La fondazione della Cassa di Risparmio di Rieti

La fondazione della Cassa di Risparmio di Rieti e il conte Giacinto Vincenti Mareri,  suo fondatore e primo presidente

Cenotafio del conte Giacinto Vincenti Mareri nella cattedrale di Rieti

Cenotafio del conte Giacinto Vincenti Mareri nella cattedrale di Rieti

Dopo che da un decennio lo Stato Pontificio si era dotato della prima Cassa di Risparmio, fondata a Roma nel 1836, il 1 dicembre 1845, si riunì a Rieti alla presenza del Delegato Apostolico monsignor Terenzio Carletti la prima assemblea di novanta azionisti disposti a sottoscrivere il finanziamento del capitale di fondazione per costituire la Cassa di Risparmio.
Erano presenti oltre al Delegato Apostolico il vescovo monsignor Filippo Curoli , l’arcidiacono Ferdinando Ricci, il gonfaloniere marchese Giovanni Battista Crispolti, i Consiglieri di Delegazione cav. Nicola Severi, cav. Lorenzo Bruschi, Benedetto Piacentini, il canonico Pietro Corona, il dottor Antonio Colarieti, Pietro Palmegiani, il canonico Flavio Pitoni, Don Giovanni Flavoni Prevosto di Sant’Angelo in Borgo, Giovanni Battista Giordani, Francesco Bucci, Domenico Petrini, Celestino Fiordeponti, Luigi Colapaoli, Filippo Fiordeponti, Pietro Manni, Stefano Ciaramelletti, il canonico Domenico Blasetti, Gioacchino Colapaoli, Luigi Catalani, Giuseppe Tommasi Spagnoli, Camillo Stoli, Marcellino Antonini, il conte Giacinto Vincenti Mareri, il marchese Paolo Leoni, il marchese Annibale Vincentini, Giuseppe Mattei, Giovanni Maria Blasetti, Giuseppe Staffa, Luigi Battisti, in breve i più qualificati esponenti del clero diocesano, dell’antica aristocrazia agraria e della borghesia cittadina.
In quella prima assemblea, venne condiviso ed approvato il Regolamento per la istituzione e per l’amministrazione della Cassa di Risparmio di Rieti più tardi dallo Statuto.
La bozza del Regolamento era stata predisposta dal conte Giacinto Vincenti Mareri con la collaborazione del professor Francesco Grigi, precettore di casa Vincenti Mareri, prendendo spunto dai regolamenti delle Casse di Risparmio di Roma (1836), Ferrara (1838), Senigallia(1840), Pesaro (1840) e Jesi (1844) già attive ed operanti da qualche anno nello Stato della Chiesa.
In particolare, il Proemio al documento fondativi della Cassa di Risparmio consente di comprendere quali fossero le condizioni socio-economiche dei reatini della metà del secolo XIX, ancora per poco fedeli sudditi del Papa-Re.
Così, dunque, il testo illustra le finalità condivise dagli azionisti a sostegno delle necessità della popolazione: «La cristiana carità, la quale per sua intima natura è sempre inesauribilmente feconda di trovati, che abbian per scopo di promuovere il pubblico bene, fu per quella, che ispirò a molti virtuosi nelle più civili e colte nazioni della Settentrionale America e della Europa la fondazione delle Casse denominate di Risparmio. Né istituto alcuno poteva ella suggerire, che fosse più vantaggioso e più santo, dappoiché, mentre esso notabilmente migliora le condizioni delle classi meno agiate della società, tende insieme a promuovere in essa la industria, l’amor del travaglio, e quello dell’ordine, e favorisce con ciò mirabilmente i progressi della civiltà e della morale. Invitando i capi delle famiglie, alle quali ha meno arriso la fortuna, ad impiegare utilmente il superfluo risultante dalle loro onorate fatiche, ed a formare così a se stessi ed alla loro prole dei capitali pel tempo avvenire, pone un efficace e benefico ostacolo, onde non le disperdano in abominevoli vizj, dai quali deriva ad essi inevitabil rovina, immenso danno alle sventurate loro compagne e ai loro figliuoli. Oltre a tutto ciò, di altro considerevol vantaggio sono pur cagione le Casse di Risparmio, poiché rinvestendo esse a ragionevol saggio e discreto le somme, di cui possono disporre, vengono con ciò a porre un salutifero freno alle ingorde, insaziabili e scandalose brame degli usurai, che non son certo uno degli ultimi flagelli, onde è percossa e afflitta l’umana società. Questa veramente pia Istituzione ha prosperato nelle Provincie unite di America, in Inghilterra, in Francia e mirabilmente in varie parti d’Italia, e la più consolante esperienza ha di già fatto ampia fede dei benefici effetti, de’quali promuovendo insieme la industria, la economia, il ben essere, e per conseguenza la morale nelle classi meno agiate della società, è dessa eminentemente feconda.
