Le poetesse di Garibaldi

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Scrivere poesia, manovrare la penna, cimentarsi con l’arte della parola è sempre stato un percorso irto di difficoltà per le donne.

Le poetesse del Risorgimento

di Anna Manna

Scrivere poesia, manovrare la penna, cimentarsi con l’arte della parola è sempre stato un percorso irto di difficoltà per le donne.

Le donne con la penna hanno qualcosa di destabilizzante, per lo meno così hanno semprerecepito gli altri.

Quel guizzo degli occhi e della psiche femminile che passa nelle sudate carte delle donne… non lascia una scia di pacatezza ma avvia un leggero movimento tellurico nell’anima del’uditorio maschile. Come se la scrittura femminile somigliasse ad un laser capace di portare la luce su emozioni e sensazioni pericolose, da tenere comunque al guinzaglio. Come se la musicalità dei versi delle donne conservasse qualcosa delle litanie stregonesche o che, comunque, imbastisse un percorso deviante che incute un pochino di timore.

Così la poetessa è stata sempre esorcizzata o negandole dignità di scrittrice ma accettandola soltanto come un bel fiorellino da salotto, oppure relegandola ad un momento di teatralità, come se i suoi versi fossero un semplice canto, una canzone, cosa ben diversa dai versi degli uomini che hanno sempre rappresentato la summa capacità di sintesi concettuale.

Donne inquiete, donne da trattare con le pinze, le poetesse spessisimo hanno legato la loro immagine ad una rappresentazione, tutta maschilista, che le descriveva ai limiti del patologico.

L’estasi poetica descritta da un uomo era una sublime rappresentazione dell’emozione, ma decifrata e narrata dalle donne era troppe volte una eccessiva esaltazione dei sensi e della psiche imputabile alla strana natura femminile.

Lunatiche, estrose, angosciate o eccessivamente vivaci, vittime comunque del sentimento e della sensazione che , le donne, non sono capaci di dominare.

Ma c’è stata una stagione, un periodo storico dove questa mia breve analisi non è applicabile.E si tratta proprio del Risorgimento.

Accanto agli elementi altisonanti del Risorgimento esiste un Risorgimento invisibile , un tessuto di dedizione , di coraggio e di scrittura che hanno portato avanti le donne risorgimentali. E questo è avvenuto nella piena accettazione e nel pieno rispetto degli uomini del Risorgimento.

Che anzi , proprio in questo interessantissimo e vibrante periodo storico, hanno riconosciuto alle donne ogni capacità di espressione poetica.

Perchè ?

E’ semplice la risposta. Perché la penna della donna ha trovato nel Risorgimento e nei temi del Risorgimento quel terreno, quel campo, quel tema che, accettato dagli uomini risorgimentali, permetteva alla donna di scandagliare l’anima e portarne alla luce tutti i più impetuosi palpiti senza che questo preoccupasse nessuno. Anzi.

Dunque il tema accomunava gli animi, e uomini e donne di quel periodo si cimentarono nelle tematiche patriottiche senza far troppa disinzione tra le faccende poetiche delle donne e le capacità poetiche degli uomini.

In un interessante saggio “Le poetesse del Risorgimento tra formazione letteraria e controllo morale” di Maria Teresa Mori, pubblicato sulla rivista “Passato e presente” nel n.75 del 2008, si legge : “Diverse per età, collocazione geografica, esperienza e inclinazione personale, esse vi portano ciascuna la propria specificità : ciononostante è possibile cogliere nelle loro biografie e nel prodotto del loro lavoro letterario dei tratti che le accomunano, rendendo la loro presenza leggibile anche come fenomeno collettivo”.

Ecco tra la moltitudine poetica non è forse possibile isolare una personalità completa perchè tutte vagano, navigano, volano, combattono, scrivono avvolte dal drappeggio della bandiera italiana. Che certamente le esalta ed esalta il loro impeto poetico, ma allo stesso tempo le spersonalizza , proiettandole soltanto in un ipotesi di canto patriottico.Tanto che alcune di loro, che arrivano a pubblicare i loro versi, relegano le poesie a carattere intimistico e personale in appendice alla silloge. Come se gli affetti, i sentimenti d’amore privati, fossero un canto più sommesso, un bisbigliare del focolare domestico da tenere chiuso nel diario del cuore.

