Marco Malvaldi e Dino Leporini vincono il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2014

capra e calcoliCon il libro Capra e calcoli. L’eterna lotta tra gli algoritmi e il caos, edito da Laterza, lo scrittore Marco Malvaldi, autore della fortunata serie dei gialli del BarLume, e Dino Leporini, professore di fisica all’Università di Pisa, si sono aggiudicati l’edizione 2014 del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica.  Marco Malvaldi (1974), chimico e scrittore, pur essendo noto principalmente per la sua serie di gialli sui vecchietti del BarLume, è un esperto nelle tecniche di simulazione computazionale dello stato liquido. Dino Leporini (1957), perfezionato in Fisica alla Scuola Normale Superiore, insegna Fisica generale all’Università di Pisa. Come ricercatore si occupa, sia sperimentalmente che da un punto di vista computazionale, delle proprietà dei liquidi e dei solidi disordinati. Nel volume i due autori raccontano l’origine, lo sviluppo, i problemi che un computer è in grado di risolvere, la sua mostruosa velocità, le conseguenze del suo utilizzo. A volte i risultati sono meravigliosi, come la possibilità di prevedere il tempo atmosferico o di salvare vite umane attraverso la progettazione di veicoli sempre più sicuri. Altre volte, come è facile immaginare, i risultati sono disastrosi, tragici o semplicemente ridicoli: dalla crisi economica statunitense del 2009 al prezzo di 24 milioni di dollari richiesto da un rivenditore online per un testo universitario sulle abitudini delle mosche. Ma le questioni non finiscono qui. È possibile immaginare che un computer possa intuire? È in grado di capire quando scherziamo o potrà mai sviluppare una coscienza? Domande meno scontate di quanto potrebbe sembrare…

I riconoscimenti sono stati assegnati il 19 dicembre presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

tutta colpa del cervelloAl secondo posto si è classificato il libro di Gilberto Corbellini, storico della medicina, e Elisabetta Sirgiovanni, ricercatrice al CNR, Tutta colpa del cervello. Un’introduzione alla neuroetica, pubblicato da Mondadori Università. Il libro discute l’impatto che le ricerche sul cervello stanno avendo in diversi ambiti, non solo in quelli biologici e medico sanitari, ma anche, più in generale, sociali. Da un decennio le neuroscienze e le neurotecnologie hanno dato vita a un ambito di studi chiamato “neuroetica”. Con questo termine ci si riferisce sia all’indagine sulle implicazioni etiche della ricerca e della pratica clinica in ambito neuroscientifico, sia alla possibilità di comprendere meglio in che modo il cervello elabora i giudizi morali. L’ambizione che ha ispirato la stesura di questo lavoro è duplice. Da un lato fornire informazioni comprensibili e illustrare i contenuti delle ricerche e delle riflessioni che ricadono nell’ambito della cosiddetta neuroetica. Allo stesso tempo, però, cercare di introdurre elementi di analisi che sinora non sono stati utilizzati e che riguardano fondamentalmente una contestualizzazione evolutivo-cognitiva dei problemi. Il libro intende porre le tematiche neuroetiche e bioetiche in una luce che vuole essere filosoficamente più coerente, superando polarizzazioni che hanno alimentato confusione e fraintendimenti. Gilberto Corbellini (Cadeo, 1958) insegna storia della medicina e bioetica alla Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato in ambito nazionale e internazionale sulla storia delle immunoscienze, delle neuroscienze, dell’epistemologia e dell’etica medica, nonché sui rapporti tra scienza e politica. Tra i suoi ultimi libri, EBM: Medicina basata sull’evoluzione (Roma-Bari 2007); La razionalità negata. Psichiatria e antipsichiatria in Italia (Torino 2008); Scienza, quindi democrazia (Torino 2011); Scienza (Torino 2013). Elisabetta Sirgiovanni (Roma, 1980) è ricercatore post-doc in Neuroetica presso il CNR – Unità di Etica della ricerca, bioetica, biodiritto e biopolitica. Collabora con la Cattedra di Storia della Medicina e Bioetica del Dipartimento di Medicina Molecolare della Sapienza Università di Roma. E’ dottore di ricerca in Scienze Cognitive e ha pubblicato articoli scientifici e saggi nell’ambito della neuroetica, della filosofia della psichiatria e delle neuroscienze cognitive.

