Il nuovo Rocci. Un classico tra i classici

di Erika Giugliano

(tratto da: Erika Giugliano, Un classico ancora più classico tra gli altri classici, in Scienze e Ricerche n. 1, novembre 2014, pp. 55-59)

Lorenzo Rocci
Vocabolario Greco – Italiano
(con Web-CD)
Società Editrice Dante Alighieri, 2011

Il Nuovo Rocci

Dopo settant’anni dalla sua prima edizione, era il 1939, la Società Editrice Dante Alighieri ha riunito un agguerrito team di grecisti, lessicologi e storici che per cinque anni hanno lavorato a rinnovare e valorizzare il Rocci. Tra le notizie culturali è senza dubbio una delle più belle e serie di questo decennio e un sintomo di vitalità e proiezione intelligente verso il futuro della parte migliore del nostro Paese.
Insieme al celeberrimo Georges – Calonghi per il latino, il Rocci non ha bisogno di essere presentato alla cultura italiana. È stato e resta il ‘vocabolario di greco’ per eccellenza e in questo senso appartiene alla categoria dei fatti classici, imperituri, una di quelle presenze che sembrano non conoscere la corruzione del tempo, non risentire dell’avanzare delle mode passeggere, non essere toccato dalle fluttuazioni del pensiero e delle tendenze storiche, ma anzi esserne lei condizione della loro stessa possibilità. Il Rocci è stato e resta lo strumento indispensabile sia per chi si avvicina per la prima volta allo studio della lingua greca sia per chi ne ha già una certa padronanza o ne è addirittura uno specialista. È il compagno di tante ore passate dagli studenti sulle versioni, bersaglio di imprecazioni quando sembra non dare ‘quella parola’ di cui proprio non si riesce a carpire il senso, adulato e vezzeggiato quando invece ci fornisce la ‘formula magica’ che permette di risolvere intricati enigmi linguistici dandoci in citazione proprio la frase che abbiamo sotto i nostri occhi e che ci sta facendo dannare. Un tutor fondamentale insomma, soprattutto quando la lingua in questione, ovviamente a torto, ha la fama di essere tremendamente difficile, come il greco antico. Eppure questa lingua ‘difficile’, complicata e ‘contorta’ (e secondo alcuni addirittura inutile) è una delle lingue che più efficacemente assicura a tutti noi un’alta qualità della vita.
Non tutti infatti sanno che nel nostro lessico le parole che hanno a che fare con il greco sono 8.354 (13 esotismi non adattati, 3.891 etimi diretti di parole italiane e 4.451 etimi di parole latine diventate poi italiane). Di conseguenza pochi sanno che queste cifre fanno del greco la lingua straniera quantitativamente più rilevante tra quelle che hanno dato parole all’italiano (l’inglese, per esempio, che egemonizza, senza colpa, l’immaginario dei puristi, si colloca solo al secondo posto, a più di 2000 parole di distanza) e non è difficile considerare il ruolo qualitativo che i derivati dal greco hanno sulla natura profonda stessa del sapere e della cultura italiana e, di fatto, mondiale. E non si tratta di vantare termini della filosofia, della letteratura o della psicologia o parole imprescindibili anche ai livelli elementari del sapere come atmosfera, entusiasmo, epoca, epidemia, farmacia, igiene, guscio, analfabeta, scheletro, tegame, a tacere del comunissimo e discorsivissimo magari. Si tratta invece di sapere che è nei secoli XIX e XX, cioè oggi, che il greco (classico, attenzione) ha dato tantissime parole all’italiano e al mondo, perché è in questi anni che abbiamo assunto circa 3.000 dei 3.891 lessemi citati più su (il che, se è permesso, per una lingua ‘morta’ è una bella performance). E che parole. Perché, ancora una volta a dispetto dei falsi sapienti, il greco classico non ci fornisce parole ‘languide’ o ‘soft’ ma parole che fanno il nucleo delle hard sciences, quei saperi che ci permettono le attuali condizioni di vita progredita (per dire, il telefonino – e la matematica e la fisica che ci permettono di averlo a disposizione). Sta anche qui la ragione per cui quando constatiamo che il greco viene messo in discussione invece di essere valorizzato negli ordinamenti scolastici viene in mente l’Urlo di Munch o il cristiano ‘Dio perdona loro perché non sanno quello che fanno’ e ci si sente in dovere di riprendere e rilanciare quanto osserva Tullio De Mauro quando scrive che «bisogna ammettere che il businness dictionary o l’academic word list parlano greco e parlano latino in Italia e nel mondo, oggi come nei secoli passati, nelle fabbriche e negli uffici, nei laboratori e nella comunicazione, assai più di quanto il mediocre stato degli studi scolastici classici in Italia e in altri paesi possa far pensare. E, si aggiunga, assai più di quanto sospettano coloro che predicano l’abbandono a ogni attenzione alla classicità» (Storia linguistica dell’Italia repubblicana. Dal 1946 ai nostri giorni, Laterza, Roma-Bari, 2014: 136)
Non ci sono dubbi sul fatto che la sensibilità culturale di Lorenzo Rocci avvertisse quanto il greco stava dando all’italiano e all’Europa e quanto importante fosse che questo patrimonio entrasse il più in profondità possibile nella coscienza di tutti. Era il 1939 quando Rocci portò a termine la prima edizione del suo vocabolario (poi concluso nel 1943) dopo venticinque anni di lavoro alla macchina da scrivere nel collezionare, ordinare, tradurre circa centomila lemmi del primo vocabolario per lo studio del greco antico completamente concepito in italiano e destinato a diventare il classico che tutti conosciamo.

