“Ho sete di purezza”. Romain Gary

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La vita di Romain Gary è un vero romanzo. Nato in lituania a Vilnius nel 1914 figlio naturale di un’attrice, ebrea russa fuggita dalla rivoluzione, e di Ivan Mosjoukine, la più celebre vedette, insieme a Rodolfo Valentino, del cinema muto, venuto in Francia all’età di quattordici anni, Romain Gary (in realtà Romain Kacew) ha frequentato le scuole superiori a Nizza e l’Università a Parigi (diritto): “In russo gari significa “brucia!”… Un comando al quale non mi sono mai sottratto, nella mia opera come nella vita. Voglio dunque fare qui la parte del fuoco perché, come si suol dire, in queste pagine il mio “io” vada in fiamme, bruci”.

Impegnato nell’aviazione nel 1938, è istruttore di tiro alla scuola dell’aria di Salon. Nel giugno del 1940, raggiunge la Francia libera. Capitano alla squadriglia Lorena, prende parte alla battaglia d’Inghilterra e alle campagne d’Africa, d’Abissinia, di Libia e di Normandia dal 1940 al 1944. E’ comandante della Legione d’onore e Compagno della Liberazione. Entra al Ministero degli Affari Esteri nel 1945 come segretario e consigliere d’ambasciata a Sofia, a Berna, poi alla Direzione d’Europa al Quai d’Orsay. Portavoce all’O.N.U, dal 1952 al 1956, è in seguito nominato incaricato degli affari in Bolivia e console generale a Los Angeles.