Cera un voltaTerza classificata Eleonora Polo con C’era una volta un polimero. Storie di grandi molecole che hanno plasmato il mondo, pubblicato da Apogeo. Dalla vulcanizzazione della gomma a opera di Charles Goodyear alla scoperta del polipropilene che fruttò il premio Nobel a Giulio Natta, fino alla realizzazione di superfibre che farebbero invidia persino a Batman, il libro è il diario di bordo di un viaggio che ripercorre nel tempo le tappe più significative della storia dei polimeri sintetici. Materiali del tutto nuovi, dalle proprietà sorprendenti, creati dall’uomo per “dare un aiutino” alla natura, o addirittura per provare a reinventarla. Molecole giganti che hanno plasmato il mondo, dandogli una nuova forma e occupando (in senso a volte anche troppo letterale) ogni angolo e ogni attimo delle nostre vite. Possiamo non amarle, ma difficilmente ne possiamo fare a meno. È una storia di scoperte avvenute quasi sempre per caso, mentre si cercava qualcos’altro; una storia affascinante, divertente, tragica, insolita, mai banale. È anche la storia degli scienziati che hanno realizzato queste scoperte; persone come noi, uomini e donne curiosi, intelligenti, appassionati, testardi, avidi e, qualche volta, anche fortunati. Eleonora Polo è ricercatrice presso l’Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività (ISOF) del CNR di Bologna – U.O.S. di Ferrara; svolge attività di docenza presso il Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Ferrara. Si occupa da anni di divulgazione scientifica ed è responsabile editoriale del magazine dell’Associazione Italiana delle Macromolecole (AIM).

All’edizione 2014 del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica, bandito dall’Associazione Italiana del Libro con il patrocinio del CNR, dell’AIRI (Associazione Italiana per la Ricerca Industriale) e delle Biblioteche di Roma, hanno partecipato quest’anno 525 opere per un totale di 677 autori italiani, tra cui moltissimi ricercatori e docenti universitari. Numerosa la componente femminile, attestatasi attorno al 42% del totale. Nutrita anche la partecipazione dei giovani sotto i 35 anni: quasi il 20% dei partecipanti.

La giuria del Premio – composta da 170 personalità del panorama scientifico italiano – ha anche assegnato 5 premi nelle diverse aree scientifiche:

chimica quotidianaPremio per le Scienze matematiche, fisiche e naturali a Silvano Fuso, Chimica quotidiana. Ventiquattro ore nella vita di un uomo qualunque (Carocci Editore). Quanta chimica c’è nella giornata di una persona? Da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire, ogni istante della nostra esistenza è scandito dalla chimica. Non solo quella introdotta dall’uomo, ma anche quella naturalmente presente in ogni aspetto della nostra vita, dalle nostre funzioni biologiche ai nostri pensieri più elevati e alle nostre emozioni più profonde. Anche se spesso suscita diffidenza, inquietudine, timori e ricordi scolastici talvolta spiacevoli, la chimica è un’insostituibile compagna, con la quale dobbiamo costantemente confrontarci. Conoscerla un po’ meglio può sfatare molti ingiustificati pregiudizi e aiutarci a comprendere quanto essa sia importante per ognuno di noi. Silvano Fuso insegna Chimica e si occupa di didattica e divulgazione scientifica. Autore di numerosi volumi, è socio effettivo del Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale (CICAP). Con Carocci editore ha pubblicato La falsa scienza (2013).