La nuova edizione

La caratteristica della nuova edizione è che segue con grande acume una linea di ideale continuità con l’opera di Rocci, conservandone alcune peculiarità e adeguandone alcuni aspetti alle nuove esigenze dettate dai moderni orientamenti dello studio delle lingue e alle nuove acquisizioni in fatto di fruizione e comprensibilità connessi alla impaginazione e alla grafica dei testi a stampa. Esaminiamo nei dettagli l’entità di questi interventi di ‘restauro’ e moderna riproposizione.
Lemmi. L’edizione del 2011 ha conservato il caratteristico raggruppamento dei vocaboli per famiglie, che era uno dei tratti peculiari dell’ordinamento seguito da Rocci nel suo vocabolario. I lemmi all’interno delle famiglie, prima abbreviati, vengono ora riportati tutti in forma integrale. Maggiore attenzione è stata riservata tanto alla verifica delle varianti dialettali quanto all’esatta definizione della natura morfologica della voce, ammettendo come lemmi solo le forme effettivamente attestate. Dove presente, la forma dorica delle voci è stata estesa nella sua completezza e collocata dietro l’articolo, in modo da rendere quest’ultimo più evidente e immediatamente riconoscibile.

Traduzione dei lemmi. Le traduzioni dei lemmi, prima difficilmente distinguibili dalle traduzioni di esempi e citazioni a causa del comune uso del carattere corsivo chiaro, ora sono evidenziate in neretto. Sono state sistematicamente aggiornate in modo da eliminare quella patina di arcaismo che spesso rendeva ardua la comprensione dell’enunciato in chiave moderna. Il lessico aggiornato e fluido però non rinnega completamente la facies di elegante letterarietà che è unanimemente riconosciuta come una sorta di “valore aggiunto” dell’opera di Rocci.

Citazioni. Le traduzioni delle citazioni, che nella vecchia edizione venivano spesso omesse o fornite solo parzialmente, abbreviate con i puntini di sospensione, vengono riportate in maniera completa, almeno per quanto concerne gli autori più letti nella scuola. Anche queste traduzioni sono state sottoposte a un sistematico aggiornamento linguistico per favorire la chiarezza e la facilità di comprensione.

Didascalie. Con un ampio lavoro di integrazione, le didascalie esplicative prestano ora maggiore attenzione alle note morfosintattiche, all’analisi delle forme verbali e all’indicazione di costrutti e reggenze. È invece rimasto pressoché inalterato il ricco apparato di didascalie storico-antiquarie, che fa del Rocci un dizionario quasi enciclopedico, capace di soddisfare anche eventuali curiosità sulla cultura e sulla civiltà, non strettamente legate quindi alla comprensione della lingua.

