brieve tempo inondata la nostra Chiesa, fino a giungere le acque a mezzo altare, cosicche la gente per salvarsi fu costretta salire sulle Are sacre. Noi poche non potendoci salvare salite sopra i sedili del coro invocassimo l’ajuto della B.Colomba quando d’improvviso alzatosi dal pavimento della Chiesa un mattone vicino alla grata ove presentemente è il comuniacatorio s’ingoiò tutta l’acqua senza che si conoscesse più umido nella chiesa, che per se stessa era piena. Facessimo scendere nella sepoltura il Muratore e fecessimo scavare sotto quel mattone, ma non fu trovata ne acqua ne umida la terra. Onde Mons.Guiniggi l’ascrisse a miracolo della beata che seguì nel 1713. E noi ci confermassimo nell’antica tradizione, che il coro fosse la stanza della B.a Colomba».
Notizie attendibili vengono raccolte nelle minute di due successivi questionari, riferibili a delle visite pastorali datate attendibilmente ai primi anni del XIX secolo.
La prima minuta, più concisa, porta i dati seguenti: «Fu fondato il Monistero di S.Agnese dalli sig.ri Savelli fuori di Porta Cintia di questa Città di Rieti; Disfatto poi dalle guerre, che assallirono la d.a Città e vi morirono tutte le Monache in n. 29 li 24 aprile 1448 eccettuate alcune ch’erano fuggite, e refugiatesi nella casa nativa della B.Colomba, portandosi il più prezioso del sud.o Monistero: Di la a qualche tempo ciové nel 1499: Congregate insieme le sud.te sotto la direzzione del P.Battista Domenicano Durarono queste non sò qual tempo a stare congregate insieme in d.ta Casa, o Mon.o chiamata allora di S.Caterina da Siena che poi per varie tribolazioni occorse di guerre, o di Peste fino a tanto, che nel 1514.fu dato principio al Errezione di sud.to Monistero col titolo antico di S.Agnese nella Casa della B.Colomba, ove presero l’abito Monastico n.° 12 in qualità di Monache: l’Oratorio poi o sia stanza della B:Colomba ci fecero l’altare e fu parte della chiesa, che al prese.te è il sito ove stà il Cummunicatorio al di fuore, e parte ne rimase nel Coro di sotto entro la Clausura. Circa poi l’anno 1748. fu rimodernata la chiesa con tre altari, il Maggiore privileggiato due volte la settimana,con il quadro delineata la SS.Ma Vergine del Rosario, la B.Colomba,e S.Agnese v.ne e martire, nelli altri due altari in uno vi è il quadro di S.Andrea Apo.lo nell’altro il Patriarcha S.Domenico, la Detta Chiesa non è consagrata: la volta superiore un po’ patita stante l’umidità nei fondamenti, originata dai scoli d’acqua».
Più dettagliata – ma non per questo più attendibile – appare la seconda minuta, soprattutto riguardo alle notizie relative alla primitiva istituzione: «Fu fondato il Monistero di S.Agniese dalli Sig.ri Savelli fuori di Porta Cintia. Dunque sotto il pontificato d’Innocenzo IV, Monsignor Ranerio Vescovo di Rieti l’anno 1249: benedisse e buttò la prima Pietra nelli fondamenti della Chiesa di S.Agnese Ver: e Martire fuori di Porta Cintia, e ne cominciò la fabbrica l’anno 1250:frat.Domenico dell’Ordine dei Predicatori,Vescovo di questa Città, l’ 1256: fu terminata la fabbrica del Monistero, e Chiesa, onde li 21 : 9bre 1259 : Monsignor Vescovo regendo la Chiesa di Dio Alesandro PP.III.dopo avere benedetta la Chiesa, e celebrata la Messa Pontificale communicò 17: vestite dell’abito di San Domenico e poi processionalmente le condusse nel monistero sud.to sicché il vero progresso di S.Agnese fu presso l’anno 1259:come apparisce nell’Archivio della Cattedrale».
Da questa seconda minuta, risulta inoltre l’elenco dettagliato delle ricorrenze celebrate presso il Monastero: «Tre Feste Solenni si fanno nella Chiesa di questo Monistero:una li 21:Gennaio della Titolare della Chiesa medesima di S.Agnese Vergine, e Martire = Li 3 di maggio Invenzione della SS.ma Croce = Li 20:Maggio Festa del Inclita nostra Sorella, e concittadina B.Colomba, con la Novena antecedente alla medesima Festa: Nella Festa del Patriarcha S.Domenico si fanno celebrare alquante messe; del pari al 14:7bre nella Festa dell’Esaltazione della SS.ma Croce: La Novena di Natale antecedente alla solennità».
La Serie delle Priore elette canonicamente riporta invece la sequenza del tragico momento di transizione:
«1499 – La prima Priora nel nuovo Monastero di S.a Agnese dentro la Città e proprio nella Casa della B:Colomba fù sr.Rosalba Negroni, che ivi fù accolta dalle otto Monache uscite dal Monastero fuori di porta Cintia prima dell’incendio, ivi confermata dal Card.Giovanni Colonna L’anno 1499.