Ma se per tutto altrove esser dovea fonte di sicuri e non lievi vantaggi questa egregia Istituzione, forse nello Stato Pontificio non eravi Città, che al par di Rieti per sue particolari condizioni e circostanze ne sentisse più vivo, e più energico il bisogno.
Fu grandemente, e a buon diritto lodato pochi anni indietro il divisamento di alcuni animi informati e mossi da spirito di carità e di gentilezza di aprire un benefico asilo per educare in quello cristianamente, ed istruire insieme nella più utile tra le arti, vogliam dire, nella cultura de’campi, orfani e sciagurati fanciulli, che nella miseria e nell’ozio tristemente languivano, e a gran passi si avviavano per la via dei delitti. La Cassa di Risparmio, che colle organiche disposizioni qui appresso pubblicate, verrà fondata ed eretta anche in questa Città, ed alla quale lo spirito di cristiana filantropia, che ha in ogni tempo animato i Cittadini di Rieti, garantisce il più prospero successo, invocherà su tutti quei virtuosi, e gentili, che avran cooperato ad impresa così utile e santa i più larghi favori del Cielo, la verace gratitudine dei presenti, e le perenni benedizioni di coloro che questo tempo chiameranno antico » .
La pia istituzione a cui il Proemio al Regolamento della Cassa di Risparmio di Rieti è l’orfanotrofio maschile annesso alla chiesa della Madonna di Loreto, che sorgeva appena al di là dei bastioni di Porta Cintia.
Fino agli anni ’30 del Novecento l’orfanotrofio si occupò di accogliere, educare cristianamente ed avviare alle attività agricole bambini e ragazzi fino al diciottesimo anno di età.
In realtà la Sabina, considerata fin dai tempio di papa Leone X come un’unica città di cui i singoli comuni costituivano i quartieri, era annoverata tra le province più povere dello Stato Pontificio, a causa dello scarso reddito della popolazione, della costante migrazione tanto dei poveri in cerca di lavoro quanto dei ricchi in cerca di titoli nobiliari, funzionali alla carriera militare, alla carriera politica ed alle professioni liberali.
Durante le varie fasi della Restaurazione pontificia erano stati presi costantemente provvedimenti diversi nel tentativo di migliorare lo stato complessivo dell’economia e favorire la crescita della società civile a Rieti ed in Sabina.
In questo contesto, s’inserisce la istituzione della Cassa di Risparmio a Rieti.
Oltre a fissare il capitale sociale a 900 scudi in azioni da 10 scudi infruttiferi, il Regolamento fissava il versamento minimo pari a ½ paolo romano ed il versamento massimo a 5 scudi, il rimborso a vista fino a un massimo di scudi 2,5. Per somme più elevate, era necessario presentare la richiesta con quindici giorni d’anticipo, cessando la maturazione degli interessi dalla data della domanda di rimborso.
Era prevista la capitalizzazione semestrale degli interessi, maturati al 30 giugno ed al 31 dicembre.
L’art. 7 del Regolamento prevedeva inoltre il graduale rimborso delle azioni costituenti il capitale di fondazione. Una volta completata l’operazione di rimborso, gli utili sarebbero stati destinati ad opere di pubblico interesse ed a scopi di beneficenza.
Il lavoro d’ufficio sarebbe stato prestato gratuitamente dai membri del Consiglio di Amministrazione.