Abbreviazioni. Un analogo intervento di razionalizzazione ha riguardato le abbreviazioni: sono state evitate sovrapposizioni e incoerenze con numerosi casi di sigle usate come abbreviazioni di più termini. Per evitare confusione e ambiguità si è adottato il criterio della corrispondenza univoca, per cui oggi ad ogni sigla corrisponde un solo termine.

Grafica. Notevolissimi sono stati infine gli interventi sulla grafica, che costituiva il principale motivo di critica da parte degli studenti e che ora si presenta completamente rinnovata, adeguata a più moderni standard, con l’adozione di un carattere più chiaro e più leggibile e con dei parametri di impaginazione più vicini al gusto e alle esigenze degli attuali fruitori.

Versione elettronica. In ogni copia del nuovo Rocci è presente il bollino con un codice unico che inserito sul sito “Dante Alighieri” dà la possibilità di accedere ai contenuti digitali, mettendo tutti i lemmi del Rocci a portata di un clic.
Un classico che si rinnova dunque, ma senza lasciare che l’irruenza dionisiaca del moderno stravolga completamente quei tratti apollinei di eleganza e raffinatezza che hanno reso questo vocabolario un must per intere generazioni, accompagnando milioni di studenti nel loro iter di formazione sui testi di una civiltà che non smette di parlare e di affascinarci ancora oggi. Siamo convinti che anche Padre Rocci, se vedesse come è stata riplasmata e rinfrescata la sua opera, darebbe la sua benedizione.