Lasciata la carriera diplomatica nel 1961, percorre il mondo per dieci anni per alcune pubblicazioni americane e gira come auto regista due films, “Les oiseaux vont mourir au Pérou”, “Gli uccelli vanno a morire in Perù” (1968) e “Kill” (1972). E’ stato sposato dal 1962 al 1970 con l’attrice Jean Seberg, l’attrice americana di “Bonjour tristesse”, “Buongiorno tristezza” l’interprete di “A bout de soufflé” , “Fino all’ultimo respiro”di Louis Malle. Fin dall’adolescenza, la letteratura occupa il primo posto nella vita di Romain Gary. Durante la guerra, fra due missioni, scriveva l’”Education européenne”, l’”Educazione europea” (ritenuto da Sartre il miglior libro mai scritto sulla resistenza) che fu tradotto in ventisette lingue e ottenne il premio delle Critiche nel 1945. “Les racines du ciel”, “Le radici del cielo” ricevono il premio Goncourt nel 1956. Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore ma il vero colpo di scena arrivò quando, pochi mesi dopo la morte, si scoprì che Gary ed Emile Ajar, autore del romanzo “La vie devant soi”, “La vita davanti a sé”, erano in realtà la stessa persona.
Il libro, che narra le vicende del sensibile Momò, vinse il Goncourt inaugurando uno stile gergale da banlieue e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi: “Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell’immigrazione araba, ecco la storia di Momo, ragazzino arabo nella banlieue di Belleville, figli di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa (interpretata al cinema dalla splendida Simone Signoret) “ (Stenio Solinas). Libro premonitore, ricco di sfumature e vena poetica: “Quando era ancora con noi il signor Hamil mi diceva sempre che erano i poeti che assicuravano l’altro mondo e improvvisamente ho sorriso, mi sono ricordato che mi aveva chiamato Victor, forse era Dio che mi predestinava” (p. 126).
Tutto il romanzo si basa sul rapporto affettivo tra Momò, bisognoso d’affetto, e Madame Rosa, rapporto intriso di tenerezza e premure: “All’improvviso l’ho baciata, le ho tenuto la mano nella mia e le ho passato un braccio attorno alle spalle come se fosse una donna. Poi è venuta Madame Lola col maggiore degli Zaoum e l’abbiamo sollevata, l’abbiamo spogliata, l’abbiamo stesa sul pavimento e l’abbiamo lavata. Madame Lola le ha versato del profumo dappertutto, le ha messo la parrucca e il kimono, e l’abbiamo stesa sul letto tutto pulito che era un piacere vederla” (p. 179). Tra gli altri, è affrontato un tema che diverrà in seguito oggetto di accesi dibattiti, quello dell’eutanasia, nel momento in cui Madame Rosa è gravemente ammalata e Momò si rivolge al dottore perché se ne occupi perché non la faccia continuare a vivere come un vegetale: “Altro che lo so. Sono algerino, lo so cosa dico. Laggiù loro ci hanno il sacro diritto dei popoli a disporre di se stessi” (p. 184).
Gary era un sostenitore convinto dell’importanza della parola: “E poi non mi piace molto uccidere, anzi il contrario. No, quello che vorrei è essere un ragazzo come come Victor Hugo. Il signor Hamil dice che si può fare tutto con le parole ma senza ammazzare la gente e quando avrò tempo vedrò. Il signor Hamil dice che è la cosa più forte che c’è. Se volete sapere la mia opinione, se i ragazzi a mano armata sono così è perché non li avevano scoperti quando erano bambini e sono rimasti né visti né conosciuti” (p. 98). Non è forse vero? Non è in questo senso che dovrebbe agire la scuola?
Nella bellissima raccolta di racconti intitolata “Les oiseaux vont mourir au Pérou” troviamo tutti i temi cari allo scrittore – un po’ poeta, un po’ sognatore -, e la sua vasta esperienza di viaggiatore per il mondo. Gary dimostra, con una ironia pungente, che l’uomo è ancora un pioniere per se stesso e che l’aspetta una mutazione senza precedenti (Elle). Il suo stile fluido, piacevole, musicale, asciutto è stato paragonato a quello di Hemingway. E non solo lo stile lo accomuna allo scrittore americano, anche i personaggi: “Gary scrive in una lingua, chiara, aerea, energica, come in certe pagine di Hemingway…” (Jérôme Garcin, Dictionnaire de la littérature française du 20ème siècle).
Il racconto che dà il titolo alla raccolta è un inno poetico all’uomo, alla sua capacità di credere, anzi di continuare a credere, nonostante le delusioni, i tradimenti e le amarezze. Di avere fiducia di nuovo nell’amore che incenerisce la solitudine, nonostante tutto, perché l’amore è una forza travolgente alla quale è impossibile resistere. Il testo è dominato dall’ossessiva domanda – che non trova risposta – del perché gli uccelli vadano a morire in Perù: “Appoggiò i gomiti alla balaustra e fumò la sua prima sigaretta guardando gli uccelli cadere sulla sabbia: ce n’erano che ancora palpitavano. Nessuno aveva potuto spiegargli perché lasciassero le isole al largo per venire a spirare su questa spiaggia, a dieci chilometri a nord di Lima” (p. 13). La domanda evidentemente ha un altro respiro e l’Oceano diventa l’immagine della vita eterna, la promessa di un’altra vita. Un uomo ha un caffè sulla costa del Perù e intravede sulla spiaggia una donna e teme che questo incontro sia arrivato troppo tardi: “la sola tentazione che nessuno è mai giunto a vincere: quella della speranza”. Ma un’amara sorpresa aspetta il protagonista…