Fu eletto Presidente per acclamazione il conte Giacinto Vincenti Mareri , già Gonfaloniere della città, Presidente e Deputato della Nobiltà.
Così recita il verbale dell’assemblea: «Tutta l’adunanza ha nominato Presidente Perpetuo della Cassa l’emerito Signor Conte Vincenti sopra proposta dell’Ill.mo Cav. Annibale Vincentini mediante Bussolo con risultato di tutti voti favorevoli» .
L’incarico di Segretario fu conferito al cav. Nicola Severi, l’avvocato Antonio Colarieti fu scelto come Consigliere Legale, Angelo Olivetti fu individuato come Ragionere, Giuseppe Tommasi Spagnoli fu designato Cassiere.
Furono infine eletti come membri del Consiglio di Amministrazione Marcellino Antonini, Francesco Bucci, il marchese Giovanni Battista Crispolti, Giuseppe Mattei, il marchese Vincenzo Vincentini, Francesco Zapparelli.
Sottoscrissero inoltre le azioni della Cassa di Risparmio il canonico Don Pietro Antognoli, il medico condotto Massimino Allé, il cav. Paolo Maria Amici, Alessandro Blasetti, Giovanni Maria Blasetti, il canonico D. Domenico Blasetti, Luigi Battisti, il cav. Lorenzo Bruschi, Francesco Bertarelli, Gaetano Bonomi, S.E. il Vescovo mons. Filippo Curoli, mons. Terenzio Carletti Delegato Apostolico, Luigi Colapaoli, il marchese Niccola Canali, il marchese Adriano Canali, Luigi Catalani, Francesco Colarieti Tosti, Ambrogio Cavalieri, la marchesa Maria Prudenza Crispolti Patrizi, il canonico D. Federico Crispolti, il canonico D. Francesco Corona, il conte Francesco Cerroni, Stefano Ciaramelletti, Gioacchino Colapaoli, la baronessa Isabella Cappelletti Marefoschi, l’avvocato Francesco Consoni Difensore de’Poveri, l’arciprete D. Agostino Ciani, Sante Festuccia, Vincenzo Fioritoni De Marco, Filippo Fiordeponti, , Celestino Fiordeponti, Cesare Flacchi, Pietro Flacchi, D. Giovanni Flavoni, Tommaso Giraldi Cancelliere Vescovile, Giovanni Battista Giordani, il canonico D. Giovanni Jacoboni, Gentile Lelli, Giovanni Lelli, il marchese Paolo Leoni, Pietro Manni, Giuseppe Marchili, Francesco Marinelli, Pietro Moronti Aluffi, Francesco Miccheli, Stefano Miccheli, Pietro Palmegiani, Domenico Petrini, Benedetto Piacentini, Raffaele Piccadori Blasetti, il canonico D. Flavio Pitoni, Carlo Poggi, Alessandro Pomini, il marchese Basilio Potenziani, il cavaliere Angelo Maria Ricci, Benedetto Ricci, l’arcidiacono D. Ferdinando Ricci, il Rettore del Seminario D. Paolo Desantis, l’arciprete D. Silvestro Renzi, il cavaliere Filippo Rosati, Giuseppe Rosati, Raffaele Rosati, Camillo Taccuini, Basilio Sisti, Luigi Solivetti, Giuseppe Staffa, Camillo Stoli, il cavalier Tommaso Severi, Lodovico Tiberi, Francesco Trinchi, il canonico D. Camillo Tomasi, la contessa Maria Maddalena Vincenti Varano, il marchese Annibale Vincentini, il conte Odoardo Vincentini, Cesare Viscardi Mosca, Luigi Vicari, Giuseppe Zapparelli.
La fondazione della Cassa di Risparmio di Rieti, richiesta il 7 dicembre 1845 dal Delegato Apostolico alla Segreteria di Stato per l’Interno, fu ratificata dal papa nell’udienza del 24 gennaio 1846.
Così il cardinale Mario Mattei ne dava conferma al Delegato Apostolico: «Dall’Udienza della Santità di Nostro Signore del dì 24 gennaio 1846.