 

 

il bagnino e il samuraiPremio per le Scienze biologiche e della salute a Daniela Minerva e Silvio Monfardini, Il bagnino e i samurai. La ricerca biomedica in Italia: un’occasione sprecata (Codice Edizioni). Big Pharma è il complesso industriale con il più alto contenuto di ricerca scientifica, impermeabile a qualunque crisi economica e capace di generare sempre e comunque fiumi di profitti. Comparto da cui però l’Italia è esclusa, così com’è esclusa dallo sviluppo scientifico e industriale che la grande guerra al cancro ha alimentato e continuerà ad alimentare nei prossimi anni. Eppure poteva andare diversamente. Daniela Minerva e Silvio Monfardini analizzano cinquant’anni di storia italiana per capire cosa ci ha lasciati fuori dal “grande gioco” del business farmaceutico. E per farlo seguono le tappe di questo miracolo mancato: la grande ricerca Farmitalia, la Montedison, l’occasione persa degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (gli IRCCS) e i ritardi dell’industria italiana: tra interessi, carriere, mazzette, soldi rubati e tanto spreco… L’Italia aveva in mano le carte per partecipare alla grande partita della ricerca biomedica, ma è stata spazzata via. Ecco perché. Daniela Minerva è responsabile delle pagine di scienze, medicina e sanità per “l’Espresso” e blogger con “Il vaso di Pandora”. È nel consiglio direttivo dei master in comunicazione della scienza alla Sapienza di Roma e alla SISSA di Trieste, ed è autrice di sette libri, pubblicati da Sansoni, Giunti, Avverbi, Rizzoli, Springer e Codice edizioni. Silvio Monfardini è uno dei protagonisti della ricerca oncologica, autore di oltre trecento lavori su riviste recensite. È stato direttore scientifico degli IRCCS di Aviano e Napoli. È stato presidente della Società Europea di Oncologia Medica, dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica e della Società Internazionale di Oncologia Geriatrica. Oggi è direttore del progetto di oncologia geriatrica della Fondazione Don Gnocchi di Milano.

guida praticaPremio per le Scienze dell’ingegneria e dell’architettura a Alessandro Giorgi, Guida pratica alle costruzioni in terra cruda (Aracne editrice). L’impiego della terra cruda come materiale da costruzione, nonostante i diffusi pregiudizi di povertà ed arretratezza, è attualmente oggetto di ricerca da parte di tutti quei paesi, come Germania, Francia, USA, Danimarca, Olanda, Austria, Svizzera e tanti altri ancora, in cui, insieme a un condiviso senso di rispetto sociale ed ambientale, si è andato diffondendo negli ultimi decenni un grande interesse nei confronti di un “costruire” sostenibile, intelligente e qualitativamente superiore. In alcuni casi si è anche provveduto a disciplinare l’utilizzo di tale materiale attraverso normative e regolamenti edilizi. Considerata la scarsa informazione che ad oggi fa dell’Italia uno di quei paesi della comunità europea tra i più disinformati in materia di costruzioni in terra cruda, questo libro intende diffondere gli enormi vantaggi (ma anche gli svantaggi) che l’impiego di tale tecnologia comporta: dai sistemi costruttivi alle architetture moderne e del passato, dalle verifiche fisico-chimiche alle analisi di strutture antisismiche, senza tralasciare il delicato aspetto della normativa che costituisce forse il maggiore ostacolo alla diffusione di questa tecnica costruttiva. Alessandro Giorgi, architetto, vive e lavora a Palermo dove presta la sua collaborazione presso studi professionali nell’ambito della progettazione architettonica, della grafica e del design. Si affaccia sul panorama editoriale con questo libro, frutto delle esperienze svolte in Germania presso l’RWTH-Aachen University, in occasione delle quali ha potuto apprezzare ed approfondire temi legati alla sostenibilità ambientale, all’impiego di tecnologie appropriate e di materiali da costruzione ampiamente utilizzati nel passato, a lungo dimenticati nei paesi industrialmente avanzati e – ancora oggi – non sufficientemente rivalutati.