Ma che, al contrario, la passione civile e patriottica fosse la via maestra, quella da percorrere tutte insieme, sostenute dai mariti, dai padri, dai maestri. Centrale è la figura del Maestro di belle lettere, vissuto dalle poetesse come un punto di riferimento costante ed ineliminabile. La poetessa forse più famosa, Giuseppina Guacci, ad esempio fu molto legata alle figure dei suoi maestri : Giuseppe Campagna prima e Basilio Puoti poi. Tanto che la sua ispirazione sembra irrigidirsi nei dettami scolastici ma questo non impedisce, anzi contribuisce, ai riconoscimenti della società letteraria napoletana. Stefano De Martinis, purista linguistico, ispirò addirittura una biografia con connotazioni divertenti nella descrizione dei suoi accorati ed affannati richiami verso l’alunna Giannina Milli, poetessa abruzzese giovane e vivace. Scrive così G. Frassi in ” Della Giannina Milli e delle sue poesie”(Firenze, Le Monnier, 1862) :” Doveva essere una scena degna di Goldoni vedere l’alunna che passeggiava agitata per la stanza, arrestarsi improvvisamente, mentre il maestro, curvo sul codice della lingua, processava con comica fretta il vocabolo incriminato”.

L’estraniamento dalla propria personalità è sottolineato, voluto, sostenuto dai maestri, dalla famiglia , dalle aspettative della società letteraria.Ma la vis patriottica non fu una maschera di comodo, ma un volto al quale aderirono con slancio le aspiranti poetesse. Forse l’unico volto possibile in quel momento e dunque, come teatrante che comunque cerca un ruolo nel palcoscenico, recitarono quel ruolo, o meglio si identificarono in quel ruolo, percorsero quella via che finalmente si apriva alla loro parola.

Sono donne socialmente benestanti, a volte aristocratiche , figlie di professionisti, medici, avvocati. Appartengono a famiglie orientate verso il liberalismo, spesso molti dei loro cari sono stati protagonisti della storia di quegli anni. Ma anche donne di provenienza meno agiata . Tutte comunque sono avvinghiate agli stessi temi, alle stesse immagini: il mito dei grandi del passato, la bellezza fisica dell’Italia, la grandezza della sua storia del passato. E in più le radici che si infittiscono in un tessuto familiare dove la morale , il rigore ed il controllo sono lo spartito musicale quotidiano.

Donne che hanno desiderio ed impulso ad entrare nel mondo fuori della loro casa ma portando all’esterno tutte le certezze che l’infanzia , la giovinezza ed il matrimonio hanno imbastito attorno al loro cuore.

Spesso gli storici, i critici letterari hanno guardato a queste epressioni poetiche nate quasi in gruppo con occhio certo benevolo, ma anche un pochino ironico e disincantato. Eroine , quasi presenze ieratiche degne di essere raffigurate in immagini retoriche che somigliano a santini ed icone del passato. Eppure queste donne avevano un bene prezioso in comune, un tratto che le distingueva con sicurezza : la dignità. Quella richezza del cuore e della psiche che nessun tesoro in denari può regalare ma soltanto una lunga, costante , affetuosa coltivazione. Appunto una formazione letteraria ed un controllo morale, come scrive la Mori, che oggi sembrano un miraggio. Le donne del Risorgimento possono insegnarci molte cose e mi piacerebbe titolare questo mio breve contributo “Dalle donne del Risorgimento al Risorgimento delle donne”.

Perchè questi nostri anni apparentemente liberi e di grande comunicazione , al contrario non riescono a comunicarci niente se non una miseria di sentimenti, un’approssimazione vuota e vacilante, una fumata di apparente libertà che finisce per strozzare in gola ogni anelito, ogni volo libero, ogni respiro libero.Prigioniere della loro fatua immagine , oggi le donne non riescono più a comunicare personalità, fascino, eros. La pornografia dilaga, la lascivia cancella ogni palpito d’amore, e nel magma della femminilità non si riesce più a trovare la personalità di ognuna, ma soltanto il triviale rito di una femminilità, piuttosto che denudata, direi vivisezionata come sul lettino del chirurgo. Forse alla ricerca di quel mistero sfuggente, di quel guizzo di personalità che quasi nessuna riesce più ad esprimere?

Allora , alla luce del passare degli anni e nell’avvicendarsi della storia, ci accorgiamo oggi che le donne del Risorgimento possono regalarci ancora molto e le poetesse del Risorgimento in quel loro primo impetuoso affacciarsi sulla scena della storia ci portano un profumo denso, una femminiltà più completa, un’indicazione per il futuro.