La Santità di Nostro Signore Gregorio XVI si è degnata benignamente accogliere la domandata istituzione di una Cassa di risparmio a pubblico beneficio, da amministrarsi colle forme di Società anonima, ed ha approvato il relativo Regolamento composto de’33 articoli qui sopra espressi, encomiando il zelante interessamento de’ distinti Cittadini che vi hanno preso parte» .
L’11 febbraio, ricevuta la notizia dalla Curia Romana, monsignor Terenzio Carletti provvide ad annunciare al conte Vincenti Mareri l’assenso del pontefice, che in più consentiva «la esenzione dalla carta di bollo pe’libretti di credito, in conformità di quanto è stato accordato alle altre Casse di Risparmio» .
Il 26 febbraio, era pubblicato il manifesto di Notificazione a stampa a firma del Delegato Apostolico attraverso cui si dava notizia dell’imminente apertura della Cassa di Risparmio.
Monsignor Filippo Curoli, dal canto suo, chiese ai sacerdoti di contribuire attraverso la rete delle parrocchie alla capillare divulgazione dell’importante iniziativa.
La prima sede della Cassa di Risparmio fu fissata in via degli Abruzzi, nei locali a piano terra del palazzo Vincenti Mareri liberalmente messi a disposizione dal Presidente.
Il palazzo, che a tutt’oggi fiancheggia la strada per oltre ottanta metri lineari con la sua elegante facciata neoclassica, era stato costruito qualche decennio prima per volere del conte Giacinto Vincenti Mareri su progetto di Giuseppe Valadier, occupando l’area delle preesistenti case degli Aligeri – acquistate già nel 1770 dal conte Alessandro Vincenti Mareri – e dei Cerroni, come ricorda l’epigrafe apposta quasi a coronamento di due più
antiche iscrizioni :

QUESTA CASA
DAL CONTE FRANCESCO ULTIMO DEI CERRONI
IL 1 DICEMBRE 1849 ACQUISTAVA
GIACINTO CONTE VINCENTI MARERI
E SULL’ORNATO DELLA PROPRIA CONTIGUA
RINNOVANDOLA NE COMPONEVA
VASTO ED ISOLATO EDIFICIO

Così i distinti corpi di fabbrica venivano fusi secondo un progetto unitario, a cui conferisce armonia nell’ampia facciata l’alternarsi verticale delle lesene bugnate con la scansione orizzontale delle fasce marcapiano, su cui affaccia la sequenza di ampie finestre del piano nobile e dell’attico. Due maestosi portali bugnati, sovrastati da loggette, danno accesso agli interni che si sviluppano ordinatamente ai margini di un giardino all’italiana un tempo animato dal gorgoglio dell’acqua di una fonte purissima , che sgorgava nella bella fontana su cui è a tutt’oggi il bel simulacro di Cerere, copia in terracotta di un originale romano.
L’apertura dello sportello era fissata al mercoledì ed alla domenica, dalle ore 11.00 alle 13.00. L’art. 18 del Regolamento prescriveva: «nelle Domeniche si riceveranno i depositi, e nel Mercoledì si renderanno a chi li richiede»
La scelta dell’apertura domenicale era mirata ad ottenere un intento di moralizzazione dei costumi. Lo si desume dal testo della Notificazione pubblicata il 26 febbraio dal Delegato Apostolico: «Tu, pertanto, o buon operaio, quando alla fine della settimana avrai ricevuto il prezzo dei tuoi lavori fa di risecare quel tanto, che la Domenica i tristi danno al giuoco, al vino, alla tresca, e portalo al risparmio» ..
L’inaugurazione, fissata inizialmente alla data di mercoledì 25, si svolse domenica 29 marzo 1846 solennizzata dalla messa celebrata in cattedrale dal Vescovo Curoli.