Il greco antico dalla A alla Z

Accanto all’edizione maggiore, la Società Editrice Dante Alighieri ha realizzato anche un dizionario predisposto specificamente per i principianti, come risulta evidente dal titolo stesso: Rocci Εσαγογή – Starter edition (già affettuosamente ribattezzato “il Roccino”), uno strumento di consultazione destinato agli studenti del biennio ginnasiale, soprattutto a quelli del primo anno. Il formato ‘rimpicciolito’ però non ridimensiona né svilisce i pregi dell’edizione principale; sono state conservate infatti tutte le caratteristiche del Rocci maior, dalla grafica ai contenuti: l’accorpamento dei lemmi in famiglie, l’evidenziazione dei significati, l’indicazione delle reggenze, l’impaginazione su due colonne.
Padre Rocci non aveva nessuna precedente pubblicazione lessicografica greca di matrice esclusivamente italiana a cui rapportarsi: la mancanza di un diretto antecedente ci fa capire la mole del lavoro che ha svolto per circa venticinque anni, un’impresa quasi titanica (gemella solo all’impresa di Nicola Zingarelli per l’italiano) considerando che agli inizi del XX secolo non c’era la possibilità di reperire informazioni e dati con la facilità di oggi. La sua opera però ha fatto da capostipite a una serie di dizionari che rivelano espressamente il loro debito nei confronti del lavoro decennale svolto dall’infaticabile gesuita.
Il primo a proporsi come valida alternativa al vocabolario ‘canonico’ è stato il GI – Vocabolario di greco antico di Franco Montanari, uscito in prima edizione nel 1995 per la Loescher. L’opera è stata accolta subito con favore da parte di chi lo preferiva al vecchio Rocci per la grafica più chiara e l’impaginazione più snella. Lo stesso professore pavese, che ha coordinato un team di trenta collaboratori, ha ribadito la sua riconoscenza verso l’illustre predecessore, che ha rappresentato un punto di riferimento imprescindibile. L’ultima edizione è del 2013, ulteriormente ampliata e rinnovata sotto la veste grafica soprattutto mediante l’uso dei colori e di una simbologia interna volta a rendere più semplice e intuitiva la ricerca e l’individuazione delle accezioni. In appendice sono riportate 15 tavole a colori con piccoli glossari suddivisi per temi (riguardanti alcuni aspetti della cultura e della civiltà greca) e carte geografiche sui periodi della colonizzazione, la dislocazione dei dialetti e i regni ellenistici. Viene inoltre proposto un lessico di base, indispensabile per i principianti, arricchito da una parte pratica che propone una serie di lezioni sull’uso del dizionario e alcuni esercizi che l’insegnante può assegnare agli alunni da svolgere a casa o in classe. Un CD-rom, già presente nella seconda edizione del 2004, completa l’equipaggiamento del GI di questa terza edizione.
Per il particolare criterio metodologico adottato si distingue anche il dizionario Greco antico di Renato Romizi, edito nel 2007 da Zanichelli, che struttura il lemmario secondo una scansione etimologica. Come ormai appare fondamentale per ogni pubblicazione di questo tipo, la grafica è stata particolarmente curata per rendere più facile e immediata la consultazione. Il metodo adottato dall’autore prevede che ogni parola venga ‘sezionata’ nei suoi elementi costitutivi che, analizzati singolarmente, conducano il fruitore al significato della parola stessa, guidandolo attraverso un percorso logico ed etimologico che gli faciliti anche la memorizzazione del lessico. L’altra particolarità sta nelle fonti adoperate, costituite esclusivamente dai testi in prosa. Anche qui è stata riservata una particolare attenzione al lessico di base, di cui vengono evidenziate 2600 voci.
Se invece si desidera ampliare ulteriormente i propri orizzonti di ricerca in ambito linguistico e si preferisce un approccio di tipo comparativo, segnaliamo Greco antico, neogreco e italiano. Dizionario dei prestiti e dei parallelismi, a cura di Massimo Peri e Amalia Kolonia, sempre per Zanichelli (2008). Il dizionario comprende circa 12.000 vocaboli greci che ‘inconsapevolmente’ sono già noti al pubblico italiano in quanto si tratta sia di prestiti forniti all’italiano dal greco antico nelle sue varie fasi storiche sia di prestiti che l’italiano stesso ha ceduto al greco (in modo speciale attraverso il dialetto veneto) sia di termini scientifici che si sono ‘infiltrati’ in greco e in italiano mediante altre lingue (francese e inglese in massima parte). Per questo suo carattere composito che abbraccia anche le lingue moderne è un’opera che si rivolge a un pubblico molto vario: dai filologi agli studiosi di storia europea, da chi usa linguaggi specialistici che presentano termini derivanti in gran parte dal greco (medicina, giurisprudenza) a chi si reca in Grecia semplicemente per lavoro o per vacanza.
Per Vallardi segnaliamo il Dizionario greco antico plus (2000) a cura di Nedda Sacerdoti e Vittorio Sirtori, con oltre 12.000 voci e 20.000 traduzioni, spiegazioni, precisazioni e indicazioni d’uso, utile per chi ama la sinteticità dell’esplicazione che non rinuncia alla completezza. Ciascun lemma è corredato da esempi esaurienti e articolati che mostrano con immediatezza la parola ‘in azione’ all’interno dell’ enunciato. In più ci sono schede didattiche dedicate all’alfabeto greco, tavole dei numeri, un elenco dei tempi principali dei verbi, l’indicazione dei casi retti dalle preposizioni e delle costruzioni sintattiche particolari e un ampio repertorio alfabetico di personaggi mitologici. Del dizionario è stata realizzata anche una versione tascabile (edita nel 2012) che include 7.000 voci e un repertorio di 4.000 vocaboli dall’italiano; proprio la presenza della doppia sezione greco-italiano e italiano-greco rende questi dizionari particolarmente adatti ai neofiti.
Sulla scia del ‘Roccino’ si pone infine la pubblicazione di Angelo Cardinale Nulla di troppo. Dizionarietto, edito nel 2011 dai Fratelli Ferraro. Questo piccolo lessico essenziale raccoglie in sole 96 pagine i termini di maggiore frequenza che uno studente ginnasiale incontra più spesso in versioni ed esercizi, dando anche la possibilità di consultare una sezione italiano-greco.