1507 – Fu eletta Priora Sr.Caterina di Peruggia, e proseguì la carica fino al 1554 finché fù fabricato in d.a casa il Monastero».
L’atto notarile attestante la cessione della casa di porta Cintia di sotto da parte di Vanna Guadagnoli alla comunità domenicana di Sant’Agnese fa il nome della Priora Caterina in data 21 agosto 1496: possiamo supporre, considerando con attenzione il senso dell’espressione a cui ricorre il settecentesco estensore delle Memorie, che suor Caterina fosse una delle otto superstiti, a cui suor Rosalba Negroni sia subentrata tre anni più tardi, provenendo da un’altra comunità, come d’altronde accade anche nel 1507, con l’evidente intento da parte delle autorità ecclesiastiche di rinvigorire e contemporaneamente riformare il monastero reatino.
Nello stesso periodo, viene assegnato alla comunità un nuovo confessore, che sostiene spiritualmente l’opera di rifondazione. La Serie delli Confessori Ordinarj si apre infatti con la notizia: «Agosto 1499. Fu eletto Confessore, e Rettore del nuovo Monastero, nella casa della B:Colomba, il Pre Gio:Batt.ta Calvisano, e durò nell’officio sino al 1554.nel qual tempo morì, e fù sepolto nel fine della chiesa a man destra».
Superata la fase di transizione e di ricostituzione del monastero, si dovette ritenere opportuno conservare il titolo originario della comunità, proprio come lentamente, durante la prima metà del secolo XVI, si recuperarono le macerie dell’antico complesso di Fondiano per ampliare ed adattare alle esigenze della vita monastica la casa della beata Colomba.
In onore di santa Caterina da Siena, si convocano frequentemente i capitoli da cui devono risultare elette le nuove Priore.
Durante il corso del diciottesimo secolo, i capitoli si svolgono ad esempio con grande regolarità, a cadenza triennale, intercalata da periodi più brevi solo quando intervengono cause imprevedibili, quali una malattia impediente o la morte della Priora in carica.
Al delicato ruolo di guida della comunità si alternano frequentemente alcune monache, riconfermate più volte per le loro indubbie capacità.
Quando viene indicata nell’annotazione la data di effettuazione del Capitolo, si nota che la festività di santa Caterina da Siena – il 29 di aprile – viene scelta nel 1772, quando viene eletta priora Sr. Angela Serafina Ceccarelli, nel 1774, quando viene nominata Sr. Maria Isabella Udot, di cui viene segnalata la provenienza da Roma, nel 1780, quando il priorato va alla reatina Sr. Ma. Anna Mazzatelli, di nuovo nel 1783, quando la carica torna ad essere rivestita da Sr. Angela Serafina Ceccarelli.
Tra i nomi scelti dalle novizie all’atto di pronunciare i voti, quello di Caterina ricorre frequentemente, accanto al nome di Colomba.
Inoltre, come si nota nel testo manoscritto della «Vita della B.Colomba da Rieti fondatrice del Nobilissimo monastero delle Colombe di Perugia raccolta da più vite stampate, e manuscritte, e da Processi fabricati per la sua Canonizzazione in Perugia da Giuseppe Balestra da Loreto» dedicato «all’Ill.ma ed Eccll.ma Signora D. Margherita Sforza Atendoli, Manzoli, Colonna, Principessa di Carbognano, conservato presso l’archivio storico del monastero reatino di Sant’Agnese», «in Rieti nel giorno che si celebra la festa di S.Caterina da Siena si benedice l’acqua in honore di detta Santa, e poi vi s’immerge detta Catena di ferro» – il Balestra ha precedentemente descritto «le catene con che la Santa si fragellava, quali Catene sono come pretiose Reliquie venerate» – «e poi da devoti presa quell’acqua con grandissima veneratione, per la quale Dio opera molti miracoli».
Nei confronti della beata, nella cui casa la comunità trovò accoglienza, la devozione è manifestata attraverso la puntuale registrazione degli aventi miracolosi ascritti alla sua intercessione nella Serie delle Notizie decorse per il monastero, dove si legge ad esempio:
«A di 15 Agosto 1742 – Miracolo della B.Colomba
Mentre disperata riconosceasi da Professori la salute temporale di d.Angela Maria Ricci Monaca corista nel Monastero di S.Scolastica di Rieti per la Tropesia di petto che la tormentava, le sue sorelle coll’inferma pregavano la B.Colomba ad impetrargli la grazia della guariggione, e ne ottenne istantaneamente il miracolo; onde per atto di gratitudine mandò in dono la Guarita dodici libre di cera, e un voto di argento alla Beata».
La devoluzione di elemosine per la beata è una consuetudine che i laici condividono con le religiose.