Alle 11 del mattino, il corteo delle Autorità cittadine e dell’intero Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio partì dal palazzo della Delegazione Apostolica preceduto dalla banda civica per raggiungere la cattedrale. Al termine della solenne celebrazione eucaristica con cui, secondo la fiorita espressione di monsignor Carletti, si celebrava «solenne sacrificio per ringraziare il Sommo Datore di ogni bene che ha dato i lumi ed i mezzi per attivare così utile e benefica Istituzione» , il festoso corteo raggiunse la vicina via degli Abruzzi. Un articolo a stampa composto dal professor Grigi per la cronaca locale descrive non senza legittimo orgoglio la cerimonia dell’inaugurazione: «Colà riunitisi, il degno Prelato volle far precedere all’apertura della Cassa un suo dotto ed eloquente ragionamento, che fu inteso da tutti con sommo diletto (..). Ebbe fine la solenne e lieta funzione con un Processo verbale in cui il Segretario della filantropica Società, il chia. Signor Cav. Nicola Severi dié conto di quanto avea avuto luogo in quella ben’augurata mattina. Processo che venne poi firmato dal zelante Preside e da quanti avevan fatta ad esso bella, ed onorata corona » .
Al 31 dicembre, risultarono aperti durante i primi nove mesi di attività 282 libretti di risparmio al tasso annuo del 4%, rispettivamente 74 da «artisti e braccianti», 31 da servi e famigli, 42 da negozianti vari, 49 da impiegati, 61 da possidenti, 25 da Luoghi Pii e sacerdoti, per un totale di oltre 7.000 scudi versati, 400 ritirati, poco meno di 500 scudi di interessi maturati sui depositi.
Si registrarono anche tre Depositi straordinari provenienti da Luoghi Pii – il Convitto della Congregazione delle Oblate del Bambin Gesù, il Giuspatronato Giannini, le Monache di Sant’Agnese di Rieti. Come è ovvio, l’attività della Cassa prevedeva, accanto ai depositi, l’attività creditizia e l’erogazione di sovvenzioni.
Fin dal marzo 1846, il Consiglio di Amministrazione dimostrò di agire con grande prudenza respingendo le richieste di sovvenzione non sufficientemente garantite e concedendo i primi prestiti al tasso annuo del 6%.
Gli utili furono modesti, ammontando a scudi 17 – poco più di £ 90 – ma coerenti con i tassi piuttosto contenuti, applicati dall’Ente morale.
Poiché il 5 febbraio 1847 non fu possibile raggiungere il numero legale, il Consiglio di Amministrazione fu di nuovo convocato l’8 marzo 1847 per procedere all’approvazione del bilancio di esercizio predisposto dal Ragioniere Angelo Olivetti.
Erano presenti, oltre al Presidente, i Consiglieri Crispolti, Antonini e Zapparelli, il Cassiere Antonini i quali approvarono a pieni voti il Bilancio Generale.
Nella successiva riunione del 15 marzo, si procedette alla nomina di due Sindaci revisori dei conti,il cav.Filippo Rosati e l’avvocato Basilio Sisti che il 15 giugno 1847 presentarono all’Assemblea la seguente, lusinghiera relazione: «Esaminati con ogni diligenza, e diremo quasi allo scrupolo i libri della Contabilità di questa nostra Cassa di Risparmio per commissione ricevutane nell’Adunanza Generale del 5 Aprile 1847, non abbiamo trovato niente a ridire, anzi dobbiamo commendare l’esattezza, e la chiarezza, con cui son poste le singole partite del Dare, ed Avere, nonché le cautele usate in rinvestire il Denaro sia in Cambiali, sia in Conti Correnti.
Pertanto, se merita somma lode lo zelo, e l’abilità di tutti quelli che si sono impiegati in questa nostra Cassa, supera ogni lode la generosità del Sig. Conte Giacinto Vincenti Mareri, che la presiede, avendo egli nello stesso suo Palazzo gratuitamente concesso comodo, ed acconcio locale ammobiliato per tenervi gli Uffici, dal che risulta non piccolo vantaggio economico.
Voglia il Cielo, che il minuto Popolo della nostra Città conosca l’utile di questa filantropica Istituzione, e prendendo esempio da quelli delle Classi più agiate, si educhi anch’esso ad un giusto, e savio risparmio» .
Le attività si intensificarono, nel corso del 1847, tanto da intraprendere i primi investimenti in valori mobiliari e consentire sei mesi di dilazione a tutti i debitori in difficoltà.