Il greco online

Oggi il web appare una risorsa irrinunciabile per la ricerca di dati e informazioni di svariato tipo e anche la linguistica antica non poteva restare indifferente di fronte ai nuovi strumenti messi a disposizione dalle nuove tecnologie della comunicazione. Tuttavia, per quanto riguarda il greco, c’è ancora molto lavoro da svolgere sul versante italiano che presenta ancora progetti in fase di completamento: d’altronde per un ambito così vasto e complesso è impossibile pretendere una piena esaustività, così come non si può fare a meno di prendere atto che anche gli studi linguistici antichi hanno in comune con internet l’inglese come lingua dominante. Questo aspetto però non costituisce un ostacolo nello studio delle lingue classiche, anzi favorisce un incontro culturale da cui scaturiscono ottime prospettive che arricchiscono la didattica delle lingue straniere moderne e quella delle lingue antiche.
Di portata monumentale per la ricchezza dei contenuti è sicuramente Perseus [http://www.perseus.tufts.edu/hopper/], che trasferisce sulla rete il contenuto di quattro CD-rom dedicati allo studio della lingua e della cultura greca antica. Il fornitissimo database contiene:
•     il testo greco e la traduzione inglese di 31 autori della grecità classica, dai lirici ai tragici agli storici, con alcuni passi commentati;
•     un repertorio di 25.000 immagini collegate a diversi articoli di approfondimento;
•     un atlante interattivo della Grecia antica e moderna;
•    una versione elettronica dell’Intermediate Greek-English Lexicon di Liddell e Scott;
•     un’enciclopedia ipertestuale sul mondo antico;
•     una collezione di studi moderni sul mondo greco;
•     una bibliografia di oltre 2.600 titoli.

La forma ipertestuale consente di passare da un argomento all’altro in maniera agevole e immediata.
La consultazione del Greek-English Lexicon evidenzia in modo chiaro i vantaggi, sia in termini di economicità che di intuitività d’uso, dell’impiego del supporto elettronico rispetto a quello tradizionale: la finestra che si apre cliccando su un lemma del dizionario riproduce fedelmente la pagina dell’edizione a stampa; da qui, cliccando sui termini evidenziati in blu, si accede a una scheda morfologica che fornisce tutte le informazioni grammaticali riguardanti la parola selezionata. Tramite il dizionario inoltre si ha la possibilità di accedere ad altri sussidi messi a disposizione dal sito. Partendo da un testo in prosa, ad esempio, è possibile aprire strumenti di consultazione come grammatiche, articoli, commenti di altri autori in cui compare la citazione di quel passo. Questa rete di collegamenti rende pertanto il sito fruibile da una vasta gamma di utenti, dallo studente in difficoltà a individuare una data forma verbale o flessiva allo specialista impegnato nella ricerca di parallelismi contestuali e morfosintattici.
L’unico dizionario online  concepito in italiano è Greco Antico  [http: // www. grecoantico. com], che raccoglie oltre 15.000 vocaboli e 1000 frasi idiomatiche e modi di dire. Il lemmario si è definito grazie al contributo di alcuni classicisti coordinati dal dott. Enrico Olivetti che collaborano a titolo gratuito. Di ogni lemma viene fornito il significato principale ed è presente anche la sezione dall’italiano, risultando quindi particolarmente adatto ai principianti.