Così il Capitolo XVIII delle Memorie registra la «Serie di quelle Persone, che hanno fatto i doni alla Nostra Chiesa: Per animare tutte le Religiose e perpetuare la loro memoria in questo Monastero, e per mostrare ogni attenzione possibile alle Monache già defonte si è fatta la seguente raccolta di tutti quei doni che sono stati presentati alla n.ra Chiesa, principiando dall’anno della velazione delle Monache, che sieguì li 22 7bre 1630; e non prima perche niuna memoria ritrovasi = Sia dunque a magior gloria del Sig.e.
(…) a di (11 Lug.1649) Furono fatti colle Limosine di S.Croce, e della B.Colomba due piatti di argento, e due campanelli di argento: La spesa fo di scudi cinquanta
(…) A di 22 8 bre 1653. Da un Gentiluomo Romano, fu donata una pianeta di cataluffo con trine di seta a divozione della B.a Colomba = stimata s.120
Da una divota della B.a Colomba fu fatto il reliquiario in forma di vaso, ove si conservano li capelli, veste e filato di d.a Beata, valutato s.350
Fu la peste nell’anno 1657, e per intercessione della B.a Colomba fù liberata la Citta.
A di 20 Maggio 1658. Venuti li precordi della n.ra B.a Colomba da Peruggia, fu dalli cittadini celebrata la di Lei Festa con pompa maestosa, e cantato il Te Deum in atto di ringraziamento concorse una gran somma di limosine; onde con d.e limosine furono fatti due candelieri di argento colla spesa di s.77, una pianeta, e Palliotto di broccato d’oro colla spesa di s.82 = in tutto sc 159.
A di 10 Luglio 1662 = colle Limosine della B.a Colomba = fu fatto il secchietto, ed aspersorio di argento = un paliotto, e due cuscini di arnesino pavonazzo con trina, e francia = due tonacelli di arnesino nero. speso in tutto sc.88
(…) a di 9 7mbre 1705. Sr.Paola Delens fece il quadro della B.Colomba, che sta in coro».
Ininterrottamente, presso il monastero di Sant’Agnese si è celebrata la festività del dies natalis della beata Colomba, con modalità e solennità diverse, ma sempre con sincera devozione.
Una Memoria settecentesca raccoglie la cronaca di questa giornata: «A di 20 Maggio 1777 fu celebrata la Festa della N.ra B.a Colomba, e vi fece l’Orazione Panegirica l’Ill.mo Sig.re Vicario Generale Sig.re Abbate Martino Cordella Con l’intervento di Monsignor Vescovo con tutto il Capitolo in Corpore e di tutta la Nobiltà e Religioni, dopo l’esposizione del Venerabbile diede Monsig.re Vescovo la Solenne Benedizione: essendovi venute le RR.Monache di S.Scolastica che Rigalarono libre dodici di cera in sei facole in atto della loro Devozione alla Nra Beata,e se ne pone qui la memoria».
Dai libri contabili del monastero risultano con puntualità le note delle spese affrontate per celebrare degnamente la solennità religiosa del 20 di Maggio: leggiamo ad esempio nell’ Esito Magistrale sotto il governo di Suor M.a Barbara Cerroni, confermata Priora il dì 7.8bre 1830. E Cassiera S.r M.a Luisa Vincentini che nel maggio 1831 le spese per la Novena, e Festa della B.Colomba ammontarono a 11 scudi e 46 baiocchi, contro i 6 scudi della festa di sant’Agnese ed i 4 delle celebrazioni di Santa Croce. Le spese sono così motivate: «Speso per la Novena, e Festa della nostra B.Concittadina, e Protettrice la B.Colomba. Al ven.P.re Conf. per la Novena, Funz. nella Sera della Festa, e Messa cantata s.1=60. Al Cappellano per l’assistenza alla Novena, e il giorno della festa s.1. All’altro Sacerdote assistente alla Novena, ed al giorno della festa baj.50. Al dispensatore dell’Olio baj.20. Al Sagrestano baj.20. Per n° venti messe celebrate in sodisfazione dei Legati s.3. Per cerra baj.48. Per Ciocc:ta Zucc:o e Limoni s.3:34. A chi hà presentata la Ciocc:ta baj.10. Per Bombace,Centaroti,spago,e Verdura baj.59. Alla Famiglia del Reverendiss.Mons.r Vescovo baj.45. In t.o scudi undici,e baj quarantasei,e mezzo». Un anno più tardi, la spesa cresce di due scudi, per l’acquisto di festoni e mazzi di fiori. Nel maggio 1833 viene devoluto uno scudo e ottanta baiocchi «per contribuzione alla festa dei devoti della santa»: era infatti appannaggio della Confraternita l’organizzazione della processione, che si snodava per le vie del quartiere di porta Cintia, prima dalla parrocchiale di San Donato, poi dalla chiesa di San Pietro martire, fino a Sant’Agnese.
Ma tutto ciò appartiene alla devozione popolare, che ha una sua storia ed una sua ragione, alimentata dal culto e dalla testimonianza di vita delle monache domenicane, che ancor oggi nel nome di sant’Agnese, di santa Caterina da Siena, della beata Colomba da Rieti conducono la loro esistenza secondo la Regola ed il carisma dell’Ordine Domenicano.
APPENDICE