La ragionePremio per le Scienze storiche, letterarie e della formazione a Paolo Costa, La ragione e i suoi eccessi (Feltrinelli). Che utilità ha oggi la filosofia e qual è la “specialità” del filosofo nell’epoca della settorializzazione dei saperi? Dopo che è naufragato il tentativo di Hegel di preservare la supremazia della filosofia in quanto conoscenza del Tutto, i filosofi occidentali si sono trovati nella condizione di dover giustificare la propria funzione, alleandosi ora con la politica, ora con la storia, ora con la scienza. Secondo Paolo Costa, sebbene la filosofia abbia oscillato sempre tra la tentazione autarchica, a volte persino imperialista, e i tentativi di mettervi freno, rientrando nei ranghi, l’utilità del pensiero filosofico va ricercata nella sua natura eccedente. Il significato profondo della insofferenza ai vincoli esterni sta nel connubio che instaura tra l’aspirazione metafisica alla totalità e l’apertura scettica alla complessità dell’esperienza. Paolo Costa è ricercatore presso la Fondazione Bruno Kessler di Trento. Tra i suoi libri ricordiamo: Verso un’ontologia dell’umano. Antropologia filosofica e filosofia politica in Charles Taylor (Unicopli, 2001), Un’idea di umanità. Etica e natura umana dopo Darwin (edb, 2007). Per Feltrinelli ha curato l’Antologia di Hannah Arendt (2006), il Viaggio di un naturalista intorno al mondo di Charles Darwin (2009) e l’edizione dell’Età secolare di Charles Taylor (2009).

Tutte MediterraneePremio per le Scienze giuridiche, economiche e sociali a Melania Busacchi e Emanuela Locci, Tutte mediterranee. Storie di donne e di culture (Epokè Editrice). I recenti avvenimenti che hanno interessato l’area del Mediterraneo hanno portato alla ribalta i problemi politici, economici e di genere che caratterizzano i paesi mediterranei. Nonostante gli innumerevoli tentativi di repressione, recenti e meno recenti, il contributo della componente femminile continua a essere fondamentale, essendo da sempre protagoniste, spesso silenziose, dello sviluppo storico, morale e culturale della società civile. Il volume descrive da un punto di vista interdisciplinare la vita e le vicende di figure femminili che, grazie alla loro tenacia, coraggio e determinazione hanno svolto o continuano a svolgere un ruolo fondamentale e innovativo all’interno della società civile in cui vivono o hanno vissuto e che per ragioni sociali o storiche non è stato ancora o del tutto valorizzato. Il filo rosso comune a tutte è di appartenere al contesto mediterraneo. Protagoniste o semplici comparse, vincitrici o sconfitte, le donne e i movimenti femminili descritti in questo volume sono rappresentativi della loro epoca e emblema di tutte le donne loro contemporanee. Melania Busacchi ha conseguito un dottorato di ricerca presso la Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari nel settore “Storia Istituzioni e Relazioni internazionali dell’Asia e dell’Africa moderna e contemporanea” con una tesi dal titolo “Hizbullāh: da movimento di resistenza a partito di resistenza”. Ha ottenuto un contratto di supporto alla ricerca presso il Dipartimento Storico Politico Internazionale dell’Età Moderna e Contemporanea presso il medesimo Ateneo, con un progetto di ricerca intitolato “I diritti umani nel bacino del Mediterraneo: il caso delle donne libanesi e la legge sulla Nazionalità (1925)”. Emanuela Locci è dottore di Ricerca presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Cagliari, con una tesi intitolata “Il cammino di Hiram. La massoneria dall’Europa all’Impero Ottomano”. Il suo principale filone di ricerca riguarda la storia della massoneria nell’Impero Ottomano e nell’area del Mediterraneo, con particolare attenzione ai paesi musulmani.