Tempi duri si annunciano per lo Stato Pontificio e per la Cassa di Risparmio.
Proclamata la Repubblica Romana, nel 1849, il Preside della Provincia di Rieti impose invano il versamento dei depositi di pertinenza degli Enti Ecclesiastici alla Cassa del Ricevitore Centrale della Repubblica.
La prudente strategia dilatoria del Presidente Vincenti Mareri consentì alla Cassa di Risparmio di uscire indenne dalla crisi politica che facilmente avrebbe potuto comprometterne l’esistenza. Restaurato il Buongoverno, dal 1850 i depositi e gli utili d’esercizio tornarono a crescere, così come ripresero con regolarità le attività di gestione.
Così lo stesso Presidente nel 1858 rivolgendosi al Delegato Apostolico poteva dichiarare con legittima soddisfazione che nel biennio 1854-1855 i libretti di deposito erano cresciuti da 586 a 878, facendo registrare una crescita di capitale da scudi 36.067,45 a scudi 56.196,21.
Dalla già citata Relazione rassegnata alla Santità di Nostro Signore Papa Pio IX da Monsignor Andrea Pila, Ministro dell’Interno, il 20 aprile 1859 risulta che la Cassa di Risparmio di Rieti ha provveduto al rimborso di 87 sulle 90 azioni del capitale sociale, pari ad una cifra di 30 scudi, ha depositi pari a scudi 71.418,04 (corrispondenti a £. 379.943,97), vanta un attivo di scudi 87.265,48 (pari a £ 464.252,37).
Il Ragioniere Francesco Bucci, subentrato ad Angelo Olivetti, fu incaricato dal Consiglio di Amministrazione di «presentare un progetto per una sistemazione stabile dell’Ufficio, la quale possa garantire tanto gli interessi della Società, che quelli del Pubblico» , provvide a presentare una pianta organica approvata nella riunione consiliare del 7 gennaio 1858 che delibera di
«impiantare l’Ufficio con impiegati stabili componendolo di un Contabile che avrà sotto la sua dipendenza un Commesso e uno Scrittore. Questi impiegati dovranno prestare l’opera tutti i giorni della settimana, escluso il giovedì, dalle 9 antimeridiane alle 2 pomeridiane. Dalle ore 11 antimeridiane fino all’ora 1 pomeridiana di ciascun giorno, escluso il giovedì, si terrà aperto l’Ufficio a comodo del pubblico» .
Nella stessa circostanza, si deliberò l’affiancamento di un vice-presidente nella persona del consigliere Francesco Zapparelli.
Intanto, maturavano rapidamente le condizioni per l’annessione di Rieti al Regno d’Italia. Il 23 settembre 1860, domenica, la città si mostrò pavesata di bandiere tricolori ai due reggimenti di granatieri che accompagnano il conte Oreste Biancoli di Bagnocavallo, Regio Commissario per la Provincia di Rieti.
La consultazione elettorale del 3-4 novembre decretò l’annessione con 1963 voti a favore, 3 contrari e 4 schede nulle.
Il conte Giacinto Vincenti Mareri, fedele al Papa e fatalmente compromesso con il passato regime, lasciò Rieti alla volta di Roma.
La Cassa di Risparmio subì il contraccolpo degli avvenimenti così succintamente evocati, facendo registrare un numero contenuto di emissioni di nuovi libretti, un marcato squilibrio tra versamenti e ritiri, un maggiore tasso di morosità tra i debitori.
Inoltre, la Congregazione di Carità mette in atto il tentativo di assorbire la Cassa di Risparmio in forza della legge 20 novembre 1859 che prevede l’incameramento delle Opere Pie. Benché il Regio Commissario Generale dell’Umbria avesse escluso dal novero delle Opere Pie le Fondazioni di amministrazioni private, il Consiglio di Amministrazione dovette rivolgersi al Governo di Torino per ottenere il Regio Decreto del 13 febbraio 1861 che ne riconosce la natura di Ente morale e la sottrae definitivamente alle pretese della Congregazione di Carità.