FONTI D’ARCHIVIO

SECOLO XVII

1. Censi e stabili di Sant’Agnese
(da febbraio 1611 a maggio 1745)

2. Libro delle piante e dei censi
(dal 18 dicembre 1619 all’anno 1643)

3. Libro dell’esito (anno 1651)

SECOLO XVIII

4. Introito Magistrale del ven. Monastero di S.a Agnese di Rieti principiato sotto il governo della Rev. Madre sr. Maria Rosa Perrini di Aspra eletta priora il 21 luglio 1749 della Rev. Madre sr. Maria Isabella Udot romana cassiera (fino al marzo 1806)
5. Nota de’censi anno 1751
6. Assegna delli terreni di S. Agnese di Rieti che esistono nell’agro reatino 1753
7. Libro delle Memorie del ven. Monastero di S. Agnese di Rieti raccolte e trascritte dal P. M.ro Gaetano de Santis Definitor perpetuo ne Minori Conventuali di San Francesco l’anno 1795
8. Esito dell’anno 1795 sotto il governo della molto reverenda madre priora suor Maria Vincenza Ceccarelli e cassiera suor Rosa Mitilde Cervelli (dal mese di ottobre 1795 al mese di aprile 1809)

SECOLI XIX-XX

9. Vita della b. Colomba da Rieti fondatrice del mobilissimo monastero delle Colombe di Perugia raccolta da più Vite stampate, e manoscritte, e da Processi fabbricati per la sua Canonizazione in Perugia da Giuseppe Balestra da Loreto
10. Esito del ven. monastero di S. Agnese anno primo del primo triennio della m. priora suor M. Elena Sacchetti eletta ai 26 Aprile 1860 cassiera suor M. Vincenza Ferraresi (dall’aprile 1860 all’aprile 1892)
11. Onera Missarum in V. Ecclesia S. Agnetis V. et M. adimplenda vertente Anno Domini 1892 (ad annum 1910)
12. Onera Missarum adimplenda in V. Ecclesia S. Agnetis V. M. ab anno 1911 (fino al 1983).