I tre Premi riservati ai giovani autori sono stati assegnati nell’ordine a:

DNA IL CODICE- Associazione Accatagliato per un numero speciale della rivista Plank dedicato al Dna, il codice della vita (Cleup). Com’è fatto il DNA? Chi l’ha studiato ieri e chi oggi? Quali sono le novità nella ricerca? Come possiamo scoprire qualcosa in più utilizzando semplici materiali alla portata di tutti? Ne “DNA, il codice della vita” si trovano le risposte a tutte queste domande insieme a molte altre curiosità. Il DNA e i protagonisti della storia della scienza che hanno portato alla scoperta della sua struttura sono alla portata dei più piccoli, valorizzando anche quei contributi che talvolta vengono messi in secondo piano. Marie e Max, protagonisti dell’avventura a fumetti, accompagnano i lettori alla scoperta della molecola della vita, insieme a giochi, esperimenti, curiosità e approfondimenti sulla ricerca dei giorni nostri.  “DNA, il codice della vita” è il secondo numero della rivista “PLaNCK! – Da piccolo farò lo scienziato”, pubblicazione quadrimestrale edita dalla Cooperativa Libraria Editrice Università di Padova (Cleup) e curata dall’associazione di promozione sociale Accatagliato con il contributo dell’Università degli Studi di Padova. Agnese Sonato si è laureata in Scienza dei Materiali presso l’Università degli Studi di Padova nel 2010, ha da poco terminato il dottorato in Scienza e Ingegneria dei Materiali e attualmente è assegnista presso il laboratorio Elettra del TASC-CNR di Basovizza (Trieste). Marta Carli si è laureata in Fisica presso l’Università degli Studi di Padova nel 2009, ha da poco terminato il dottorato in Scienza e Ingegneria dei Materiali e attualmente è assegnista presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia a Padova. Andrea Frison si è laureato in Scienze Sociologiche presso l’Università degli Studi di Padova nel 2007. Dal 2005 ha iniziato a svolgere la professione di giornalista. Gianluca Pozza si è laureato in Scienza dei materiali presso l’Università degli Studi di Padova nel 2011 e attualmente è dottorando in Scienza e Ingegneria dei Materiali a Padova.  Bianca Maria Scotton ha ottenuto la laurea nel Master of Arts in Illustration and Animation (durata di un anno) nel 2012 presso la Coventry University (UK) dopo aver ottenuto la laurea magistrale in Teorie e Metodologie dell’E-learning e della Media Education della Facoltà di Scienze della Formazione presso l’Università degli Studi di Padova. Stefano Pozza si è laureato in Matematica presso l’Università degli Studi di Padova nel 2011 e attualmente è dottorando in Scienze Matematiche a Padova. Francesca Amato è italo-canadese, madrelingua inglese e italiana. Nata da padre italiano e madre canadese, dopo aver trascorso l’infanzia in Italia si è trasferita in Canada dove ha studiato come assistente sociale. Petra Spataro si è laureata in Scienze della Formazione Primaria presso l’Università degli Studi di Padova nel 2013 con indirizzo scuola primaria e con corso aggiuntivo per il sostegno di alunni con diverso profilo di funzionamento. Maurizio Marinaro si è laureato in Scienze Storiche nel 2011 presso l’Università degli Studi di Padova. Marco Maggioni si è laureato in Biotecnologie Farmaceutiche presso l’Università degli Studi di Padova nel 2012. 