Ed ora cerchiamo di conoscerle un pochino più da vicino. Le siciliane ci vengono incontro da una terra aspra, selvaggia ma ricchissima di cultura e di tradizioni : ardimentose, vibranti come Rosina Muzio SalvoConcettina Sammartino Fileti che fuggì di casa per andare a scavare i fossati di terra per impedire agli austrici di tornare indietro nel 1849. E la più giovane Mariannina Coffa Caruso, e ancora la Giuseppina Turrisi Colonna. Vite dense di scelte difficili, spesso controcorrente.

A Napoli le poetesse si riunirono in associazione letteraria “Le poetesse Sebezie“, gruppo che operò fino al 1848.Tra loro la più nota sicuramente Giuseppina Guacci. Ed anche Irene Ricciardi, le sorelle Mancini che con i loro versi si opponevano alla dominazione borbonica nel mezzogiorno. Notissimo il loro salotto letterario e le loro infiammate riunioni letterarie. Nelle Marche ed in Toscana le donne letterate si diressero piuttosto ad un lavoro di indagine giornalistica anche se poetesse, ricordiamo Isabella Rossi Gabardi Luisa Amalia Palladini.

Nella terra dei Savoia, a Torino, le donne intellettuali cominciarono a sostenere la politica dei Savoia e la loro scelta italianistica attraverso i loro scritti (Agata Sofia Sassernò Giulia Molino Colombini).

Molte di loro divennero famose anche fuori della loro regione, citiamo di nuovo tra tutte l’abruzzese Giannina Milli che si rintagliò una popolarità incredibile sostenuta anche dalle sue notevoli capacità di improvvisatrice. Altre divennero un punto di riferimento logistico per i patrioti come Laura Beatrice Oliva Mancini che aprì la sua casa prima a Napoli poi a Torino agli incontri dei liberali.

Tutte le regioni italiane siinteressarono alle poesie delle donne risorgimentali e tutte le regioni registrarono un fervore di donne poetesse.

Leggiamo ancora nel saggio pubblicato su Passato e presente l’analisi letteraria di quegli anni :”La parola delle donne ha diritto ad esprimersi in pubblico , ed anzi diventa ornamento della nazione purchè nutra buoni sentimenti e si esprima in buono stile : l’onore virile è assunto tout court come metro dell’onore umano e il comportarsi da veri uomini ha volore normativo anche per le donne….

Rigenerazione morale e disciplinamento sono due parole chiave per comprendere l’attegiamento della società letteraria e non, interessata alla produzione poetica delle donne.”

E’ lontano ancora dunque per la donna il riconoscimento della poesia come espressione del proprio io.In quegli anni la verità aveva dignità di poesia soltanto se abbracciata agli ideali della società. Sembra molto limitante e può quasi assumere le caratteristiche antipatiche di una poesia a tema.

Ma non è così.Il fiume in piena della poesia femminile di quegli anni ci dice che la trama del silenzio si era rotta e filtrava ormai la parola della donne attraverso quella maglia rotta come un impetuoso accavallarsi di acque. Le lacrime solitarie delle donne, erano diventate il pianto di tutti da mostrare con orgoglio, senza pudori, senza ritegno. E le donne seppero piangere insieme, come trovando una solidarietà non solo con le altre ma anche con tutti gli altri. E divennero , forse senza rendersene conto, le nuove maestre di vita e di dignità. Così l’esercito invisibile delle donne usò la penna per scrivere un nuovo corso di cultura.Certamente allieve prima, certamente figlie, mogli e madri, comunque riuscirono a strappare alla vita domestica un impeto in più, che a volte le portò a scelte tragiche, drammatiche.

Ma erano cittadine tutte insieme di un pianeta dove la parola miserabile non significava miseria dell’anima, anche quando finì miseramente il loro sogno. Mi piace ricordarle avvinghiate alla loro bandiera, avvinghiate al loro ideale, con quel cuore pazzo di versi e di poesia che spesso pagarono a prezzi altissimi. E mi piacerebbe se in punta di piedi, senza dar loro troppo fastidio, sapessimo chiedere scusa di quella ironia che tante volte ha velato il loro ricordo.

Oggi ci servirebbero donne così … per tentare di risorgere!

(in “Bell’Italia, amate sponde”. L’Italia nelle pagine degli scrittori, a cura dell’Associazione Internazionale dei critici letterari – AICL, pubblicata dalla casa editrice Nemapress. 2010, nell’ambito delle manifestazioni per il 150° dell’Unità d’Italia).