La lessicografia scientifica

La problematicità del rapporto tra mezzi di comunicazione e messaggi da essi veicolati non è oggetto di ricerca esclusivo dei linguisti moderni: ne discutevano già Tucidide e Platone, con quest’ultimo in particolare che aveva forti riserve sui testi scritti, ma non si può negare che il passaggio dalla cultura orale a quella scritta sia stata vissuta come una vera e propria rivoluzione tecnologica. I mezzi di comunicazione e di trasmissione della cultura che ci mette a disposizione il progresso moderno hanno rappresentato anche per noi una rivoluzione che è giunta a un ulteriore stadio: si è passati dal supporto cartaceo a quello ottico, elettronico e ipertestuale. Ogni trasformazione indubbiamente comporta delle perdite che vengono tuttavia compensate da alcuni vantaggi: lo stesso Platone, pur avversando la produzione scritta, se ne servì per trasmettere i contenuti del suo sistema filosofico.
In origine la grammatica nel mondo greco si trovava in una posizione subordinata rispetto alla filosofia e alla retorica fino a quando non ha raggiunto lo status di disciplina autonoma in età alessandrina, quando gli studi filologici subirono uno sviluppo notevolissimo e si avvertì la necessità di studiare e conservare il patrimonio letterario dei secoli precedenti sentito come un valore da tutelare e tramandare. Durante l’età ellenistica gli orizzonti culturali si ampliano, si entra in contatto con realtà linguistiche diverse grazie ai nuovi mondi aperti dalle conquiste di Alessandro, il greco classico del V secolo si modifica e diventa κοινή, mentre i dialetti vanno scomparendo. L’obiettivo dei grammatici ellenistici era quello di definire i canoni dell’έλλενισμός cioè della corretta espressione della lingua greca, offuscata dal trascorrere dei secoli.
Pfeiffer affermava che la propensione a riflettere sulle parole e la loro origine era “una tendenza innata della mente greca”, pertanto il lavoro svolto dai grammatici per recuperare il significato originario dei testi dell’età classica era avvertita come un’esigenza assolutamente naturale dettata dal mutato contesto storico. Anche se la riflessione sul significato delle parole a la loro origine sembra riguardare solo l’ambito poetico, storiografico e filosofico,  c’è motivo di credere che la speculazione metalinguistica possa collocarsi anche in epoche ancora più antiche, come dimostrano alcuni studi sul sillabario della lineare B che conterrebbe un sillabogramma di origine artificiale, mentre gli altri segni erano connessi al patrimonio culturale e all’ambiente naturale cretese ed egeo. I nuovi indirizzi di ricerca linguistica non si pongono in rottura con l’esperienza degli antichi, anzi li proseguono ponendosi in una linea di ideale continuità.
Nel XX secolo un nuovo filone degli studi etimologici è inaugurato da Boisaq con il DELG (Dictionnaire étymologique de la Langue grecque) improntato ai principi della linguistica comparativa che fa risalire l’origine di alcune parole ad ambienti semitici o egiziani. I nuovi esiti di questa ricerca non dovevano però essere scissi dallo scrupolo filologico nel vaglio delle fonti. Il dizionario di Boisaq apparve solo un anno prima che Padre Rocci portasse a termine il suo dizionario.
Le proposte etimologiche non selettive di Boisaq hanno rappresentato un punto di rifermento anche per i lavori di Hjalmar Frisk e Pierre Chantraine, attivi negli anni ’50, cui si aggiunge la pubblicazione di Robert Beekes del 2010, disponibile parzialmente online sul sito degli Indo-European Etymological Dictionaries (http://www.ieed.nl/). Frisk pensa all’etimologia del greco in chiave indoeuropea, Chantraine segue la storia di ciascun termine all’interno della tradizione linguistica greca senza trascurare anche gli esiti riscontrabili nel neogreco. Beekes si focalizza sull’aspetto etimologico in chiave indoeuropea con attenzione alla fonologia e alla morfologia delle parole pre-greche.
Il miceneo verrà decifrato solo due anni dopo la morte di Padre Rocci (1952) e la linguistica comparativa era agli albori quando intraprese la sua opera. La scarsa conoscenza dell’inglese non gli permise di consultare il Liddell-Scott-Jones; un altro lessico molto diffuso agli inizi del ‘900 era il Dictionnaire grec-français di Bailly, che tuttavia rimase uno strumento inadeguato fino alla revisione curata da Chantraine negli anni ’50. In Italia le opere che precedono la pubblicazione del dizionario di Rocci sono tutte ricalcate su pubblicazioni straniere, soprattutto tedesche, di cui costituiscono adattamenti o traduzioni: segnaliamo in particolare il vocabolario di greco di Francesco Ambrosoli (edito per la prima volta da Loescher nel 1866) che per circa un ventennio fu il più usato dagli studenti dei licei classici del Regno d’Italia; negli anni ’80  tuttavia fu scalzato dall’opera di Benedetto Bonazzi, monaco benedettino campano, autore di un dizionario greco-italiano che arrivò a venticinque edizioni; nel 1923, a cura di Emidio Martini e Domenico Bassi, apparve una versione italiana del dizionario scolastico realizzato dal filologo tedesco Friedrich Wilhelm Carl Gemoll, edito nel 1908.
Rispetto ai suoi predecessori, l’opera di Padre Rocci tende a essere maggiormente indipendente dalle pubblicazioni estere, pur senza respingere i nuovi contributi provenienti dalla lessicografia straniera. Questo era dunque lo scenario in cui operò Rocci negli anni in cui andava realizzando il suo dizionario: un’opera che inquadrata nel contesto dell’epoca rivela immediatamente tutta la sua grande originalità.