La gestione d’esercizio poté dunque stabilizzarsi, facendo registrare già nel 1863 un sensibile incremento dei depositi, da £ 482.688,97 a £ 575.467,48, con un movimento generale di cassa al 31 dicembre di £. 516.809,70 rispetto al precedente, ammontante a £ 379.422,70 ed un buon utile di esercizio.
Dal 1864 al 1866, ripercussioni negative derivarono ancora dalla necessità di dare attuazione alle normative fiscali imposte dal Regno d’Italia, in particolare per effetto del Regio Decreto del 1 maggio 1866 che concede il corso forzato alla carta moneta emessa dalla Banca Nazionale.
La Cassa di Risparmio di Rieti fece fronte alle esigenze della clientela procurandosi moneta metallica contraendo un debito di £ 8.000, di cui £ 3.000 al tasso del 7%, £ 5.000 messe a disposizione dal Presidente Vincenti Mareri.
Così lo stesso Presidente, secondo quanto stabilito nella riunione consiliare del 20 aprile 1868, si rivolgeva alla Deputazione Parlamentare per l’abolizione del corso forzoso dei biglietti di banca: «non appena veniva decretato il Corso Forzoso, un’ansietà si spargeva tra i depositanti, i quali nel timore di veder cangiata in carta quella somma, che essi avevano depositata in oro, ed in argento, ansietà che forse maggiore era in coloro che avevano depositate piccole somme, come quelle che earno il vero prodotto dei loro giornalieri risparmi, minacciavano di voler ritirare da un momento all’altro i loro Capitali, mettendo così in grave imbarazzo questi Amministratori, che sarebbero stati costretti ad intimare a tutti i Debitori l’immediato rimborso delle loro Cambiali. Ad ovviare a tanti inconvenienti, e ad assicurare i Depositanti, questo Consiglio di Amministrazione, credé adottare delle misure conciliative, ossia di restituire le somme che si ritiravano parte in Carta, parte in Moneta, persuadendo tutti i Depositanti doversi ognuno adattare alla Legge, e alla necessità, e dimostrando anzi come la Cassa procurasse per sua parte rendere il sacrificio meno gravoso; le istesse ragioni erano esposte ai Debitori allorché venivano a dimettere le loro Cambiali per ottenere da essi che almeno una parte fosse restituita in Moneta, facendo appello più alla loro buonafede, che alla stretta legalità; ed è stato in tal modo che la nostra Cassa ha potuto continuare, e continua senza gravi scosse, ed agitazioni, mantenendo intatta la pubblica fiducia, della quale è stata sempre fino dai suoi primordi onorata. Se però la Cassa ha potuto sin qui far fronte ai suoi impegni, ed impedire che il Corso Forzoso recasse grave pregiudizio alla sua amministrazione, ed al suo credito, non può dall’altro canto negarsi, come il medesimo non influisca gravemente su tutte le Contrattazioni sia per la sovrabbondanza della Moneta Cartacea per la perdita, cui la medesima è soggetta di fronte alla moneta metallica, per il continuo variare dello sconto, che fa sempre incerti sul valore reale della medesima, quali cose se da per tutto fan sì che le popolazioni anche le più commerciali, ed in conseguenza abituate al variare dei valori, facciano malviso alla Carta, quanto più questo non deve verificarsi in questa Città, la cui Popolazione di natura eminentemente agricola, vede con assai malumore cangiate le sue derrate, prodotto dei suoi sudori, con una Moneta che non ha nessun valore intrinseco, e che assolutamente ricusa nelle Contrattazioni di Compra e Vendita del Bestiame destinato all’Agricoltura, per il quale non conosce altro equivalente che l’oro e l’argento. Dopo di ciò è chiaro che nel voto di tutti è che questo malaugurato Corso Forzoso cessi al più presto, e che se subito non è possibile venga almeno per il momento ristretto alle sole somme emesse per i bisogni dello Stato, curandone in seguito il ritiro non già coll’imporre nuovi balzelli alle esauste popolazioni, ma coll’applicazione delle più severe economie nella Pubblica Amministrazione » .