Non tutte le vittime- Stefano Iuliani per il libro Non tutte le vittime sono uguali (Aracnce). Non tutte le vittime sono uguali è un’indagine sulla manipolazione mediatica attuata dai media occidentali a proposito dei fatti dell’11 settembre 2001 e della cosiddetta “guerra al terrore”. In particolare viene analizzata la copertura di alcuni media ispanofoni sull’uccisione di vittime civili nelle guerre in Iraq, Afghanistan e Pakistan da parte della coalizione militare occidentale o del terrorismo facente capo ad Al Qaida. Individuando i frame e le metafore concettuali che hanno fatto da sfondo alle vicende prese in esame, è possibile affermare che esistono vittime “meritevoli” e vittime “non meritevoli” di considerazione a seconda di chi sia stato a uccidere. Il Novecento come secolo dei media – scrive Antonio Iannotta dell’Università di Salerno nella prefazione – ci ha insegnato che chi fa più opinione fa più mondo, come avevano preconizzato all’indomani della Seconda guerra mondiale, nel 1947, Horkheimer e Adorno analizzando il DNA del nazismo e la sua figura topica, Goebbels. In un discorso radiofonico tenuto a Monaco il 14 marzo 1936, McLuhan ricorda che Adolf Hitler disse: «Proseguo per la mia strada con la sicurezza di un sonnambulo». Lo «spazio auditivo» sonnambolico nel quale sono cresciute le generazioni tra le due guerre è stato dominato da una comunicazione a flusso che scioglieva le distanze in un unico ambiente di interconnessi, anticipando di fatto l’attuale esplosione elettronica di Internet. Stefano Iuliani (1985) consegue la Laurea triennale in Linguaggi multimediali e Informatica umanistica nel 2009 con una tesi su Antonin Artaud. Nel 2012 diventa Dottore magistrale in Linguistica e Traduzione specialistica presso l’Università degli Studi di Napoli l’Orientale indagando il rapporto tra manipolazione mediatica e traduzione. Ha tradotto per conto di Aracne editrice il libro di J.B.Freire intitolato Vivere al Massimo! Come Frankl superò Freud, e collabora alla realizzazione della rivista di filosofia e letteratura «Pagine Inattuali».

Le eresie- Irene Bueno per Le eresie medievali (Ediesse). Chi erano davvero gli eretici? E per chi rappresentavano una reale minaccia? Tutte le fonti a disposizione degli storici sono inevitabilmente filtrate dal punto di vista dei loro persecutori. Del resto nessun eretico si è mai definito tale. Piuttosto si considerava l’interprete del più autentico messaggio cristiano. E allora “eretici” o “buoni cristiani”? Delimitare le frontiere dell’alterità religiosa significava per la Chiesa stabilire chi era incluso e chi era respinto; uno strumento potentissimo nelle mani del clero, applicabile ai più diversi contesti. Irene Bueno ripercorre i principali itinerari del dissenso religioso tra XI e XV secolo, volgendo lo sguardo ai loro protagonisti, alle idee e ai comportamenti che portarono i cosiddetti eretici a un’aperta rottura con la Chiesa di Roma. La repressione dell’alterità religiosa ha accompagnato molta parte della nostra storia. Irene Bueno ha ottenuto il dottorato di ricerca in Storia presso l’Istituto universitario europeo di Firenze nel 2010. È stata borsista a Parigi, Berkeley (California) e Francoforte (Germania). Negli anni 2011-2012 è stata ricercatrice post- dottorale all’Università di Leida (Paesi Bassi), dove ha organizzato la conferenza internazionale “The Papacy and the East: Intellectual debates and cross-cultural interactions, 1274-1439”, i cui atti saranno pubblicati nel 2014. È attualmente Marie Curie Fellow presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. I suoi studi, pubblicati in volumi e riviste italiane e internazionali, riguardano le teorie e i metodi della repressione anti-ereticale e i rapporti tra il papato e l’Oriente, soprattutto con gli Armeni, nel Trecento. È attualmente in preparazione la sua monografiaDefinire l’eresia. Dibattiti teologici, pratiche giudiziarie e politica pontificia al tempo di Jacques Fournier / Benedetto XIIed un suo articolo sulla riflessione antiereticale nei commentari biblici trecenteschi sarà prossimamente pubblicato sulla rivista Speculum.

Al giornalista Pasquale Pellegrini è andato il Premio di giornalismo scientifico per i suoi articoli sul settimanale torinese Il nostro tempo. Premiati nella sezione Articoli e Saggi anche Claudio Tuniz per i suoi articoli sulla storia dell’uomo pubblicati sul quotidiano Il Piccolo di Trieste e Luigi Borzacchini per l’appendice storica all’Enciclopedia della matematica Garzanti.