Nel mondo di Gary non c’è posto per la falsità e la menzogna, c’è posto solo per la Bellezza: un altro tema caro allo scrittore è quello dell’estetismo estremo presente nei racconti intitolati Le faux (Il falso) e Luth (Liuto). Nel primo racconto il protagonista è un critico d’arte, che non desidera autenticare un falso Van Gogh: “Non mi renderò complice di una frode (…) Non transigo sulle questioni di autenticità. In un mondo in cui il trucco e i falsi valori trionfano dappertutto, la sola certezza che ci resta è quella dei capolavori (…)” (p. 105). E un capolavoro è anche la moglie di S., Alfiera, è il capolavoro dei capolavori: “c’era nel cuore di questo amatore d’arte una gioia un po’ meno pura: quella di aver tolto agli altri un capolavoro più perfetto e più prezioso di tutti i suoi Velasquez e i suoi Greco (p. 113). Ma la coerenza del suo essere lo costringerà a lasciare la moglie allorché scoprirà che la sua bellezza è falsa. Nel secondo racconto, il protagonista è un ambasciatore (Gary stesso?): “Alto, magro, di quella eleganza che va così d’accordo con mani lunghe e delicate, dalle dita che sembrano sempre suggerire tutta una vita d’intimità con le pagine d’una edizione rara o la tastiera di una piano” (p. 37).Passa il suo tempo dagli antiquari d’Istanbul senza fare il minimo acquisto. Perché? Perché trova sempre da ridire, accarezza con aria sognante statuette di varie epoche ma è nello stesso tempo affascinato triste. E’ troppo artista per non mettersi alla prova, per non tentare, non basta la contemplazione, occorre la creazione che si realizzerà attraverso le corde di un liuto.
Per Gary spesso il male si presenta con le sembianze seduttrici del bene: ne “Le mur”, “Il muro”, un giovane studente si uccide perché sente attraverso il muro che confina con la camera vicina mormorii rantolanti di piacere e rumori di letto scosso e sobbalzato. Ma in realtà il giovane si era totalmente sbagliato: i lamenti e i sospiri erano dovuti alla sua agonia lunga e agitata. Suicidata per solitudine e lo studente vicino di stanza, timido, innamorato di lei, non aveva osato confessarle i suoi sentimenti. E’ proprio vero: l’uomo è ancora un pioniere per se stesso e l’aspetta un trasformazione senza precedenti. Ma forse ne siamo ancora lontani. Un altro racconto – “J’ai soif d’innocence”, “Ho sete d’innocenza” – mostra come il desiderio di innocenza possa portare ad essere ingannati da chi è più furbo di noi: “Quando decisi infine di lasciare la civiltà e i suoi falsi valori e ritirarmi in un’isola del Pacifico, su uno scoglio di corallo, in riva ad una laguna blu, il più lontano possibile da un mondo mercantile interamente rivolto ai beni materiali, lo feci per ragioni che sorprenderanno le nature veramente indurite. Avevo sete d’innocenza: Provavo il bisogno di evadere dall’atmosfera di competizione frenetica e di lotta per il profitto in cui l’assenza di ogni scrupolo era diventata la regola e dove, per una natura un po’ delicata e un’anima d’artista come la mia, diventava sempre più difficile procurarsi quelle poche facilità materiali indispensabili alla pace dello spirito” (p. 227). Non abbiamo fatto molti passi avanti da quando è stato scritto il racconto. Però il protagonista non sfugge purtroppo alla legge del profitto: pensa infatti di aver trovato degli autentici Gauguin, ma in realtà sono sei falsi. Falsità e verità nelle parole di Gary si confondono spesso.
Sulla scia di Maestri e modelli quali Malraux, Saint-Exupéry, Richard Hillary, tra la teoria e la pratica, l’azione c’è sempre coerenza per il N. (“Noblesse et grandeur”, “Nobiltà e grandezza”, “Je parle de l’héroisme”, “Parlo dell’eroismo”): Il pericolo, il coraggio, lo spirito di sacrificio non avevano per così dire più segreti per me e quando arrivai a Port-au-Prince (dove è stato invitato per una conferenza sull’eroismo), ero veramente pronto a dare il meglio di me stesso” (p. 199). Infatti, eroismo, coraggio, grandezza e nobiltà coincidono con il bel gesto e, forse, la bella morte, lo stesso ideale che lo spinse a uscire il pomeriggio del 3 dicembre 1980, a recarsi da Charver, in Place Vendôme a Parigi per acquistare una vestaglia di seta rossa. Aveva deciso di ammazzarsi con un colpo di pistola alla testa e, per delicatezza verso il prossimo, aveva pensato di indossare una vestaglia di quel colore perché il sangue non si notasse troppo.

Fausta Genziana Le Piane

Romain Gary, La vita davanti a sé, Neri Pozza,
Romain Gary, Les oiseaux vont mourir au Pérou, Gallimard,1962, traduzioni di Fausta Le Piane