Le argomentazioni pacate proposte dal conte Giacinto Vincenti Mareri confermano la correttezza e la prudenza, la conoscenza profonda e disincantata del contesto socioeconomico in cui operava la Cassa di Risparmio che egli aveva contribuito a fondare.
Dalla preoccupazione che la Cassa potesse conservare integra la fiducia di cui godeva fin dal 1846 traspare un tratto personale, quasi intimo, proprio dell’indole del conte, ben distante dalla spregiudicatezza di tanti banchieri a lui contemporanei.
Intanto, le attività della Cassa di Risparmio richiesero l’apertura degli sportelli dalle 10.00 alle 13.00 tutti i giorni della settimana, senza escludere le festività se avessero avuto cadenza di mercoledì o se avessero previsto lo svolgimento di fiere del bestiame.
La sede di Palazzo Vincenti Mareri non era più sufficiente alle necessità della banca: nella riunione del 27 novembre 1874, il Consiglio di Amministrazione deliberò di intavolare trattative con i marchesi Tommaso, Clemente e Cesare Crispolti proprietari in via degli Abruzzi di un palazzo adiacente alla sede della Cassa di Risparmio, che proponevano la permuta con alcuni terreni siti nell’area di Morro e Rivodutri, del valore stimato in £ 41.180, di cui la Cassa di Risparmio disponeva come recupero di crediti.
Nella riunione del 7 settembre 1875, il costo dell’operazione venne fissato a £ 57.000 a cui si sarebbero dovute aggiungere le spese per le perizie e gli atti notarili. Due giorni più tardi, il 9 settembre, venne definito il compromesso di permuta.
L’Assemblea dei Soci, riunita il 16 settembre, approvò l’operazione con 16 voti a favore, 2 contrari. Il 13 ottobre venne deliberata l’effettuazione di una perizia per l’adeguamento del palazzo alle esigenze degli uffici. Il 17 novembre 1875 l’acquisto della proprietà fu perfezionato con la stipula dell’istrumento notarile presso il notaio Rossetti.
Il palazzo, costruito agli inizi del XVIII secolo su progetto dell’architetto comasco Michele Chiesa, la cui facciata era stata ridisegnata nel 1814 da Giuseppe Subleyras, fu riallestito su progetto dell’Ing. Angelo Blasetti .
Nel mese di ottobre 1877 gli uffici vennero trasferiti nel palazzo di proprietà della Cassa di Risparmio.
Un anno più tardi, il 20 novembre 1878, moriva il conte Giacinto Vincenti Mareri, primo Presidente della Cassa di Risparmio di Rieti, salutato dalle commosse parole del vice-presidente marchese Tommaso Crispolti nella successiva riunione assembleare del 16 dicembre:«Signori, il nostro benemerito Presidente, l’illustre nostro concittadino, il C.te Giacinto Vincenti Mareri non è più; Egli lasciò di sé vivissimo il desiderio. Uomo di perspicace intelligenza, di fine giudizio, informato sempre a giustizia, d’instancabile operosità, in mezzo alle molteplici cure del suo ricco censo non trascurò mai di dedicarsi al bene di questa seconda sua patria, in cui tenne i carichi più distinti ed importanti.
Per sua iniziativa principalmente fu fondata questa nostra Cassa di Risparmio, della quale gli Azionisti apprezzandone i meriti lo vollero prima temporaneamente, quindi Presidente a vita. Egli si applicò con zelo indefesso a dirigere questa benefica Istituzione, che volle ospitata gratuitamente nel suo Palazzo sino a che non s’ebbe questa sua propria Residenza.
Il suo saggio Consiglio, la maturità del suo senno uniti al suo nome e alla sua probità senza macchia furon causa precipua della fiducia, che sempre riscosse questo Istituto, e dello svolgersi della sua vita prospera e rigogliosa.
Il Consiglio di Amministrazione dolentissimo per tanta perdita, fattosi interprete dei vostri sentimenti, vi invita o Signori a deporre questo meritato tributo di lode sulla tomba dell’eminente Cittadino a testimonio di altissima stima, e ad eccitamento di tutti, e specialmente di coloro, cui più benigna sorrise fortuna, perché ne imitino l’egregio esempio, e le elette virtù» .